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Economia circolare, raddoppiando i valori attuali avremo -39% dei gas serra

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“È vero che l’Italia mantiene un ruolo di leadership nell’economia circolare e nei suoi principali aspetti ma, con questo Rapporto abbiamo valutato lo stato dell’arte e vorremmo lanciare un piccolo allarme”. A dirlo è il presente del Circular Economy Network, Edo Ronchi, durante la presentazione del 3° Rapporto nazionale dell’economia circolare.

Per Ronchi, “rispetto al peso che l’Unione Europea sta dando all’economia circolare, stiamo sottovalutando i potenziali di rilancio della competitività, degli  investimenti e dell’occupazione, dei cambiamenti verso un’economia circolare che sono elevati e che andrebbero valorizzati”.

“Recuperare i gap di circolarità della nostra economia – ha aggiunto Ronchi – è indispensabile per realizzare tagli impegnativi delle emissioni di gas serra e per rendere sostenibile la pressione sulle risorse naturali”.

Ronchi ha poi spiegato che “per fare della transizione ecologica un pilastro portante della ripresa è necessario un maggiore impegno per recuperare i gap di circolarità della nostra economia”.

Il Rapporto, ha poi evidenziato che non ci può essere transizione ecologica senza economia circolare. E le possibilità di evitare una catastrofe climatica, onorando gli impegni al 2050 assunti al vertice Onu di Parigi del 2015, sono legate al rilancio dell’economia circolare da cui dipende il 39% dei tagli di CO2.

Ma per raggiungere questo obiettivo occorre, a livello globale, raddoppiare l’attuale tasso di circolarità delle merci passando dall’8,6% al 17%.

È una sfida che vede l’Italia in prima linea: il nostro Paese per il terzo anno consecutivo è in testa nel confronto sulla circolarità tra le cinque principali economie dell’Unione europea (Germania, Francia, Italia, Spagna e la Polonia, che con l’uscita del Regno Unito dall’UE risulta la 5° economia).

Per questi 5 Paesi sono stati analizzati i risultati raggiunti nelle aree della produzione, del consumo, della gestione circolare dei rifiuti, degli investimenti e dell’occupazione nel riciclo, nella riparazione, nel riutilizzo.

Sommando i punteggi di ogni settore, si ottiene un indice di performance sull’economia circolare che nel 2021 conferma la prima posizione dell’Italia con 79 punti, seguita dalla Francia con 68, dalla Germania e Spagna con 65 e dalla Polonia con 54.

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“La circolarità è uno strumento essenziale nel nostro contesto, con l’emergenza climatica che stiamo vivendo e la consapevolezza che dobbiamo raggiungere importanti obiettivi di decarbonizzazione, potenziamento delle rinnovabili, ripristino dei valori naturali del nostro ambiente” – ha detto  il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel suo intervento.

L’Italia su questo tema è un Paese guida – ha continuato Cingolani – Forse abbiamo pubblicizzato poco la nostra cultura dell’economia circolare. Ricicliamo quasi il doppio del totale dei rifiuti rispetto alla Comunità europea. Abbiamo un ruolo di leadership assoluta in Europa, con un tasso di circolarità che è circa il 30% maggiore che nel resto dell’Europa. Il recovery fund è uno degli strumenti che abbiamo per aumentare la nostra capacità”.

“Ci sono settori dove però possiamo fare di più e che potrebbero avere degli impatti estremamente positivi – ha spiegato Cingolani – Certamente il settore della plastica è uno di questi. Tutti sanno quanto sia complesso il ciclo di smaltimento della plastica, tanto che abbiamo microplastiche di diversa densità che galleggiano e che si trovano sul fondo dei mari, abbiamo un problema enorme di inquinamento da parte di persistent organic pollutants e di microplastiche negli oceani. È un problema che riguarda la nostra alimentazione, la fauna, la flora marina, il benessere degli oceani che sono una parte importante del nostro ecosistema. Sul tema c’è da fare molta innovazione e molta ricerca. Dobbiamo potenziare le nostre capacità, essere la nazione pioniera di metodi e tecnologie nuove, che ci consentano di essere sempre più protettivi nei confronti dell’ambiente, senza ovviamente rinunciare alle prospettive di sviluppo e alle economie di filiera”.

“In generale l’auspicio è questo: che con la sensibilità che abbiamo saputo dimostrare sinora come Paese, si continui a investire, a ricercare, a richiedere soluzioni sempre migliori, che il piano nazionale del recovery fund diventi uno strumento per accelerare e migliorare le nostre capacità in questa direzione – ha concluso Cingolani – L’approccio alla circolarità che ci ha caratterizzato sinora, che ci può caratterizzare molto di più, è decisamente l’unica strada per affrontare il futuro con un po’ di serenità, non solo per il nostro ambiente, ma anche per la tenuta economica e sociale della futura società e il benessere dei nostri figli”.

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Il focus del rapporto di quest’anno riguarda il contributo che l’economia circolare dà alla lotta ai cambiamenti climatici.

In questa direzione, indicata dalla Ue, l’Italia ha compiuto alcuni importanti passi avanti.

Nel settembre 2020 sono stati approvati i decreti legislativi di recepimento delle direttive in materia di rifiuti contenute nel Pacchetto economia circolare mirato a prevenire la produzione di rifiuti, incrementare il recupero di materie prime seconde, portare il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 65% entro il 2035, ridurre a meno del 10% entro la stessa data lo smaltimento in discarica.

Entro il marzo 2022 dovrà inoltre essere approvato il Programma nazionale di gestione dei rifiuti.

E il nuovo Piano Transizione 4.0, più orientato alla sostenibilità rispetto al precedente Piano Industria 4.0, prevede specifiche agevolazioni per gli investimenti delle imprese finalizzati all’economia circolare. Misure importanti ma non ancora sufficienti.

“L’economia circolare – dichiara Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA – riveste certamente un ruolo fondamentale nel percorso verso sistemi produttivi e territori, a partire dalle città, più sostenibili, ma anche nel raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica: oltre il 45% delle emissioni sono associate all’utilizzo dei prodotti e alla gestione del territorio in tutte le sue componenti e la transizione circolare può portare all’abbattimento fino a circa il 40% del totale delle emissioni globali. È necessario però da una parte essere più ambiziosi nella parte dedicata alla transizione circolare del PNRR, proprio in quanto occasione unica e imperdibile, e dall’altra mettere in campo da subito tutti gli strumenti necessari, tecnologici, regolatori, finanziari e soprattutto di governance a partire dalla Strategia Nazionale per l’Economia Circolare che, come recentemente comunicato dal Ministro Cingolani, sarà elaborata nei prossimi mesi dal Ministero della Transizione Ecologica, in collaborazione con il Mise e con il supporto di Ispra ed Enea”.

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