COP15, continuano tra le proteste i lavori per salvare la biodiversità

A Montreal, in Canada, oltre 10.000 delegati mondiali lavorano per salvaguardare la biodiversità. Nel frattempo, i popoli indigeni protestano contro l’eventuale istituzione di nuove aree protette. 

Continuano alla COP15, cioè la Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sulla Biodiversità, le discussioni sulle iniziative necessarie per salvaguardare la natura. Fino al prossimo 19 dicembre 2022, a Montreal, in Canada, gli oltre 10.000 delegati mondiali, sotto la guida della Cina, dovranno sottoscrivere un nuovo Accordo per tutelare animali e piante sempre più in sofferenza a causa dei cambiamenti climatici, della perdita di habitat e dello sfruttamento del suolo.

La bozza dell’Intesa prevede 22 obiettivi, ma gli osservatori sottolineano che gli Stati ne condividono appena due. Di certo, oltre 100 Paesi già si sono detti favorevoli a dichiarare riserva protetta il 30% di boschi e di foreste e il 30% degli oceani. Gli impegni dovranno essere tradotti poi in realtà.

Eppure, alcune Organizzazioni Non Governative attive nella difesa dei diritti umani hanno messo nero su bianco che l’istituzione di ulteriori aree incontaminate potrebbe rappresentare una minaccia per le popolazioni indigene. Proprio per questo gli abitanti dei polmoni del Globo stanno protestando a Montreal per farsi ascoltare da politici, economisti e scienziati.

Il futuro della natura è sul filo del rasoio. Il fallimento alla COP15 non è un’opzione contemplabile“, aveva dichiarato Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale, a poche ore dall’inizio dei lavori della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sulla Biodiversità.

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