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Un documento sorprendente, ma non completamente retrogrado.

Niente sesso prima del matrimonio. Dal Vaticano, una indicazione che sa di sfida per le giovani coppie credenti e in procinto di sposarsi. “Abbiate il coraggio di proporre la preziosa virtù della castità, per quanto ciò sia ormai in diretto contrasto con la mentalità comune. La castità prematrimoniale è autentica alleata dell’amore e non la sua negazione“, si legge nel documento, che ribadisce un principio consolidato nella Chiesa ma ribadito, l’ultima volta, nel 2003 da Giovanni Paolo II.

Ora tocca a Papa Francesco invitare i giovani cristiani a riappropriarsi di determinati valori, sulla proposta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Un documento che appare retrogrado, ma che su molti aspetti invece fornisce spunti di innovazione per la Chiesa.

Il documento, dal titolo ‘Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale‘, invita a considerare affettività e sessualità “in una chiara visione coniugale dell’amore, inteso come reciproco donarsi degli sposi, come un saper amare e un saper lasciarsi amare, come uno scambio reciproco di affetto e di accoglienza incondizionata, come un saper gioire e un saper soffrire per l’altro“.

È urgente creare o potenziare percorsi pastorali rivolti soprattutto ai giovani adolescenti. La famiglia non può e non riesce a essere l’unico luogo di educazione all’affettività e ha bisogno dell’aiuto della Chiesa” – si legge nel documento – “Per questo, è importante un’adeguata formazione dei formatori che accompagnano i giovanissimi nell’educazione alla sessualità e all’affettività, coinvolgendo esperti e creando sinergia, per esempio, con i consultori di ispirazione cristiana o i progetti pastorali di educazione all’affettività approvati e conosciuti dalla diocesi/eparchia o dalla conferenza episcopale“.

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A sorpresa, il documento del Vaticano non invita i giovani sposi cristiani a pensare subito alla procreazione. “Vale la pena aiutarli a trovare il tempo per approfondire la loro amicizia e per accogliere la grazia di Dio” – si legge ancora nel documento – “Certamente la castità prematrimoniale favorisce questo percorso, perché dà tempo ai nuovi sposi di stare insieme, di conoscersi meglio, senza pensare immediatamente alla procreazione e alla crescita dei figli“.

La castità insegna il rispetto dell’altro, la premura di non sottometterlo mai ai propri desideri, la pazienza e la delicatezza con il coniuge nei momenti di difficoltà, fisica e spirituale, la fortezza e l’auto-dominio necessari nei tempi di assenza o di malattia di uno dei coniugi, etc.” – continua il documento – “Anche in tale contesto, l’esperienza degli sposi cristiani sarà importante per spiegare l’importanza di questa virtù all’interno del matrimonio e della famiglia“.

Si parla poi della separazione: “Nonostante tutto il sostegno che la Chiesa può offrire alle coppie in crisi, ci sono tuttavia situazioni in cui è inevitabile, a volte persino moralmente necessaria, nonostante sia da considerare come estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano“. Le situazioni a cui si fa riferimento vengono illustrate così: “Quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza“. Per verificare periodicamente lo ‘stato del matrimonio’, gli sposi cristiani vengono anche invitati a tenere un diario, una sorta di terapia psicologica di coppia in cui annotare gli alti e bassi inevitabili.

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