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Plastisfera. Batteri, alghe e virus nei rifiuti plastici in mare

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Plastica. Si chiama ‘Plastisfera’ ed è un nuovo ecosistema marino sviluppatosi intorno ai rifiuti plastici, composto da microorganismi potenzialmente dannosi per pesci, uccelli e mammiferi marini.

A lanciare l’allarme, sono Expèdition Med e Legambiente, presentando al 59° Salone della Nautica di Genova, i risultati del progetto ‘Pelagos Plastic Free’.

 

Lo studio, si è concentrato nell’area marina del Santuario Pelagos tra Toscana, Liguria, Corsica e Costa azzurra.

Il progetto Pelagos Plastic Free, finanziato dal Segretariato Pelagos e da Unicoop Firenze, Novamont, Mareblu, Parco dell’Arcipelago Toscano e Parco delle Cinque Terre, è nato con lo scopo di contrastare l’inquinamento del mare dalla plastica per salvaguardare la biodiversità dell’area protetta del Santuario di Pelagos, lo specchio d’acqua antistante l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia.

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La plastica rappresenta oggi l’80% del marine litter (rifiuti marini) presente non solo sulla superficie, ma anche nei fondali.

Una ‘presenza’ fortemente negativa per pesci, uccelli e mammiferi marini, non solo a causa degli additivi tossici di cui è composta la plastica (e per la sua grande diffusione in mare), ma anche per quanto può portare con sé: batteri, alghe e virus (alcuni potenzialmente pericolosi per gli organismi marini).

“Grazie al progetto Pelagos Plastic Free – ha dichiarato Tosca Ballerini, Coordinatrice scientifica Expédition Med – abbiamo raccolto una serie di campioni preziosi dalle acque superficiali del santuario e dai fiumi e porti che vi si affacciano. Con l’aiuto di un team di ricerca internazionale e multidisciplinare abbiamo acquisito nuove informazioni sulla quantità e il tipo di rifiuti plastici che galleggiano nelle acque del Santuario”.

“Soprattutto – ha aggiunto Ballerini – abbiamo potuto studiare le comunità microbiche che colonizzano i rifiuti plastici, compresi gruppi di microorganismi potenzialmente dannosi per pesci, uccelli, mammiferi marini. Oltre ai batteri, il nostro studio ha incluso anche i dinoflagellati, un gruppo di alghe unicellulari all’interno del quale si trovano alcune specie capaci di dare origine a fioriture algali tossiche. Il Santuario Pelagos è ricco di biodiversità, ma è anche una delle zone con la più alta concentrazione di rifiuti plastici al mondo. Per preservare la biodiversità del santuario è necessario prevenire un ulteriore inquinamento da plastica”.

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La media dei rifiuti plastici rinvenuti nelle 60 stazioni di campionamento in mare effettuate nel corso del progetto, è di oltre 114mila per ogni chilometro quadrato di superficie marina monitorata.

Di questi per l’80% rientra nella categoria delle microplastiche (di dimensioni inferiori ai 5 mm).

Le concentrazioni maggiori sono state rilevate nel canale di Corsica, a nord dell’Isola di Capraia, e lungo la Costa Azzurra, a sud di Mentone.

All’analisi della composizione chimica i polimeri più presenti sono risultati il polietilene per il 50%, il polipropilene per il 24%, e l’11% di polistirene e polistirene espanso.

Successivamente, si è passati allo screening del DNA dei vari tipi di microorganismi sviluppatisi sulle plastiche.

  • I ricercatori hanno analizzato milioni di sequenze di DNA specifiche, individuando diverse famiglie di batteri, tra cui: il genere Vibrio, nel quale alcune specie sono responsabili di malattie gastrointestinali nei pesci e organismi filtratori
  • Escherichia, nel quale diverse specie sono patogene;
  • gruppi di fitoplancton dinoflagellati (alghe unicellulari) come Gonyaulax, Karenia e Pseudo-nitzschia, che possono causare fioriture algali dannose e produrre tossine in quantità tali da accumularsi nella rete trofica e avere impatti su pesci, uccelli e mammiferi marini. Gli organismi potenzialmente dannosi sono stati rinvenuti su molti campioni di plastica con concentrazioni variabili.

Oltre i numeri, il dato fondamentale dimostrato dall’attività scientifica è che le comunità microbiche sviluppate sui rifiuti plastici variano da zona a zona e sono differenti da quelle che vivono libere nell’acqua marina o nelle acque dei porti o dei fiumi.

I meccanismi capaci di creare queste differenze non sono ancora noti, ma i dati raccolti confermano che i rifiuti plastici rappresentano un nuovo ecosistema marino che ha la capacità di influenzare l’abbondanza delle varie specie di microorganismi.

“La cattiva gestione a monte è la principale causa della dispersione dei rifiuti in mare – ha dichiarato il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani – per questo il progetto Pelagos Plastic Free, oltre al monitoraggio scientifico, si è concentrato sulle attività di sensibilizzazione e informazione delle amministrazioni e degli operatori del mare, senza tralasciare il coinvolgimento dei più giovani con le attività nelle scuole, per diffondere le pratiche più virtuose di gestione dei rifiuti e per limitare la diffusione e la dispersione dei rifiuti plastici, agendo sui processi di riutilizzo, riciclo e corretto smaltimento”.

“In attesa che il nostro Paese recepisca la direttiva sulle plastiche monouso – ha sottolineato Ciafani – pubblicata a giugno 2019, alzando l’asticella con obiettivi e target di riduzione ancora più ambiziosi, e che il Parlamento approvi il disegno di legge Salvamare per permettere ai pescatori di fare gli spazzini dei fondali marini, possiamo impegnarci anche singolarmente: sindaci, scuole, singoli operatori, ognuno di noi può fare qualcosa per cambiare il proprio stile di vita anche diminuendo la produzione dei rifiuti e la loro quantità da smaltire”.

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La plastisfera. 

Per analizzare e tracciare il profilo della plastisfera del Santuario Pelagos è stato condotto uno studio scientifico multidisciplinare, in collaborazione con diversi istituti di ricerca europei, quali il NIOZ Royal Netherlands Institute for Marine Research, l’Università di Amsterdam, ENEA e la Stazione Zoologica Anton Dohrn.

L’obiettivo dello studio era caratterizzare le comunità microbiche che si sviluppano sui rifiuti plastici in mare, nei fiumi e nei porti, e confrontarle con quelle che vivono libere nell’acqua di mare, dei fiumi e dei porti, per capire il ruolo della plastica nella diffusione di vari gruppi di microrganismi.

L’attività di raccolta dei campioni di plastiche galleggianti sulla superficie del mare è stata condotta attraverso un’attività di citizen science tra luglio e agosto del 2018 a bordo del veliero Ainez che ha toccato diversi punti dell’area di studio inoltrandosi fino alla foce del fiume Arno, in Toscana, del fiume Golo, in Corsica, e del fiume Var, in Costa Azzurra, e i porti di Marina di Pisa, di Bastia e di Nizza.

 

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