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Robot che imitano la natura, ecco cos’è la soft-robotics e come aiuterà il Pianeta

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Di robot e ambiente si è parlato a RoboSoft2022, un meeting sulla robotica ispirata alla natura

Le risposte ai problemi ambientali e al cambiamento climatico che stiamo vivendo e che sempre di più affliggeranno il nostro Pianeta potrebbe arrivare dalla robotica. Anzi, dalla soft-robotica.

Si tratta di una branca che abbandona il concetto di rigidità tipico dei robot come li abbiamo conosciuti fino ad oggi e si impegna nella ricerca di materiali flessibili e morbidi per la loro produzione.

Negli ultimi anni la Soft Robotics sta virando verso un’idea ecosostenibile della robotica. Seguendo questa strada, diversi scienziati in Europa e nel mondo stanno cercando di creare robot flessibili che siano anche in grado di copiare la natura.

Se ne è parlato al RoboSoft2022, conferenza internazionale della Soft-Bots che si è tenuta il mese scorso a Edimburgo presieduta congiuntamente dalla dottoressa Barbara Mazzolai, Direttore Associato per la Robotica all’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia, e dal dottor Adam Stokes, Direttore del Soft Systems Group all’Università di Edimburgo.

Soft Robots for the Planet

L’idea di utilizzare i robot come ausilio per le questioni legate all’ambiente non è nuova. Ma l’edizione di quest’anno della conferenza sulla Soft-Robotics è stata completamente dedicata all’ambiente e al modo in cui la robotica flessibile potrà, in un futuro prossimo, aiutare il Pianeta a combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze.

“La scelta della sostenibilità ambientale come tema principale della Conferenza è stata voluta per ricordare e rimarcare l’importanza del nostro lavoro di scienziati nel ridurre l’impatto delle tecnologie sul nostro pianeta, e allo stesso tempo, per sottolineare che l’approccio bioispirato può mostrarci nuove soluzioni green e trasferibili in diverse settori, dalla salute umana all’architettura” ha commentato Barbara Mazzolai.

Tra le novità presentate durante la conferenza, alcuni robot-semi che, come ha spiegato la stessa dottoressa Mazzolai a Green&Blue “vengono lanciati nell’ambiente ma che una volta conseguito il loro obiettivo, per esempio il monitoraggio ambientale rispetto a sostanze inquinanti (a cominciare dal mercurio), si biodegradano, come se fossero parte dell’ecosistema naturale. È il concetto di ciclo di vita, che stiamo cercando di inserire nella nostra robotica. Una sfida enorme dal punto di vista tecnologico”.

E poi ancora, un robot a forma di stella marina che si muove grazie soltanto all’azione controllata di aria che fluisce all’interno della struttura costituita da elastomeri. O anche tutta quella branca della robotica che si pone l’obiettivo di interagire con il corpo umano senza essere invasiva.

Per giungere a idee di questo tipo è assai importante l’interdisciplinarietà. “È stato molto interessante perché c’erano biologi, esperti di materiali, ingegneri che si confrontavano su tematiche comuni”, racconta Barbara Mazzolai. “Ma, aldilà delle singole idee presentate, è stato interessante il dibattito scientifico su cosa può offrire la soft robotics per la salvaguardia della Terra”.

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