Amazzonia, chi c’è dietro la scomparsa di Bruno Pereira e Dom Thomas

“Non sono scomparsi, sono morti. La responsabilità è di Bolsonaro”. Il commento di Ricardo Rea a TeleAmbiente in merito alla scomparsa di Dom Phillips e Bruno Pereira.

Dalla mattina del 6 giugno mentre svolgevano attività di ricerca nella Valle del Javari, tra le aree indigene più vaste del Brasile, al confine col Perù, si sono perse le tracce del giornalista inglese Dom Phillips e del ricercatore brasiliano Bruno Pereira. Il primo, collaboratore di testate come the Guardian, New York Times e Washington Post, il secondo avvocato, specializzato nella difesa delle popolazioni indigene, ex membro del FUNAI (Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni).

La notizia del ritrovamento dei due corpi ha rapidamente fatto il giro del mondo ma è stata poi smentita dalla polizia federale brasiliana.

Abbiamo incontrato a Roma Ricardo Rao, ex funzionario del Funai e amico e collega di Pereira, fuggito dal Brasile per approdare prima in Norvegia e poi nel nostro paese proprio per non perdere la vita, come successo a molti colleghi e amici.

In merito alla scomparsa dei due uomini Ricardo ha un’idea ben precisa. “Non sono scomparsi, sono morti. Noi dobbiamo dire la verità. Bruno è stato un mio collega, abbiamo cominciato insieme alla FUNAI, e lui nel suo lavoro era davvero superiore. – racconta a TeleAmbiente Ricardo –  Io credo che Philip, il giornalista, sia morto perché era con Bruno. Per me non c’è nessun dubbio che la responsabilità sia di Jair Bolsonaro e di Marcelo Xavier che è il presidente della Fondazione Nazionale degli Indio: loro hanno creato le condizioni per l’uccisione di Bruno Pereira e di Dom Philips. Il problema è l’attuazione dei crimini organizzati, i cercatori d’oro sono il peggio. Anche Bolsonaro lo è stato, lasciò l’uniforme quando era ufficiale delle forze armate, gli piaceva il guadagno facile e per questo ha intrapreso la vita del cercatore d’oro”.

“Quello che ha fatto Bruno pochi giorni fa, ovvero portare alla polizia federale e alla procura federale brasiliana un dossier con informazioni contro i criminali, la peggiore minaccia ora per gli indiani del territorio dove lui lavorava, l’ho fatto due anni fa. – ci spiega Ricardo – Lavoravo nella zona orientale dell’Amazzonia, nello stato di Maranhão. Ho fatto una denuncia, un dossier e l’ho consegnato ma non alla polizia federale, perché sapevo che c’era un rischio molto grande. Lo stesso funzionario che legge il dossier chiama il criminale. Per questo motivo ho portato questo documento di denuncia al Parlamento Brasiliano, alla Commissione per i diritti umani“.

E conclude: Questo dossier è stata la sentenza di morte di Bruno. Anche con i governi popolari non c’è il potere reale di fare davvero qualcosa per il bioma amazzonico e i popoli indiani. L’Amazzonia è importante per tutti noi, per l’umanità. Non è più un problema del Brasile, della Colombia, del Perù, del Venezuela, perché se l’Amazzonia viene distrutta, tutti noi siamo distrutti“.

La storia di Ricardo Rao

Ricardo Rao, scrittore, avvocato e funzionario dello Stato Brasiliano FUNAI (Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni), a cui ha prestato giuramento dopo aver vinto il pubblico concorso del anno 2010 per la posizione di Indigenista Specializzato.

Ha sempre agito per promuovere e proteggere i diritti dei popoli indigeni del Brasile. E’ stato anche nominato Commissario per gli Affari Indigeni dell’Ordine degli Avvocati e Consigliere Provinciale per i Diritti Indigeni nel Mato Grosso do Sul.

Nel 2018 ho proceduto a distruggere e sequestrare armi abbondanti e innumerevoli veicoli utilizzati dagli invasori delle terre indigene per commettere i loro crimini. Nello stesso anno è  stato vittima di un tentativo di omicidio alla sede del FUNAI a Imperatriz (Provincia di Maranhao), perdendo i denti anteriori e riportando gravi ferite alla mano sinistra.

Nel 2019, dopo l’insediamento di Bolsonaro, ha sequestrato e distrutto un buldozer e un camion appartenenti a un finanziatore della sua campagna, il gangster Lauro Coelho, taglialegna e assassino di indigeni nella Provincia di Maranhao, operazione dopo la quale ha iniziato a subire continue molestie sul lavoro.

Nonostante ciò ha continuato a lavorare e poche settimane dopo ho eseguito l’arresto di un invasore delle terre indigene. Ma dopo la situazione è precipitata.  I guardiani forestali indigeni Paulo e Laercio Guajajara subirono un’imboscata e caddero sotto ai colpi di arma da fuoco. Paulo morì e Laercuio fu gravemente ferito.

Dopo l’omicidio di Paulo, Ricardo temeva che sarebbe stato il prossimo. Così decise di presentare un dossier al Parlamento brasiliano in cui erano riportati i crimini commessi dagli agenti di pubblica sicurezza contro gli indigeni di Maranhao, e successivamente chiesto asilo nel Regno di Norvegia.

L’asilo diplomatico provvisorio gli è stato concesso in pochi giorni, a Oslo, ed è stato sotto la protezione delle autorità norvegesi dall’anno 2019 fino al febbraio 2022, una volta informato dall’avvocato che il suo asilo permanente sarebbe stato negato poiché già in possesso di cittadinanza italiana.

Da qui il trasferimento a Roma, per guidare un’iniziativa nata dal basso, promossa dalla fine dell’anno 2021 all’interno di un gruppo di avvocati, pubblici ministeri, giudici e professori della Facoltà di Giurisprudenza dell’UNESP/Franca. “L’intenzione è quella di presentare una denuncia contro Bolsonaro e i suoi tirapiedi, affinché siano perseguiti e condannati dalla magistratura italiana come responsabili della morte per Covid di un non ancora determinato numero di italiani e italobrasiliani, deceduti in Brasile”, afferma Ricardo Rao.

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