GIORNATA DELL’ ALIMENTAZIONE. AUMENTA L’EMERGENZA FAME NEL MONDO

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Giornata mondiale Alimentazione. “È evidente che le guerre e i cambiamenti climatici conducono alla fame, per cui evitiamo di presentarla come una malattia incurabile”. Va dritto al punto Papa Francesco nel suo discorso di apertura nella sede della Fao a Roma per la celebrazione della “Giornata mondiale dell`Alimentazione”, quest’anno dedicata al tema “Cambiare il futuro della migrazione. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale”.

Il Papa, riconosce che c’è una capacità crescente di dare risposte “alle attese della famiglia umana”, eppure “questi nuovi traguardi non riescono ad eliminare l’esclusione di gran parte della popolazione mondiale”. “Quante sono le vittime della malnutrizione, delle guerre, dei cambiamenti climatici?” – domanda, ricordando poi come “la morte per fame o l’abbandono della propria terra” sia “notizia quotidiana, che rischia di provocare indifferenza”. Il problema principale restano “i conflitti e i cambiamenti climatici, ma – sottolinea – “a che vale denunciare che a causa dei conflitti milioni di persone sono vittime della fame e della malnutrizione, se non ci si adopera efficacemente per la pace e il disarmo?”.

“È urgente – ammonisce – trovare nuove strade, per trasformare le possibilità di cui disponiamo in una garanzia che consenta ad ogni persona di guardare al futuro con fondata fiducia e non solo con qualche desiderio”. E per questo lancia una proposta: inserire nella cooperazione internazionale “la categoria dell’amore coniugata come gratuità, uguaglianza di trattamento, solidarietà, cultura del dono, fraternità, misericordia?”

Secondo gli ultimi dati della Fao, il numero di affamati a livello globale, è passato da 795 milioni nel 2015 a 815 milioni del 2016. In tutto il globo, sono 17 milioni i bambini sotto i cinque anni gravemente denutriti. Sono invece 155 milioni quelli sottosviluppati a causa della malnutrizione.

Alla base di questo aumento ci sono i violenti conflitti e gli shock climatici, fattore quest’ultimo sempre più determinante sull’insicurezza alimentare e le migrazioni forzate. In Paesi devastati da conflitti e guerre civili come Nigeria, Somalia, Yemen e Sud Sudan, 1,4 milioni di bambini sono colpiti da denutrizione acuta grave.

Quasi la metà dei 16.000 che ogni giorno perdono la vita per cause evitabili muore per disturbi legati all’alimentazione. Serve un patto mondiale per una migrazione sicura, regolare e ordinata – è invece l’appello di ActionAid, che ricorda come senza un radicale cambio di paradigma delle politiche alimentari non sarà possibile liberare il mondo da fame e malnutrizione che colpisce in particolare i piccoli agricoltori, responsabili della produzione dell’80% del cibo a livello globale.

Nel suo rapporto “Migrazioni, sicurezza alimentare e politiche di cooperazione”, ActionAid spiega come la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo e rurale possono svolgere un ruolo chiave sulle cause profonde delle migrazioni.
A loro volta, le migrazioni possono costituire un pilastro fondamentale nella costruzione di sistemi alimentari
sostenibili e nello sviluppo inclusivo.

Al fine di promuovere equità e sostenibilità nei sistemi alimentari e massimizzare l’impatto positivo delle migrazioni su di essi – si legge nel rapporto – è necessario investire nei beni pubblici (quali acqua, energia, salute, istruzione) e dare priorità all’agro-ecologia, con l’obiettivo di migliorare la produttività dei piccoli agricoltori e adattare le produzioni agroalimentari agli effetti determinati dai cambiamenti climatici; integrare la dimensione urbana e nutrizionale; garantire l’accesso ai mercati dei piccoli agricoltori, l’assistenza tecnica, la ricerca e l’accesso al credito, in particolare per le donne.

“Cinquecento milioni di persone fuori dalla fame entro il 2030 attraverso impegni concreti dei 7 Paesi” – e’ invece il contributo all’azzeramento della fame che il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha rilanciato al G7 Agricoltura, annunciando l’approvazione all’unanimita’ della Dichiarazione di Bergamo.

Cinque le priorita’ individuate. La principale e’  difendere i redditi dei produttori agricoli, soprattutto piccoli (dai disastri ai cambiamenti climatici), con mandato alla Fao per studiare azioni ed individuare una definizione comune di eventi catastrofici, oggi mancante. Aumento della cooperazione agricola nel continente africano, dove il 20% della popoalazione soffre di poverta’ alimentare. Impegno a rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi e nella difesa del ruolo degli agricoltori nelle filiere. Battere con nuove politiche gli sprechi alimentari che oggi coinvolgono un terzo della produzione alimentare mondiale. Adottare politiche concrete per la tracciabilita’ e lo sviluppo di sistemi produttivi legati al territorio.

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