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L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ha presentato alle forze politiche un decalogo di proposte da includere nei programmi elettorali 

Nonostante la bella stagione, l’Italia è in piena campagna elettorale. Le elezioni del 25 settembre prossimo sono le prime, nella storia della Repubblica, a tenersi in autunno.

Il timore è che una campagna elettorale estiva e veloce come quella attuale possa spingere i candidati politici a concentrarsi su obiettivi di breve termine tenendo fuori i temi davvero importanti, come ad esempio quelli ambientali.

Per questo motivo l’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha presentato dieci punti che i politici di tutti gli schieramenti dovrebbero inserire nel proprio programma elettorale con lo scopo di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Il decalogo dell’ASviS per un’Italia sostenibile

Ecco le dieci proposte dell’Asvis ai politici per un’Italia sostenibile:

  1. Coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile. “Garantire effettiva applicazione dei nuovi principi costituzionali legati allo sviluppo sostenibile e alle giovani e future generazioni 4 , integrandone il pieno rispetto nelle leggi attuali e future, in particolare per quelle economiche e ambientali, nel rispetto del bene comune e degli interessi generali del Paese. Indirizzare gli investimenti pubblici coerentemente con il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in linea con la Direttiva sul CIPESS della Presidenza del Consiglio e assicurare l’attuazione della nuova Strategia nazionale di sviluppo sostenibile , attraverso un forte coordinamento di Palazzo Chigi che garantisca la coerenza delle politiche . Garantire l’attuazione del PNRR così come concordato con l’Unione europea”.
  2.  Disegnare il futuro partendo dal presente. “Creare un Istituto pubblico di studi sul futuro , con il compito di analizzare gli scenari e individuare i rischi, come già avviene in altri Paesi, per evitare di arrivare impreparati, vulnerabili e fragili a futuri shock sistemici e per disegnare le politiche pubbliche in modo utile per le prossime generazioni”.
  3.  Giustizia, trasparenza e responsabilità. “Consolidare le riforme avviate per un sistema giudiziario equo, moderno ed efficiente. Promuovere una cultura della rendicontazione degli impatti sociali e ambientali per le pubbliche amministrazioni centrali e territoriali che, attraverso una valutazione ex ante ed ex post delle politiche, consenta di arrivare a un Bilancio di Sostenibilità del sistema Paese, declinato anche a livello regionale. Rendere obbligatoria la valutazione ambientale strategica (VAS) in tutti i provvedimenti legislativi. Accelerare l’adozione delle direttive europee sul reporting di sostenibilità, allargando la platea delle imprese interessate”.
  4.  Parlamento sostenibile. “Integrare lo sviluppo sostenibile nella ricomposizione delle Commissioni parlamentari e rinnovare la costituzione, in entrambi i rami del Parlamento, di un intergruppo per lo sviluppo sostenibile”. 
  5. Rendere più sostenibili ed equi i territori. “Articolare un sistema multilivello di strategie e di agende territoriali per lo sviluppo sostenibile, assicurare la piena operatività del CIPU (Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane) e l’approvazione della legge sulla rigenerazione urbana già predisposta dal Senato, basata sull’arresto del consumo di suolo”.
  6.  Impegnarsi per la giusta transizione ecologica. “Assumere la centralità del processo di transizione ecologica giusta, che tenga conto delle conseguenze negli ambiti economici e sociali, coerentemente con il quadro internazionale, impegnandosi a rispettare l’obiettivo europeo di ridurre almeno del 55% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030; aggiornare rapidamente il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima), considerando la necessità di eliminare i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD); semplificare i processi autorizzativi per nuovi impianti di produzione di energie rinnovabili; approvare e attuare il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) adottare a attuare un piano per il ripristino degli ecosistemi terrestri e marini e il contrasto al dissesto idrogeologico , tenendo conto della Relazione annuale sul Capitale Naturale ; spostare il carico fiscale dal lavoro allo spreco di risorse e all’inquinamento; promuovere l’adozione di modelli di produzione e consumo circolari, con misure che sostengano l’utilizzo di materie prime ed energie rinnovabili, la progettazione di beni già pensati per il riuso, la riparazione, il riutilizzo, il riciclo, minimizzando l’impiego di materie prime e impatti ambientali, e aumentando nei consumatori la consapevolezza dell’impatto delle loro scelte sotto il profilo ambientale e sociale”. 
  7.  Ridurre le diseguaglianze. “Attuare concretamente le priorità trasversali del PNRR e in particolare: 7a. garantire l’effettiva parità di genere nelle politiche e nell’allocazione delle risorse economiche e l’empowerment delle donne nei contesti d’impresa e nella pubblica amministrazione; 7b. valutare l’ impatto generazionale delle politiche, introducendo uno strumento di verifica sull’esperienza dello Youth Check attivo in Austria e Germania; creare un piano di lavoro per i giovani, inquadrato in un patto per l’occupazione giovanile , e potenziare l’offerta formativa per adeguarla alle nuove richieste del mercato del lavoro , come green jobs e ICT; prevedere maggiori forme di partecipazione giovanile nelle politiche pubbliche; 7c. eliminare le disuguaglianze territoriali valorizzando il ruolo del Sud come cerniera tra Europa e Mediterraneo rafforzandone la dotazione infrastrutturale sostenibile. Considerare la transizione digitale come un fattore abilitante per accelerare la risposta alle sfide sociali e ambientali del nostro tempo garantendo l’accesso universale ai servizi, basandosi sui principi della Bussola europea per il digitale al 2030: competenze digitali, infrastrutture digitali sicure e sostenibili, trasformazione digitale delle imprese, digitalizzazione dei servizi”.
  8.  Non lasciare nessuno indietro. “Contrastare la crescente povertà dei redditi , migliorando la gestione del Reddito di Cittadinanza. Riformare complessivamente l’esistente sistema di welfare , semplificando le procedure e l’accesso ai servizi e garantendo la copertura alle fasce della popolazione attualmente escluse, in linea con gli obiettivi espressi nel Pilastro europeo dei diritti sociali. Migliorare la qualità dell’istruzione a tutti i livelli e aumentarne l’inclusività. Definire i livelli minimi di offerta culturale a livello territoriale”. 
  9.  Approccio integrato alla salute. “Inserire l’approccio ‘One Health’ in tutte le politiche, ispirato al principio di una salute eco-sistemica integrata, che considera tutti i fattori che hanno un impatto diretto o indiretto sulla salute e sul benessere umano, ambientale e animale. Favorire l’integrazione delle scienze ambientali ed ecologiche con la medicina umana e ambientale. Rafforzare la capacità di prevenzione e resilienza del Paese di fronte alle crisi sanitarie, nel rispetto del valore universale della sanità pubblica, promuovendo la coerenza tra le politiche sociali e sanitarie, la medicina di comunità e la sanità del territorio. Sostenere la cooperazione internazionale a livello globale e la corretta utilizzazione delle strumentazioni tecnologiche disponibili per il monitoraggio epidemiologico, la prevenzione e l’intervento tempestivo ed efficace nelle crisi”. 
  10.  Garantire diritti e pace, rafforzare cooperazione e democrazia.Garantire la tutela dei diritti inalienabili e di cittadinanza con politiche di inclusione e integrazione sociale, sanzionando ogni tipo di discriminazione coerentemente con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Adottare politiche di lungo termine per affrontare la crescente denatalità e definire il ruolo dell’immigrazione nel futuro demografico italiano , in termini di criteri di ingresso, politiche di accoglienza e procedure per la concessione della cittadinanza, coerentemente con gli impegni europei. Impegnarsi per un effettivo multilateralismo come modalità di interlocuzione tra i Paesi orientato al rispetto del diritto internazionale, garantendo il raggiungimento della quota dello 0,7% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) per l’ Aiuto Pubblico allo Sviluppo”. 

 

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