CAMBIAMENTI CLIMATICI, QUATTRO PERCORSI PER TENERE IL RISCALDAMENTO A 1,5 GRADI

Cambiamenti climatici. Sono quattro i percorsi possibili per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali (come prevede l’Accordo di Parigi sul clima), ipotizzati nel Rapporto “Sommario per decisori politici” preparato dall’IPCC (la Commissione Onu sul Cambiamento climatico) a un meeting a Incheon in Corea del Sud nei giorni scorsi, e pubblicato questa mattina.

Per redigere il rapporto, frutto di due anni di lavoro,  91 ricercatori da 44 paesi hanno esaminato 6.000 studi in materia e valutato 42.000 recensioni di colleghi e governi alle loro conclusioni.

Nel rapporto, vengono prima analizzate le conseguenze sul mondo di un riscaldamento a 1,5 gradi e poi indicate le politiche da adottare per restare entro questa soglia.

In tutti e quattro i percorsi la quantità di gas serra di origine umana nell’atmosfera (causa del cambiamento climatico)  viene ridotta.

Due i modi possibili:

  • attraverso il taglio delle emissioni (passaggio a energie rinnovabili e veicoli elettrici, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, riduzione del consumo di carne)
  • attraverso la rimozione della CO2 (riforestazione, cattura e stoccaggio del carbonio, quest’ultimo un procedimento ancora sperimentale).

Il primo percorso, indicato dall’ONU come il più”verde”, prevede di puntare sul risparmio energetico e la riforestazione.

Il secondo punta invece su una elevata sostenibilità di tutti i settori produttivi, con un limitato uso dello stoccaggio di carbonio (che ad oggi è fattibile tecnicamente, ma non ancora sostenibile economicamente).
Il terzo percorso vede i settori dell’energia e industriale simili a oggi, ma con una maggiore attenzione alla sostenibilità’ e un ricorso significativo al “carbon storage”.
Il quarto, più vicino all’amministrazione Trump (ma tecnicamente futuribile), prevede uno sviluppo basato sulle fonti fossili, con forti emissioni riassorbite dallo stoccaggio di carbonio.

Per gli scienziati, questo rapporto è l’ultimo campanello d’allarme prima del baratro: il mondo deve adottare “misure senza precedenti” e trasformazioni “rapide” in settori come l’energia, l’industria  e le infrastrutture per limitare il surriscaldamento a 1,5 gradi centigradi.

In caso contrario, il surriscaldamento aggiuntivo anche solo di mezzo grado, peggiorerà in maniera significativa i rischi di siccità, inondazioni, calore estremo e povertà per centinaia di milioni di persone sul pianeta.

Il mondo – sottolineano gli scienziati – invece di limitare il surriscaldamento a 1,5 gradi va spedito su un’altra strada, verso il 3%.

Invertire la tendenza sarà estremamente dura, ma la finestra di opportunità non è ancora chiusa.

Secondo il rapporto, l’obiettivo di limitare il “riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi” sarà superata tra il 2030 e 2052 e “richiede cambiamenti rapidi, completi e senza precedenti in tutti gli aspetti della società”, dall’energia alla pianificazione urbana e del territorio, con tagli alle emissioni in tutti i settori.

Se venissero rispettati i percorsi indicati a Incheon (che limita il surriscaldamento a 1,5 gradi anzichè 2, come indicato nell’Accordo di Parigi), gli effetti sugli ecosistemi e la vita del pianeta saranno molto meno catastrofici.
Raggiungere questo obiettivo, impedirà l’estinzione di altre specie, la distruzione totale del corallo (fondamentale per l’ecosistema marino)  e ridurrà la crescita del livello marino a 10 centimetri entro il 2100, risparmiando zone costiere e isole.

Al contrario, superare il limite di 1,5 gradi potrebbe portare a un ulteriore aumento del caldo estremo, piogge torrenziali e siccità, il che avrà un effetto diretto sulla produzione alimentare, soprattutto in zone sensibili come l’America Latina e il Mediterraneo.

“Il rapporto Ipcc – commenta il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, conferma quanto ho iniziato a chiedere appena insediato e che porteremo avanti anche alla Cop 24 di Katowice, l’accordo di Parigi non è sufficiente per evitare effetti disastrosi al Pianeta”.

Per Costa bisogna “andare oltre” e “trovare urgentemente un accordo che sposti l’asticella più in alto, guardando ad obiettivi più ambiziosi al fine di accelerare la de carbonizzazione”.

Secondo il ministro “serve un’azione immediata e progressiva di trasformazione in tutti i settori, dal campo energetico al consumo del suolo, dal ripensare le nostre città fino a ridurre le emissioni del settore agricolo”.

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