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Brasile al voto, la posta in gioco è il futuro dell’Amazzonia (e quindi del mondo)

elezioni in brasile il futuro dell'amazzonia nelle mani di lula e bolsonaro

Domani i brasiliani saranno chiamati al voto per scegliere chi guiderà il Paese per i prossimi 4 anni. A giocarsi la vittoria sono l’attuale presidente Bolsonaro e l’ex capo dello stato Lula da Silva

Che il futuro del mondo dipenda anche dal futuro dell’Amazzonia, il più importante polmone verde del Pianeta, lo si sa da tempo. La novità è che il futuro dell’Amazzonia dipenderà da ciò che i brasiliani decideranno di fare domani quando saranno chiamati alle urne per scegliere chi guiderà il Paese per i prossimi quattro anni.

A dirlo sono diversi scienziati dentro e fuori il Brasile che hanno delineato due diversi scenari: quello in cui a guidare il Paese sarà ancora l’attuale presidente Jair Bolsonaro e quello in cui a tornare alla guida del gigante sudamericano sarà l’ex capo dello stato Luiz Inácio Lula da Silva.

Entrambi hanno già guidato il Paese e hanno avuto modo di mostrare il loro approccio alle questioni ambientali e alla gestione della foresta pluviale. Approcci, a dire il vero, estremamente diversi. Se Bolsonaro vincesse un altro mandato, la più grande foresta pluviale del mondo potrebbe superare il suo punto di non ritorno”, ha detto al Guardian Adriana Ramos, dell’Instituto Socioambiental del Brasile, che lavora per proteggere i popoli indigeni e le loro case nella foresta. Se invece dovesse vincere Lula, continua Ramos, abbiamo la possibilità di riportare l’Amazzonia e il Brasile fuori dall’orlo del baratro”.

L’Amazzonia sotto Bolsonaro: aumento di emissioni di CO2 e di deforestazione

Durante la presidenza Bolsonaro (2019-2022) la foresta amazzonica ha iniziato a emettere più CO2 di quanta ne assorbiva. Il motivo? Gli abbattimenti di alberi e le politiche permissive del governo nei confronti dei produttori agricoli e dei grandi allevatori. A giocare un ruolo anche gli incendi, anche in questo caso appiccati per permettere l’utilizzo dei suoli.

Gli ultimi dati mostrano che quasi un milione di ettari di foresta pluviale sono stati bruciati soltanto nell’ultimo anno. E il numero di incendi è cominciato a crescere esponenzialmente negli ultimi mesi. Un aumento che potrebbe essere spiegato col fatto che coloro che distruggono illegalmente la foresta stiano cogliendo l’ultima opportunità per accaparrarsi la terra prima delle elezioni.

Luciana Gatti, ricercatrice dell’INPE, l’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile, è la scienziata ha dimostrato in passato il raddoppio delle emissioni di CO2 dell’Amazzonia sotto Bolsonaro. Qualche giorno fa ha affermato che la foresta pluviale stava cambiando radicalmente a causa della drastica diminuzione dei controlli delle forze dell’ordine e della deforestazione aggressiva durante il mandato dell’attuale presidente e che “questo è un grosso rischio non solo per il Brasile, ma per l’intero pianeta”. 

L’Amazzonia sotto Lula (e Rousseff): deforestazione diminuita del 72%

Al momento i sondaggi mostrano che l’ex presidente Lula è in vantaggio su Bolsonaro. Il leader del Partito dei Lavoratori potrebbe addirittura raggiungere la maggioranza assoluta delle preferenze che gli permetterebbe di vincere le elezioni al primo turno. La speranza degli ambientalisti è che, qualora arrivasse al governo, Lula mantenga le promesse fatta sull’Amazzonia.

Lula da Silva, infatti, durante la campagna elettorale ha dichiarato che annullerà le modifiche legali di Bolsonaro, riformerà le agenzie ambientali e scaccerà i minatori illegali dalle terre indigene. Dalla sua parte ci sono i dati relativi alla sua presidenza e a quella del governo guidato da Dilma Ruosseff dello stesso Partito dei Lavoratori del presidente Lula: dal 2004 al 2016 la deforestazione dell’Amazzonia è diminuita del 72%. 

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