L’ipotesi sarà discussa dagli addetti ai lavori del settore dell’industria aerospaziale al terzo New Space Economy Expoforum di domani

Utilizzare i satelliti per scoprire quali stati stanno inquinando e quali invece stanno seguendo le regole comuni per combattere la crisi climatica. Se ne parlerà domani al New space economy Expoforum, il forum degli addetti ai lavori del settore dell’aerospazio che si tiene a Roma da oggi all’11 dicembre.

La seconda giornata dell’evento arrivato alla sua terza edizione sarà dedicata alle questioni climatiche e ambientali.

Con un video messaggio, interverrà anche Simonetta Cheli, futura direttrice dell’Osservazione della Terra dell’Esa. “Già con gli accordi di Parigi del 2015, quando i diversi Paesi avevano preso impegni per contenere l’aumento della temperatura da 1,5 a un massimo 2 gradi – ha spiegato Cheli a Repubblica – si era stabilito il global stocktake: un monitoraggio periodico per verificare l’effettiva applicazione degli accordi, che avviene attraverso anche i sistemi satellitari”. 

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Dopo Cop21 – continua la scienziata – l’Esa ha definito missioni dedicate a questo, tra queste, CO2M per il monitoraggio delle emissioni biossido di carbonio prodotte dall’attività umana, che decollerà a inizio 2026. Servirà alla definizione del global stocktake del 2028. Con uno spettrometro a onde infrarosse corte e molto corte, misurerà le emissioni CO2 prodotte dall’attività umana per stimare il prodotto di combustione fossile regionale e nazionale”.

Secondo uno studio pubblicato su Environmental research letters, sarebbe possibile calcolare le emissioni per singolo Paese grazie ai nuovi satelliti Copernicus. “Si tratta un grosso passo avanti – spiega Andrea Taramelli dell’Ispra, delegato nazionale presso il Copernicus user forum europeo – perché i satelliti danno una misura quanto meno reale, certa, e sempre più accurata”.

Superando in questo modo le incertezze dovute alle dichiarazioni del leader mondiali spesso difficilmente verificabili.

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