Politica

VISCO TORNA. GRASSO LASCIA. D’ALEMA RIDE

Condividi

Di Marcello Righi. Una settimana come non se ne vedevano da tempo. Bisognerà riandare al Berlusconi prima maniera. E forse ancora più indietro ai tempi di Craxi e di tutti contro tutti.

La settimana che ha visto l’approvazione della nuova legge elettorale che ha scatenato le proteste dell’opposizione; il tormentone del caso Visco, incredibilmente sfiduciato dal Pd, partito di maggioranza su cui si fonda l’azione del Governo e poi dallo stesso premier Gentiloni riabilitato e riconfermato a Palazzo Koch, non poteva che essere suggellata dall’exploit di Pietro Grasso, presidente del Senato  che ha abbandonato il suo partito, per rifugiarsi nel gruppo misto.

Per la prima volta nella storia della Repubblica la seconda carica dello Stato non ha un partito di riferimento ma ha sede nel… Gruppo (Bollito) Misto, come ha mirabilmente sintetizzato oggi il Foglio in edicola, confermando l’idea che quando vai a finire nel Gruppo Misto, in fondo non sai più che pesci prendere.

Lo stesso Visco, pur riconfermato al governo della banca d’Italia, in fondo deve tutto al presidente Mattarella, e appare la classica anatra zoppa, senza più grandi margini di manovra.

E quindi la stessa banca d’Italia dovrà fare i conti con gli spifferi che presto arriveranno sugli strascichi delle vicende bancarie.

Chi esce vincitore da questa incredibile sequenza di eventi?

Sergio Mattarella, che in giornata ha firmato la nuova legge elettorale e poi la nomina di Visco, può certamente sorridere, ma ha ben chiaro il livello di degrado cui è sceso lo scontro politico che certamente non lo risparmia.

Non certamente il Pd il cui danno di immagine, certificato anche dalle dichiarazioni di Pietro Grasso (“Gli otto voti di fiducia sono ferite inspiegabili e insanabili. Me ne vado perché in questo partito non mi riconosco più!”) appare al momento incalcolabile.

Non ne guadagnano né Forza Italia e la Lega che in fondo hanno retto il bordone al PD, regalando tutta la claque ai MS5 e alla Sinistra.

Fratelli d’Italia, pilatescamente, ha evitato di metterci la faccia e forse i sondaggi lo premieranno, ma certamente, tutta questa sequenza di errori e di clamori ha uno sconfitto evidente, il segretario del Pd, Matteo Renzi che in questa travagliata settimana, dal treno che lo porta in giro per destinazioni ignote e senza tanta gloria, non ne ha certamente azzeccate molte.

Renzi ha perso su Visco.

Ha perso con Gentiloni e Mattarella (che su Visco hanno vinto).

Ha perso sulla legge elettorale che in tutte le simulazioni effettuate in questi giorni, vede il Partito Democratico rimetterci in seggi e percentuali.

Ha perso su Pietro Grasso che pubblicamente ha avuto la forza di sbattergli la porta in faccia.

Ecco che a voler proprio trovare un vincitore in questa settimana nera per la politica italiana, dobbiamo arrivare fino a Massimo D’Alema che nel momento della dura sconfitta, non ha fatto mancare a Matteo Renzi (e anche a Gentiloni che da questa vicenda ne esce indubbiamente indebolito) il proprio attestato polemico e irridente.

Intervistato da Radio Capital nella trasmissione condotta da Massimo Giannini, D’Alema ha attaccato duramente  segretario del Pd e il premier: “Renzi ha fatto un accordo con Berlusconi e Salvini ma rischia di fare la figura di Pinocchio davanti al gatto e alla volpe. E’ un leader politico che per sopravvivere deve divorare i suoi, come sta facendo con Gentiloni”.

Poi non le ha mandate a dire allo stesso premier: ” Che per salvare le apparenze è diventato ufficialmente un bugiardo”.

Il vero vincitore per D’Alema? Ovviamente Denis Verdini: “Che ha ammesso di aver sempre fatto parte della maggioranza”

Insomma, una settimana nera per tutti!

 

 

 

(Visited 84 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago