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GRASSO, NO ALLE FAVOLE DI RENZI. BERSANI, NON PARLIAMO CON LA DESTRA. E BERLUSCONI SI CANDIDA PRESIDENTE

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Roma. Giornata preelettorale per tutti.  Liberi&Uguali accelerano con il convegno a Roma. E da Milano arriva il tweet di Berlusconi che in barba alla Severino si candida presidente.

A Roma la stella della mattinata è Piero Grasso.

Lo slogan campeggia in bianco su rosso ed è un risoluto PER I MOLTI E NON PER I POCHI, traducendo letteralmente lo slogan di Jeremy Corbjn che ha rivitalizzato il partito laburista inglese ( For the many, not the few).

Assemblea convocata per stabilire le regole con cui la formazione politica andrà alle elezioni del 4 marzo e per la definizione dei candidati”chiamati a rinnovare la politica italiana”.

E’ di Piero Grasso il discorso più applaudito: “Altri fanno promesse, noi puntiamo a  fatti concreti. Aboliremo le tasse universitarie. Costa 1,6 miliardi, ovvero un decimo di quanto diamo in sussidi dannosi all’ambiente (16 miliardi ndr). E’ questa una misura che agirà direttamente sul diritto allo studio per tutti, così come agiremo con vigore sulla riduzione del precariato interendo sui settori trainanti di ambiente, turismo, mezzogiorno, ricerca e scuola”.

Grasso se l’è presa poi con la proposta dell’abolizione del canone che prima Renzi “mette in bolletta elettrica” poi promette di eliminare. “Tutte favole, urla Grasso tra gli applausi, basta con le promesse che poi non vengono mai mantenute. Siamo noi l’unica forza credibile!”

Un Piero grasso che ha riscosso applausi plateali, superando in questa interessante applausometro l’altro leader di LeU, la presidente Boldrini.

Invece Pier Luigi Bersani arrivando all’hotel Ergife sull’Aurelia, per il quale “la priorità rimane il lavoro. Servono investimenti chiari per ridurre il precariato, il lavoro nero e quello a tempo. senza queste scelte non faremo accordi con nessuno.”

Ma la domanda arriva immediata: e con chi farà accordi LeU?: “Parleremo con tutti. Questo è certo. Anche con Renzi. Ma non certamente con la Destra, questa non per semplice pregiudizio ma per igiene mentale!”.

Il tavolo della presidenza è lungo e corposo. Siedono oltre a Grasso, Maria Cecilia Guerra, Loredana De Petris, Roberto Speranza, Nicola Fratoianni, Pippo Civati che incarnano le varie anime dalla cui sommatoria si è arrivati alla nuova formazione politica.

In platea poi ci sono tutti gli altri big, da Bersani alla Boldrini, dal presidente della Toscana Rossi a Vasco Errani. Assente massimo D’Alema che in questi giorni è in Iran.

Dopo Grasso è intervenuta la presidente della Camera Boldrini che se l’è presa con i partiti per la mancata realizzazione della legge sullo Ius Soli che non è stata fatta perché “si è voluto inseguire la detsra sui suoi temi e questo è perdente”.

Intanto mentre Liberi e Uguali affila le armi, il centrodestra naviga a vista sulle alleanze, ma oggi è previsto il tanto invocato (da Salvini)  vertice  sulla coalizione. Filtra che il leader della Lega avrebbe messo al primo punto della sua agenda l’abolozione della Legge Fornero, su cui però ci sarebbero forti perplessità da parte di Forza Italia.

Poi ci sarà il (duro confronto sulla composizione dei candidati dei collegi uninominali che secondo indiscrezioni sarebbe un 40-40-20 che andrebbe “molto stretto” alla Meloni.

E allora cosa andrà a chi convergerà sulla coalizione (vedi la cosiddetta quarta gamba di Lupi, Fitto e Tosi)?

Insomma alla fine vedrete che un 35, 35, 25, 5 potrebbe essere una buona soluzione.

Intanto assistiamo ad una interessante accelerazione dal parte di Silvio Berlusconi.

Il leader di Forza Italia con un tweet ha anticipato il nuovo simbolo che accompagnerà il partito alle elezioni del 4 marzo. Oggi vi auguro #buonadomenica mostrandovi il nostro simbolo per le #elezioni del 4 marzo, recita il tweet al quale poi segue il nuovo simbolo con la scritta Forza Italia, poi sotto, Berlusconi Presidente. 

In barba alle legge Severino che lo vede incandidabile. Ma se l’ex cavaliere non è candidabile fino al 2019, come potrà mai passare questo logo alla commissione elettorale del Viminale.

Secondo il giurista Gaetano  intervistato tempo fa da Republbica invece il logo riuscirà a passare perché la legge non contempla il discorso che il logo possa confondere il giudizio dell’elettore.

Divertente no?

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