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CAMERE, M5S PROPONE FICO A MONTECITORIO MA ROMANI AL SENATO E’ INVOTABILE

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Camere, M5S propone Fico a Montecitorio ma Romani al Senato è invotabile.

A ventiquattro ore dalla prima seduta del nuova Legislatura che dovrà eleggere i nuovi Presidenti delle Camere, la partita è ancora aperta.

Con vertice di ieri pomeriggio a Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni compattano il centrodestra e “lasciano” la presidenza della Camera al Movimento Cinque stelle, tenendo per loro quella del Senato dove dalla terza votazione basta la maggioranza semplice.

Il nome proposto però, quello di Paolo Romani (ex capogruppo degli azzurri), non trova la piena soddisfazione del M5S.

Luigi Di Maio rilancia, facendo sapere che il M5s non voterà mai un condannato (gli accordi infatti erano quelli di indicare personalità che non abbiano condanne o siano sotto processo).

Su Paolo Romani invece, pesa una vecchia condanna per peculato.

In ogni caso, il MoVimento non voterà Romani ma non lo ostacoleranno, se si arriverà a un ballottaggio, basteranno i voti del centrodestra.

Quello di Roberto Fico dovrebbe essere l’unico nome che i 5 Stelle proporranno per la presidenza della Camera.

Fico, deputato ‘ortodosso’, nel 2005 è stato tra i fondatori dei meetup ‘Amici di Beppe Grillo’ a Napoli, è stato presidente della commissione di Vigilanza Rai nell’ultima legislatura e già 5 anni fa era stato il candidato dei 5 stelle per la presidenza di Montecitorio.

Ma dietro le quinte girano già i nomi di Anna Maria Bernini e Riccardo Fraccaro per sciogliere il nodo.

Il reggente del Pd Maurizio Martina, dopo una riunione al Nazareno, a cui non ha preso parte Matteo Renzi, respinge l’invito ad un incontro “dagli esiti già scritti”.

“Se c’è già un accordo sulle presidenze da parte di qualcuno e’ bene che chi l’ha fatto se ne assuma tutta la responsabilità“, scandiscono al Nazareno.

“Nel comunicato c’era scritto ‘abbiamo già deciso i presidenti di Camera e Senato, uno a Forza Italia e uno al M5s, ci vediamo e così ve lo diciamo.  Bastava un sms sotto quel profilo – commenta Ettore Rosato – nella tarda serata Forza Italia ha poi detto facciamo un incontro partendo da zero e a quel punto siamo assolutamente disponibili come sempre al confronto, a ragionare insieme”.

Ma lo schema di accordo che si sta delineando, mette i due “vincitori” sostanzialmente davanti a due problemi: da una parte i deputati di Salvini, Berlusconi e Meloni dovranno votare il nome scelto dal M5S ed il Movimento, a sua volta, si troverebbe nella situazione di dover spiegare ai suoi elettori che un suo rappresentante ha ottenuto lo scranno più alto di Montecitorio grazie ai voti utili del “condannato” Berlusconi.

Matteo Salvini cerca di raffreddare gli animi con una dichiarazione che sembra indirizzata sia a Berlusconi che a Di Maio: “devono esserci nomi e cognomi condivisi da tutti”, replica a chi gli chiede se l’M5S debba rinunciare al veto sugli indagati per chiudere l’accordo.

Dalla sua pagina Facebook, Luigi Di Maio propone una nuova road map per uscire dallo stallo sulle presidenze.

“Nelle ultime ore notiamo che ci sono difficoltà nel percorso che porta all’individuazione dei Presidenti delle Camere – osserva Di Maio – il Pd si è rifiutato di partecipare al tavolo di concertazione proposto dal centrodestra, e lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile”.
“Per questa ragione – dice allora il candidato premier 5 Stelle – proponiamo un nuovo incontro tra i capigruppo di tutte le forze politiche per ristabilire un dialogo proficuo al fine di un corretto processo per l’individuazione delle figure di garanzia per le presidenze delle Camere”.

Il Colle intanto osserva da lontano e aspetta la prova dell’Aula.

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