Azienda Agricola Meroni, dal 1935 i vini autoctoni della Valpolicella Classica

“Ci piace esaltare al massimo i vitigni di provenienza, cercando di portare finezza ed eleganza nei vini così potenti”. Carlo Meroni racconta come viene prodotto l’Amarone puntando sull’equilibrio come “chiave vincente”.

Passando da Verona per Vinitaly, giunto quest’anno alla sua 54esima edizione, ci siamo imbattuti nell”Azienda Agricola Meroni è ubicata in uno dei 5 comuni della Valpolicella Classica, più precisamente nel comune di Sant’Ambrogio a circa 18 km dalla splendida città di Verona, in quella Valpolicella che ospita l’Amarone, vino ormai famoso in tutto il mondo per la sua tecnica di produzione e per la sua longevità.

L’azienda si estende su 15 ettari di cui 11 coltivati a vite  e i restanti 4 ettari mantenuti ad uliveto e a bosco per il rispetto dell’ equilibrio naturale della vallata. Dal 1935 anno in cui l’Azienda viene acquisita da Carlo Roberto Meroni, nonno degli attuali propietari, ottiene i suoi prodotti dalle sole uve provenienti dai poderi “Sengia” e “Maso”, il primo alle spalle dell’azienda nella vallata sottostante il paese di San Giorgio. Il secondo è situato in località Grola, zona ritenuta ancora oggi tra le più vocate della Valpolicella storica.

Qui la famiglia Meroni da sempre proprietaria coltiva con amore e dedizione le proprie vigne dalle quali ottiene il suo olio e i suoi vini.

Amarone, esaltare al massimo i vitigni di provenienza e ricerca dell’equilibrio

“La caratteristica della nostro Riserva del Fondatore sta nella scelta di “costruire” l’Amarone nel modo più didattico, un po’ come veniva inteso trent’anni fa, con una base neutra il più possibile. – racconta Carlo Meroni –  In ogni Amarone si può, in invecchiamento, aggiungere fino al 14% di altre annate. Sfruttiamo quindi questa possibilità per creare il vino ideale secondo noi. Il lavoro che facciamo è tutto su botte tradizionale, non sono legni invasivi perché non amiamo lavorare in potenza o a copertura nei confronti del vino. Ci piace esaltare al massimo i vitigni di provenienza, cercando di portare finezza ed eleganza nei vini così potenti: vogliamo degli Amaroni che possano stare in tavola. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di ricercare l’equilibrio, che è sempre la chiave vincente“.

“Nel caso dell’Amarone del 2014, ad esempio, nonostante la stagione sia stata fredda, non si percepiscono i 17 gradi del vino, perché abbiamo prolungato l’appassimento. È un’annata che amo molto perché è in questi periodi che mi diverto di più: durante quelli semplici infatti, chiunque potrebbe fare vino. – spiega Carlo Meroni – Chiaramente non è un tipo di annata che avrebbe potuto fare una grossa azienda, che non ha la possibilità di andare in vigneto e compiere delle scelte mirate. Non per questo però le grandi aziende hanno il diritto di etichettare un anno così come ‘terribile’, come si è letto sui titoli dei giornali, danneggiando il territorio. Non lo è stato, e noi abbiamo deciso di mettere ‘riserva’ in etichetta proprio per questo motivo.

E conclude: “Tutti i nostri Amaroni della linea Velluto sarebbero ‘riserva’. In che modo si determina questa caratteristica? Alla cieca, con assaggi al buio insieme ad altre riserve precedenti e con bottiglie non riserva. Su dodici persone all’assaggio, tutte hanno affermato che l’Amarone 2014 doveva essere riserva”.

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