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Salute, è giusto mettere una tassa su merendine e bibite?

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Merendine. “Non è deciso ancora nulla, la valuteremo insieme, ci ragioneremo e ci confronteremo. È prematuro dire se decideremo di sì, tra le ipotesi che ho ventilato c’è anche questa possibilità, un’iniziativa che rappresenta un nuovo approccio in termini di cultura alimentare e per la salute dei nostri bambini”.

Così il premier Giuseppe Conte ha smorsato la polemica intorno alla proposta del Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti di tassare le merendine.

 

“L’Italia vuole la leadership nel mondo e il primato sul tema del Green new Deal” – ha poi affermato il premier anticipando uno dei temi principali dell’Assemblea.

A chiudere invece alla proposta è stato il Ministro degli Esteri: “l’obiettivo – ha detto Di Maio – è abbassare le tasse e non aumentarle”.

Le “Fat tax“, “soda tax” e “sugar tax“, proposte dal Ministro Fioramonti, sono delle “misure di scopo” per contribuire alla riduzione di obesità e diabete, e finanziare l’aumento degli stipendi degli insegnanti.

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“Credo – ha detto il Ministro Fioramonti in un’intervista – che nel governo sia in corso un giusto dibattito sulle proposte da avanzare in vista della manovra. Queste sono le mie proposte e le faccio da mesi ma è legittimo che ci siano posizioni diverse”

Rispondendo poi ad una dichiarazione di Matteo Salvini in cui avvertiva gli italiani che dovranno fare a meno delle merendine, il Ministro Fioramonti ha detto: “se fossi un sovranista mi batterei per promuovere le spremute italiane e il panino al prosciutto, non per sostenere le multinazionali delle bevande gasate. In Italia, il business delle merendine fattura miliardi. Non è un caso che l’uomo più ricco del Paese sia un produttore di merendine. Quello che a me preme è proteggere il futuro dei nostri ragazzi”.

In caso di bocciatura della sua proposta ha un’alternativa? “Non spetta a me l’onere e l’onore di trovare risorse per bilancio, è compito del Mef”.

Misure in vigore da diversi anni negli altri Paesi Europei.

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La “sugar tax” è stata introdotta in 20 paesi e oggi sono 35 gli Stati o le città ad averla adottata.

In Europa, la prima è stata la Norvegia che l’ha introdotta nel 1922 e ha deciso di aumentarla nel 2018 sia per i prodotti confezionati, sia per le bevande.

In Ungheria è legge dal 2011, e ha fatto registrare una flessione media del 20% dei consumi di bevande zuccherate.

La tassa presente anche in Gran Bretagna, Catalogna (Spagna), Francia, Irlanda, Belgio, Estonia, Portogallo e Finlandia.

Il Giappone e lo Stato del Kerala in India hanno invece dato il via libera a una “fat tax” sui cibi che contengono una quantità eccessiva di grassi saturi.

Una misura che in Danimarca – dove si applicava su burro, latte, formaggio, pizza, olio e carne – è stata abolita nel 2013 perché molto impopolare, così come quella sulle bibite zuccherate che era stata introdotta nel 1930.

Guardando oltreoceano, negli Stati Uniti sono state Berkeley nel 2015 e Philadelphia nel 2017 le prime due città ad avere introdotto la “soda tax”, che colpisce le bevande zuccherate.

Anche San Francisco, Oakland e Albany in California, Boulder in Colorado, Cook County in IllinoisSeattle nello Stato di Washington e Portland in Oregon l’hanno introdotta negli ultimi anni.

In Italia si “sugar tax” si era già discusso. Tanto che il provvedimento era stato votato dalla Commissione Finanze per essere inserita nell’ultima legge di bilancio, con l’obiettivo di coprire l’esclusione del regime Irap per le partite Iva fino a 100mila euro, ma la Lega si è opposta e alla fine è saltata.

A raccomandare la tassazione delle bibite gassate, come uno dei possibili mezzi per ridurre il consumo di zuccheri, è proprio l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

In un documento del 2017 dell’Oms si legge che il problema dell’obesità è significativamente aumentato negli ultimi anni.

A livello mondiale, i casi di obesità sono triplicati dal 1975.

Nel 2014 il 39 per cento degli adulti era in sovrappeso e il 13 per cento obeso e nel 2016, 41 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni era obeso.

Il numero di bambini e adolescenti obesi è passato da 11 milioni nel 1975 a 124 milioni nel 2016.

L’aumento è poi più veloce nei Paesi con un reddito medio basso o medio-basso.

L’obesità – scrive ancora l’Oms – porta con sé diverse malattie legate al consumo eccessivo di zuccheri come il diabete, il cancro e le malattie cardiache. Per contrastare la situazione, i governi hanno diverse soluzioni a disposizione, tra cui proprio una tassa sugli zuccheri.

“Come tassare il tabacco aiuta a ridurre il consumo di tabacco – si legge nel rapporto – tassare le bevande zuccherate aiuta a ridurre il consumo di zuccheri”.

Questo tipo di tassazione, sempre secondo l’Oms, comporta diversi benefici: riduce il consumo di zuccheri (se il costo della bibita aumenta del 20 per cento, i consumi si possono ridurre fino al 20 per cento), fa risparmiare i sistemi sanitari nazionali, aumenta il gettito fiscale e aiuta soprattutto le famiglie a reddito basso a ridurre i consumi di bevande zuccherate.

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