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Nucleare, Sogin ha trasmesso al Mite la lista dei siti idonei a ospitare il Deposito Nazionale di rifiuti radioattivi

La Cnai – Carta Nazionale delle Aree Idonee – dovrà essere approvata dal Ministero prima di essere pubblicata

La Sogin – la partecipata responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi – ha inviato al Ministero della transizione ecologica la Cnai, cioè la Carta Nazionale delle Aree Idonee a ospitare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi.

Si tratta di una mappa aggiornata rispetto alla CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) sulla base degli esiti di quella che la Sogin stessa definisce “la più grande consultazione pubblica finora svolta in Italia su un’infrastruttura strategica per il Paese”.

A partire dal 5 gennaio del 2021, la Sogin ha avviato una serie di consultazioni con i portatori di interesse di ognuna delle 67 aree individuate come potenzialmente idonee ad ospitare il sito denominate Seminario Nazionale.

L’obiettivo era eliminare il termine “potenzialmente” per poter offrire al ministero una lista di aree su cui si potrà costruire il deposito.

Ebbene, quella lista ora c’è. Ma è segreta. Prima della sua pubblicazione, infatti, servono una serie di autorizzazioni.

Fa sapere Sogin: “La norma prevede ora che il Ministero della Transizione Ecologica, acquisito il parere tecnico dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (ISIN), approvi con proprio decreto la Carta, di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. La mappa verrà, quindi, pubblicata sui siti internet di Sogin, dei due Ministeri e dell’ISIN”. 

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Prossima fase: la raccolta delle manifestazioni di interesse

Ciò che è emerso nel corso del Seminario Nazionale è che questo deposito non lo vuole nessuno

Ma non è detto, però, che si possa cambiare idea. Subito dopo la pubblicazione della CNAI sarà avviata la fase della raccolta delle manifestazioni di interesse. 

In altre parole, i siti presenti nella short list potranno dirsi interessati a che il Deposito Nazionale venga ospitato nel loro comune.

Perché qualcuno dovrebbe farlo? Presto detto: in ballo c’è un investimento di 900 milioni di euro che porterà alla costruzione di una infrastruttura enorme.

Il deposito – che dovrà essere costruito entro il 2030 –  sarà composto di 90 costruzioni di calcestruzzo armato che conterranno moduli di cemento all’interno dei quali saranno inseriti contenitori di metallo. Tre strati ultra resistenti, dunque, separeranno i rifiuti radioattivi dal mondo esterno. E il tutto sarà sigillato ermeticamente per circa 300 anni.

A questo poi sarà affiancato un Parco tecnologico in cui verrà fatta Ricerca e Sviluppo. Il tutto produrrà centinaia di posti di lavoro diretti e migliaia con l’indotto.

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