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National Geographic, l’Oceano Antartico riconosciuto ufficialmente come quinto oceano

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National Geographic riconosce un nuovo oceano, portando il totale globale a cinque. L’organizzazione afferma che l’Oceano Antartico è costituito dalle acque che circondano l’Antartide, fino a 60 gradi di latitudine sud.

Chiunque pensasse che il mondo avesse quattro oceani ora dovrà ricredersi, dopo che la National Geographic Society ha ufficialmente annunciato il riconoscimento di un quinto oceano: l’Oceano Antartico, detto anche Meridionale o Australe.

Il National Geographic ha affermato che l’Oceano Meridionale è costituito dalle acque che circondano l’Antartide, fino a 60 gradi di latitudine sud. “L’Oceano Meridionale è stato a lungo riconosciuto dagli scienziati, ma poiché non c’è mai stato un accordo a livello internazionale, non l’abbiamo mai riconosciuto ufficialmente”, ha detto alla rivista Alex Tait, geografo della National Geographic Society.

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Il comitato che si occupa delle mappe aveva iniziato a discuterne alcuni anni fa, chiedendosi se le acque intorno all’Antartide avessero caratteristiche tali da meritare una definizione a parte.

La suddivisione finora adottata dalla maggior parte dei governi e dei geografi risale al 1953 e fu indicata da quello che all’epoca si chiamava Ufficio idrografico internazionale (ora Organizzazione idrografica internazionale, IHO),  organismo intergovernativo creato allo scopo di coordinare le attività di studio e definizione delle risorse d’acqua del nostro pianeta.

La definizione di 70 anni fa circa stabilì che formalmente sulla Terra ci sia un unico oceano, suddiviso in quattro bacini: il Pacifico, il più grande di tutti, seguito dall’Atlantico, dall’Indiano e dall’Artico. In diversi paesi quest’ultimo non è sempre definito come oceano, ma come mare dipendente dell’Atlantico e con il nome Mar Glaciale Artico.

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La National Geographic Society, l’associazione scientifica senza scopo di lucro fondata a fine Ottocento a Washington, negli Stati Uniti, e nota soprattutto per la pubblicazione della rivista che porta il suo nome, iniziò a realizzare le prime mappe della Terra nel 1915. All’epoca riconosceva i classici quattro oceani, come faceva del resto buona parte delle organizzazioni geografiche e scientifiche. Già allora c’era tuttavia chi riteneva che un’ampia area di mare intorno all’Antartide avesse caratteristiche uniche e ben distinguibili da quelle degli altri oceani, al punto da meritarsi di essere distinta.

Questa circostanza non ha comunque impedito di utilizzare ugualmente la dizione “oceano Antartico” ai ricercatori che studiano la zona, così come ai geografi e ad alcune istituzioni nazionali. Lo U.S. Board on Geographic Names, l’ufficio federale che si occupa di coordinare l’impiego di nomi e definizioni geografiche negli Stati Uniti, ha riconosciuto l’oceano Antartico nel 1999. A febbraio di quest’anno, si è poi aggiunta la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), agenzia federale statunitense che si occupa di oceani, meteorologia e clima. Le istituzioni dell’Unione Europea utilizzano regolarmente oceano Antartico per fare riferimento alle attività di ricerca o di protezione degli ambienti marini.

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Negli ultimi anni i ricercatori hanno avviato analisi per capire come le attività umane stiano incidendo sull’oceano Antartico e sulle sue correnti. Hanno riscontrato un aumento della temperatura dell’acqua trasportata dall’ACC, ma non è ancora chiaro se queste variazioni stiano influendo sull’Antartide e sul suo clima. Vogliono per esempio capire se ci sia una correlazione tra questa circostanza e la più rapida erosione dei ghiacci lungo le coste antartiche.

Foto copertina National Geographic

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