Cultura

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. L’ITALIA DICE BASTA. GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA

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Roma. Oggi l’Italia si è tinta di rosa con decine di iniziative sparse in tutta la Penisola e anche la Camera dei deputati non è stata da meno. Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne, voluta dall’Onu nel 1999, sono giunte nella Capitale 1400 donne vittime delle conseguenze di amori malati.

Donne che hanno trovato il coraggio di affrontare stupri, violenze, stalking, e che ne sono uscite vincenti. Alcune, altre no. L’aula di Montecitorio ha ospitato per tutta la giornata anche madri di ragazze a cui tutto questo ha tolto la vita. Tutte insieme, unite, per fare fronte comune contro un dramma sociale sempre più presente. E che non riguarda solo le donne, ma l’intera società. “Sbaglia chi pensa che la violenza sia una questione che riguarda esclusivamente le donne. No, riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità. E gli uomini non devono restare a guardare” ha dichiarato la presidente della Camera Laura Boldrini.

Il femminicidio in Italia “uccide una donna ogni due giorni e mezzo. Lo dice l’istat. Ed è un dato spaventoso”.
Sono 84 le donne uccise solo nei primi 9 mesi del 2017. Un dato in calo rispetto alle 109 dello scorso anno, ma ancora troppo alto. Ciò che spaventa di più è che 61 di questi crimini sono familiari. E’ il resoconto della Polizia sugli omicidi volontari, per un 2017 che non è ancora finito. Il rapporto Eures sui femminicidi conta 114 vittime in 10 mesi.

La richiesta della Camera oggi è rivolta soprattutto agli uomini. “Chiediamo di uscire da una cultura che ha ridotto per millenni la donna a una proprietà. Bisogna educare i bambini e le bambine alla parità di genere.” sono le parole della presidente Boldrini, che ha definito questi atti di violenza una vergogna che “sfregia tutto il Paese“. Donne di ogni regione, insieme per chiedere a quelle donne meno coraggiose di denunciare, sempre, “in un sistema che divide, isola e uccide”. “La verità – secondo Boldrini – è che le donne tendono a non denunciare le molestie, le violenze e gli stupri, perché temono di non essere credute o di perdere il lavoro. Perché sanno che in questo Paese persiste un forte pregiudizio contro di loro, quasi che debbano giustificarsi di aver denunciato. Ma è il momento di non stare più zitte.

L’iniziativa #inquantodonna è stata lanciata con lo scopo di superare la paura. Le donne che vi hanno aderito hanno scelto di mostrarsi pubblicamente per la prima volta dopo gli sfregi subìti e di raccontare la propria storia senza più filtri nè timori.

L’Italia ha raggiunto grandi risultati in questa battaglia.

Per il ministro della Giustizia Andrea Orlando la “lotta alla violenza sulle donne è anzitutto un problema degli uomini, di educazione sentimentale, di rispetto delle differenze. È un problema educativo gravissimo“.

Ma finalmente qualcosa di muove.

Il fondo per gli orfani di femminicidio è la novità normativa, con lo stanziamento di due milioni e mezzo annui per il triennio 2018-2020. 7 milioni di euro erogati sotto forma di borse di studio, spese mediche e assistenziali ai figli di donne uccise da questi reati. Almeno il 70% sarà a favore dei minori, la restante parte sarà a favore di soggetti maggiorenni economicamente non autosufficienti. Proposta che porta la firma della presidente della commissione d’inchiesta sul femminicidio Francesca Pugliesi e che sarà votata prossimamente dalla commissione Bilancio al Senato, che oggi ha aperto la seduta con un simbolico minuto di silenzio. E alle vittime di uomini violenti sarà destinata anche una parte del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di mafia, racket e reati internazionali.
Significativa è la presentazione dell’emendamento proprio nella giornata di oggi, una “risposta concreta della politica e non le solite vuote celebrazioni”.

Contro il femminicidio anche il presidente francese Emmanuel Macron. 200 persone in Francia, tra civili e istituzioni, sono state invitate al silenzio, nel ricordo delle 123 vittime francesi del 2016. Il presidente “ha piena coscienza della gravità del problema e ha sempre fatto della parità di genere una battaglia”, è quanto dichiarato dall’Eliseo.

Intanto il corteo del movimento Non Una Di Meno ha sfilato oggi tra le strade di Roma, Milano e Bologna, presentando un piano contro la violenza di genere. A Roma le manifestanti hanno “inondato le strade, per lanciare un messaggio chiaro: non ci fermeremo finché non saremo libere”.

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