Per il Governo dell’arcipelago nel Pacifico si tratta di un “disastro senza precedenti”.

Sono almeno tre le vittime dello tsunami causato dall’eruzione vulcanica sottomarina a Tonga. Si tratta di due residenti e di una cittadina britannica, Angela Glover. Per il Governo di Tonga si tratta di un “disastro senza precedenti“, che si concentra in particolar modo su due piccole isole. In una tutte le case sono state distrutte, nell’altra ne sono rimaste in piedi solo due. A peggiorare la situazione, la cenere causata dall’eruzione che sta ostacolando e ritardando gli aiuti umanitari.

 

Danni ingenti anche sull’isola principale di Tonga, quella di Tongatapu. Come se non bastasse, le riserve d’acqua sono state colpite dalla cenere vulcanica e la rete Internet è ancora fuori uso, mentre in queste ore si sta ripristinando la rete telefonica. Restano sospesi i voli e le rotte per il trasporto marittimo.

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Secondo gli esperti, quella di Tonga è stata la peggior eruzione vulcanica al mondo dal 1991, quando il vulcano Pinatubo, nelle Filippine, provocò 1.450 morti. Al momento, è ancora difficile stimarne le conseguenze, considerando anche che le onde anomale causate dallo tsunami hanno ucciso due donne in Perù.

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In attesa di poter ripristinare i collegamenti aerei e marittimi, l’Onu ha annunciato di voler inviare aiuti ma con l’obiettivo di mantenere lo Stato di Tonga libero dal Covid. “Il regno è un Paese Covid-free e ha protocolli molto rigidi” – ha spiegato Jens Learke, portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) – “Una delle prime regole dell’azione umanitaria è quella di ‘non nuocere’ e vogliamo rispettare tutti i protocolli necessari per l’ingresso nel Paese“. Un auspicio condiviso anche dall’Organizzazione mondiale della sanità.

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