ACQUA PUBBLICA, PROSEGUE ITER DELLA LEGGE ALLA CAMERA MA I SINDACATI ANNUNCIANO LO SCIOPERO

Acqua pubblica. Otto ore di sciopero generale del settore elettrico, gas e acqua e una manifestazione nazionale a Roma il 17 dicembre prossimo proclamato dalle segreterie nazionali di FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL, FLAEI-CISL e UILTEC UIL.

Tre le norme incriminate, l’articolo 177 del codice degli appalti, la riforma del servizio idrico integrato e l’esclusione della geotermia convenzionale dalle fonti di energia rinnovabili che, secondo i sindacati mettono a rischio 70 mila posti di lavoro.

Ma la riforma del servizio idrico integrato è ancora in discussione in Parlamento e proprio questa settimana sono stati auditi i sindacati confederali e di base

“È la prima volta che accade: nelle precedenti legislature il punto di vista di chi rappresenta lavoratrici e lavoratori non era stato tenuto in considerazione” – afferma in una nota Federica Daga, che si dice stupita della convocazione dello sciopero.

“Noi  – aggiunge la relatrice del testo – siamo così convinti del ruolo centrale che i lavoratori assumeranno nella gestione pubblica e partecipata delle risorse idriche che due mesi fa, in qualità di relatrice, ho scritto a tutte le sigle sindacali per coinvolgerle nel processo di discussione di questo provvedimento così importante per i cittadini. A parte ricevere una breve relazione dalla UILTEC – sottolinea – dalle altre sigle non ho mai ricevuto risposta. Stupisce che ora alcune sigle confederali convochino uno sciopero senza aver avuto alcun confronto, così come stupisce che alcuni sindacati, in particolar modo la CGIL che da sempre ha sostenuto il percorso per l’acqua pubblica e il processo referendario, oggi si trovino schierati con chi sostiene e difende l’attuale sistema. Un sistema che negli ultimi 15-20 anni ha portato a fare scarsi investimenti nel settore: le reti colabrodo in molte aree del Paese sono sotto gli occhi di tutti. E soprattutto un sistema che ha precarizzato il lavoro affidando molti servizi in appalti e subappalti. Ci chiediamo dunque per quali ragioni i sindacati confederali si schierino dalla parte di un sistema di gestione che ha fin qui penalizzato cittadini e lavoratori”.

La bozza di provvedimento in discussione:

– riconosce l’acqua quale “bene naturale e diritto umano universale e fondamentale” nonché “bene comune” (Art. 2),

vieta di “sottoscrivere accordi di liberalizzazione che non garantiscano la piena realizzazione del diritto umano all’acqua e la tutela della risorsa idrica” (Art. 3),

– afferma con nettezza come: la gestione del servizio idrico integrato debba essere “realizzata senza finalità lucrative, mediante modelli di gestione pubblica”, perseguire “finalità istituzionali e di carattere sociale e ambientale, garantendo un elevato livello di qualità, efficienza ed economicità del servizio, la parità di trattamento e la promozione dell’accesso universale degli utenti” (Art. 9).

– stabilisce che gestione ed erogazione “non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente a enti di diritto pubblico”, mentre quelle “forme di gestione del servizio idrico integrato affidate a società a capitale misto pubblico e privato esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge […] sono trasformate […] in aziende speciali o in società a capitale interamente pubblico partecipate dagli enti locali il cui territorio rientri nel bacino idrografico di riferimento” (Art. 10).

 

Un ritorno, quello delle aziende speciali o enti di diritto pubblico che non convince i sindacati.

“Tengo a rassicurare i lavoratori, che svolgono un servizio essenziale per i cittadini con impegno e passione – spiega Federica Daga – che il nostro provvedimento propone trasformazioni aziendali che non comporteranno la perdita di alcun posto di lavoro, ma la possibilità di fare più investimenti e dunque creare più occupazione. Peraltro, anche facendo tesoro delle risultanze delle audizioni, intendiamo inserire ulteriori clausole di salvaguardia dei posti di lavoro e della continuità del servizio. Come stiamo dimostrando con la manovra economica – conclude – il Movimento 5 Stelle è la forza politica che contrasta la precarietà e internalizza i lavoratori delle imprese appaltatrici della scuola. Parlare di 70mila posti di lavoro a rischio a causa della nostra proposta di legge, che peraltro sarebbero tutti i lavoratori del settore idrico, gas ed elettrico italiano, è evidentemente uno spauracchio agitato strumentalmente da chi ha interesse a mettere in cattiva luce il nostro lavoro”.

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