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Bosnia, la situazione del fiume Drina è allarmante: una discarica galleggiante di rifiuti

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Dopo la rottura a gennaio della barriera che impedisce la dispersione dei rifiuti nel fiume Drina, al confine tra Bosnia e Serbia, la situazione non migliora. La quantità di spazzatura è talmente ingente che i rifiuti si accumulano più velocemente di quanto le autorità riescono a rimuoverne.

Il fiume Drina nella Penisola balcanica che una volta era il paradiso del rafting, con acque cristalline e paesaggi mozzafiato, oggi sembra piuttosto una discarica da cui ogni anno vengono estratti dai 6.000 agli 8.000 metri cubi di rifiuti. Dopo l’incidente di gennaio, la situazione non è migliorata nel corso delle settimane: i rifiuti si accumulano più velocemente di quanto le autorità riescono a rimuoverne.

È un problema di proporzioni enormi – avverte Dejan Furtula del locale gruppo ambientalista Eko Centar Visegrad. – Faccio appello a tutte le istituzioni e a tutti coloro che possono aiutare nelle operazioni di pulizia“. 

La barriera costruita per proteggere il corso d’acqua dai detriti che le discariche illegali accumulano si è rotta qualche mese fa, permettendo a circa 4mila metri cubi di immondizia di invadere quello che era uno dei primi cinque fiumi della Bosnia ed Erzegovina. La spazzatura si è spinta fino alla diga della centrale idroelettrica situata nei pressi della città di Visegrad, mettendone a rischio l’attività.

Nonostante le barriere contribuiscano ad impedire la dispersione dei rifiuti, ogni anno, infatti, se ne raccoglie una quantità enorme. Lo stesso problema riguarda anche gli affluenti della Drina, alcuni dei quali in Serbia e Montenegro, e il lago Potpecko.

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Il direttore della centrale idroelettrica Nedeljko Perisic denuncia l’inerzia delle istituzioni locali ed europee: “Ci hanno lasciati soli. È da decenni che la nostra società deve affrontare questa crisi. Siamo considerati l’ultima ruota del carro. Le nostre previsioni non sono ottimistiche. Nella parte superiore della Drina, così come nei suoi affluenti, la situazione è molto grave. In base alle nostre stime, si parla di decine di migliaia di metri cubi di spazzatura, che da soli non sappiamo davvero come poter gestire. Ci serve l’aiuto delle istituzioni e dei paesi dai quali questi rifiuti provengono”.

Quella della pessima gestione dei detriti è un’emergenza ambientale e sociale che ha forti ripercussioni anche sulla biodiversità locale. A risentirne sono soprattutto gli uccelli acquatici e i pesci come il salmone del Danubio, specie in pericolo di estinzione, che vivono nell’ecosistema compromesso della Drina. Inoltre, gli abitanti delle località coinvolte da questo esempio lampante di scarsa tutela del territorio sono minacciate dai frequenti incendi avvenuti nelle discariche dove vengono portati i rifiuti estratti dal fiume e raccolti.

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Senza contare il pericolo dovuto all’immissione dei conseguenti fumi tossici nell’aria, ormai impestata. I governi di Bosnia, Serbia e Montenegro sono ben lontani dagli standard europei anche a causa delle guerre iugoslave che, tra il 1991 e il 2001, hanno messo in ginocchio l’intera Penisola balcanica.

L’arretratezza dei sistemi del sud-est dell’Europa sembrerebbe emergere anche alla luce del finanziamento di cinque milioni di euro concesso nel 2019 dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, volto alla predisposizione di un nuovo centro di riciclaggio, ed evidentemente non sfruttato a dovere dalla Bosnia che si trova ora nel bel mezzo di una crisi ambientale da superare al più presto, pena danni irrimediabili.

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