tempi degradazione bioplastica

Uno studio del Cnr ha dimostrato che i tempi impiegati dai materiali in bioplastica a degradarsi nell’ambiente sono circa gli stessi della plastica tradizionale

La bioplastica non è la soluzione definitiva al problema inquinamento. Sebbene sia un materiale migliore della plastica tradizionale, alcuni dei problemi maggiori relativi a quest’ultima li ritroviamo anche nella plastica bio.

Un esempio? Il tempo necessario a un prodotto in bioplastica per degradarsi nell’ambiente esterno è più o meno lo stesso del tempo impiegato dalla plastica normale per la degradazione. Quindi lunghissimo.

È questo il risultato di una ricerca italiana che ha visto protagonista il Cnr (attraverso l’Istituto dei processi chimico-fisici e l’Istituto di scienze marine) insieme a Ingv e Distretto ligure per le tecnologie marine.

 

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Il report, pubblicato sulla rivista open access Polymers, ha dimostrato che se disperse nell’ambiente e quindi non conferite correttamente nel compost, le bioplastiche hanno
tempi di degradazione molto lunghi, comparabili a quelli di materiali plastici non bio.

Bioplastiche, i risultati della ricerca

La ricerca è stata effettuata comparando due polimeri tra i più impiegati negli oggetti di plastica, HDPE e PP, e due polimeri di plastica biodegradabile, PLA e PBAT.

L’obiettivo era quello di calcolare i tempi di degradazione in acqua di mare e sabbia di tutti e quattro i materiali. In entrambi gli ambienti, però, né i polimeri bio né quelli tradizionali hanno dimostrato segni significativi di degradazione. E neppure le analisi chimiche, spettroscopiche e termiche hanno dato buoni risultati.

Risultato finale? Nell’ambiente naturale le bioplastiche hanno tempi di degradazione molto più lunghi rispetto a quelli che si verificano in condizioni di compostaggio industriale.

“Data l’altissima diffusione di questi materiali, è importante essere consapevoli dei rischi ambientali che l’utilizzo della bioplastica pone, se dispersa o non opportunamente conferita per lo smaltimento: è necessario informare correttamente”, spiega la ricercatrice Silvia Merlino del Cnr-Ismar che coordina il progetto.

“Questo studio mette in luce l’importanza di una corretta informazione riguardo alla plastica biodegradabile, soprattutto dopo lo stop alla plastica usa e getta in vigore in Italia dal gennaio 2021 in attuazione della direttiva europea ‘Single use plastic’, che ha portato alla progressiva commercializzazione di prodotti monouso in plastica biodegradabile, come i polimeri presi in esame”, aggiunge Marina Locritani, ricercatrice dell’Ingv e co-coordinatrice dello studio.

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