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CAMERE, STRAPPO NEL CENTRODESTRA. LA LEGA VOTA BERNINI

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Camere, strappo nel centrodestra. La Lega vota Bernini. La prima giornata di votazioni per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato si conclude con l’annunciato nulla di fatto.

Tre fumate nere a Palazzo Montecitorio e due a Palazzo Madama.

Ma la seconda votazione al Senato segna la svolta nello stallo che si era creato tra le forze politiche.

Matteo Salvini annuncia lo strappo nel centrodestra: la Lega nella seconda votazione di Palazzo Madama ha votato per l’azzurra Anna Maria Bernini, annunciando che lo farà anche nelle votazioni di domani.

Decisione, spiega, presa per “senso di responsabilità per uscire dal pantano“.

Numeri alla mano, sulla carta, M5S e Lega hanno i numeri per eleggere il presidente sia del Senato che della Camera dei Deputati.

“La decisione della Lega, non concordata con gli alleati di centrodestra, di votare strumentalmente la collega Bernini al Senato, contravvenendo così agli accordi raggiunti nella giornata di ieri – è la prima reazione di Renato Brunetta – rappresenta una provocazione che mette seriamente a rischio la tenuta della coalizione”.

Matteo Renzi sembra irremovibile: “siamo all’opposizione restiamo fuori dai giochi” – dice.
“Noi da giorni chiediamo che vi sia da parte di tutte le forze politiche la disponibilità a ragionare su profili di garanzia, ciò che avviene oggi è di una certa gravità – ammonisce Lorenzo Guerini del Pd, che poi spiega – si sta giocando con le presidenze per regolare i rapporti di forza tra i partiti. è un processo molto grave che dovrebbe farci riflettere, mi auguro da parte di tutti responsabilità”.

Una rottura clamorosa tra il leader del Carroccio ed il Cavaliere, deciso ad andare al ballottaggio sul nome di Paolo Romani, con l’obiettivo di chiudere l’intesa con M5S, per ora sulle presidenze delle Camere ma in prospettiva anche sul governo.

“I voti a Bernini sono da considerarsi un atto di ostilità a freddo della Lega che da un lato rompe l’unità della coalizione di centrodestra e dall’altro smaschera il progetto per un governo lega-M5s“, tuona Silvio Berlusconi che riunisce un vertice di guerra a Palazzo Grazioli e convoca Bernini.

Il leader di Forza Italia ribadisce la sua stima per la senatrice Bernini e si dice non disponibile ad accettare candidature scelte da altri nè diktat.

La senatrice azzurra si rimette al volere e in pochi minuti annuncia di non essere disponibile.

“Non ne sapevo nulla, non sono stata avvertita – commenta con un tweet Annamaria Bernini – è del tutto evidente che sono indisponibile ad essere il candidato di altri senza il sostegno del presidente
Berlusconi e del mio partito”.

Prova a minimizzare Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini, che poi apre alla ricerca di un altro nome purchè sia condiviso anche da M5S.

In mezzo ai due fuochi resta Giorgia Meloni che continua ad invocare l’unità della coalizione.

“Per la Presidenza del Senato siamo disponibili a sostenere Anna Maria Bernini o un profilo simile” – risponde il Capo politico M5s, Luigi Di Maio su twitter, ufficializzando la linea del Movimento 5 stelle.

Numeri alla mano, domani, Lega e Movimento 5 stelle potrebbero eleggere da soli il presidente del Senato già nella terza votazione.
Il regolamento di palazzo Madama prevede per il terzo scrutinio, un quorum pari alla maggioranza assoluta dei voti dei presenti, contando tra i voti anche le
schede bianche.

Lega e 5 stelle, insieme, possono contare su 170 senatori (58 del Carroccio e 112 del Movimento 5 stelle).

Ma non solo, anche alla Camera (alla quarta votazione domani), potrebbe esserci la svolta.
I numeri parlano chiaro. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, senza nessun apporto esterno, hanno una maggioranza netta: 351 deputati (124 della Lega e 227 dei 5 stelle).

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