Attualità

L’ATTACCO DEI GIGANTI: CACAO COME DEFORESTAZIONE E SFRUTTAMENTO

Condividi

Cacao. Reperire delizioso cioccolato è operazione semplice, almeno per quanto riguarda l’occidente, di fatto il maggior consumatore. Molte  aziende legate al mondo del cacao pubblicizzano i loro prodotti legandoli al piacere, all’amore, alla passione e alla gioia dei bambini che ne vanno ghiotti. Peccato che nessun bambino dei paesi produttori abbia mai assaggiato una deliziosa barretta di cioccolato e non ha neanche mai visto il film Willy Wonka.

Circa 2,1 milioni di minorenni è impiegato nella sola Africa nella lavorazione del cacao.  Bambini che producono per altri bambini! Di i questi problemi si stanno occupando da tempo politici, paesi produttori di cacao e aziende, tre soggetti che avrebbero cominciato adesso a lavorare insieme per impedire che il cacao, cresciuto illegalmente sui terreni deforestati o quello coltivato dai bambini, entri nelle catene di approvvigionamento. Nel 2017 è stato preso un impegno a livello globale tramite l’iniziativa Cocoa and Forests sostenuta dal World Resources Institute (WRI, organizzazione non governativa statunitense) e dall’Iniziativa per il Commercio Sostenibile (IDH). I governi del Ghana e della Costa d’Avorio sono stati i primi a firmare e ad attuare l’accordo. Successivamente ha aderito anche il governo della Colombia. Ma l’iniziativa non ha portato grandi cambiamenti.

Lo scorso luglio, durante un’audizione al Parlamento europeo dedicata alla questione del lavoro minorile nei settori del cacao e del caffè, Linda McAvan, presidente della Commissione per lo Sviluppo, ha dichiarato: «Noi europei, in quanto principali consumatori di cacao e di cioccolato, abbiamo una responsabilità su come funzionano le catene di approvvigionamento». Ha aggiunto anche che i deputati sono «molto preoccupati per le questioni relative al lavoro minorile, ma anche per l’impatto ambientale della deforestazione nelle foreste pluviali».  Nel 2012 il Parlamento europeo aveva adottato una risoluzione che esortava la Commissione a esaminare delle misure per intervenire su questi problemi. Alla fine, però, la Commissione non aveva fatto nulla. Le parti interessate hanno ora chiesto di accelerare anche perché si avvicina la scadenza del 2025 per l’eliminazione del lavoro minorile contenuta nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Visto che i mali non vengono mai da soli, scopriamo come i dati relativi alla deforestazione messa in atto in favore delle piantagioni di cacao ha raggiunto livelli catastrofici:  il 90% delle foreste natie di Costa d’Avorio e Ghana sono ormai distrutte e difficilmente recuperabili. A causa del loro impoverimento, i contadini non possono investire nel mantenimento degli alberi di cacao: al posto di sostituire gli alberi vecchi o malati espandono la piantagione tramite la deforestazione, mettendo in questo modo a rischio la sostenibilità dell’agricoltura ecologica e diversificata. Tutto ciò influisce non solo sull’ambiente in quanto biodiversità ma anche sui redditi dei contadini. È stato provato che fino al 40% della raccolta del cacao va perso a causa della conservazione inadeguata.

Nella coltivazione del cacao viene favorito l’uso di pesticidi e letami chimici e la mancanza di informazione comporta un cattivo dosaggio di questi ultimi usati in quantità molto più elevata del dovuto. Questo comporta la contaminazione del suolo e l’inquinamento delle risorse locali dell’acqua.

Le suddette pratiche di coltivazione, invece di incrementare la raccolta e, di conseguenza, anche i redditi dei contadini, causano raccolte inferiori e danneggiano l’ambiente. Le conseguenze di tale insostenibilità si ripercuotono di nuovo sui contadini poiché la gran parte di loro coltiva esclusivamente cacao.

L’anno scorso un’inchiesta pubblicata dal Guardian sulla Costa d’Avorio iniziava dicendo che l’industria mondiale della cioccolata stava producendo una deforestazione devastante nell’Africa occidentale. I commercianti locali che vendono alle multinazionali di cacao, come Mars, Nestlé o Mondelēz, acquistano dai piccoli agricoltori fave di cacao coltivate illegalmente all’interno delle aree protette o dei parchi nazionali del paese. Il prodotto illegale viene poi mescolato, nelle varie fasi della catena di approvvigionamento, con le fave di cacao “pulite”. Questo, dice il Guardian, significa che le barrette Mars o Milka, o i cioccolatini Ferrero Rocher, potrebbero essere contaminati  da cacao “sporco”. Ciò significa che i grandi marchi non possono essere certi del fatto che il loro prodotto non sia contaminato da cacao illegale.

Il Guardian ha raccontato che ci sono interi villaggi di agricoltori che occupano parchi nazionali, presumibilmente protetti, funzionari delle forze dell’ordine locali che regolarmente prendono delle tangenti per non denunciare le infrazioni e intermediari commerciali che riforniscono i grandi marchi i quali a loro volta confermano la provenienza illegale di parte delle fave che vendono. La Costa d’Avorio e il Ghana, il primo e il secondo più grande produttore di cacao al mondo, sono anche i paesi che stanno risentendo maggiormente delle conseguenze di questo sistema e della deforestazione.  Il gruppo ambientalista Mighty Earth ha pubblicato uno studio in cui si dice che se non si farà nulla, a fronte della crescente domanda globale di cioccolato, entro il 2030 non ci sarà più foresta. La beffa, scrive il Guardian, è che le persone che vivono in questi paesi sono così povere che non si potranno mai permettere di mangiare un Mars.

(Visited 563 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago