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Premi Nobel contro le fake news sul clima: la disinformazione fa male all’ambiente

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La disinformazione fa male all’ambiente tanto quanto il vero inquinamento. Lotta al cambiamento climatico e contrasto alla perdita di biodiversità sono le nuove frontiere dei professionisti di fake news e disinformazione.

Per questo nel documento preparatorio per il prossimo incontro tra premi Nobel, che avrà tra i punti all’ordine del giorno proprio il clima, la Royal Swesish Academy of Science ‘attacca’ le campagne di disinformazione che non permettono di distinguere i fatti reali dalle notizie non vere o esagerate.

Fake news e campagne di disinformazione infatti, hanno un forte impatto anche sulla politica poiché rendono impossibile prendere decisioni a lungo termine.

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“I rapporti sui social media hanno creato un ambiente tossico in cui ora è molto difficile distinguere i fatti dalla finzione” – spiega al Guardian uno degli autori, Owen Gaffney dello Stockholm Resilience Center, spiegando che “una delle maggiori sfide che l’umanità deve affrontare ora è la nostra incapacità di distinguere i fatti dalla finzione. Questo sta minando le democrazie, il che a sua volta limita la nostra capacità di prendere decisioni a lungo termine necessarie per salvare il pianeta “.

Gli autori del documento sostengono le tante promesse fatte per il raggiungimento della neutralità climatica da parte di Stati, investitori e aziende avanzate di recente, ma avvertono che la polarizzazione mediatica sul tema non aiuta a mantenere fede alle promesse.

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Ad aprile verrà pubblicato sull’Annual Review of Public Health uno studio che affronta la questione spiegando che le difficoltà maggiori dell’uomo nel percepire e recepire le informazioni su questo tema, derivano proprio dalla comprensione che possono esistere effetti cumulativi delle emissioni di gas serra.

Si tratta di informazioni che ci sfuggono che non siamo in grado di focalizzare e accettare.

Lo studio infine, evidenzia come la nostra tendenza a non voler accettare il cambiamento climatico derivi in parte rifiuto di modificare il proprio stile di vita e dalle eventuali ripercussioni socio-economiche temute in seguito all’adozione di misure di mitigazione.

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