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8 marzo, il Time dedica la sua copertina alle donne che hanno fatto la storia

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8 marzo, festa della Donna e quale modo migliore di celebrarla se non ricordando le donne che hanno fatto la storia?

È questa la scelta del settimanale americano ‘Time’ che con il titolo ‘It’s complicated’ lancia il suo nuovo progetto: cento copertine che ripercorrono gli ultimi cento anni con un focus al peso delle donne nel mondo.

Tante donne e diverse tra loro: scienziate, artiste, attiviste, imprenditrici.

Se vi state chiedendo quante donne sono apparse nelle copertine che celebrano la Persona dell’Anno dal 1927 ad oggi, la risposta è semplice: undici.

Ma dietro questo progetto c’è qualcosa di più complesso, appunto, it’s complicated: è giusto, si sono chiesti nella redazione di ‘Time’, incoronare Persona dell’Anno (la cover più famosa che celebra personalità di tutto il mondo) solo quelle donne che raggiungono risultati tipicamente maschili, pescando soprattutto nei settori della politica e dell’economia?

Greta, il maxi ritratto gigante della giovane attivista in onore della festa della donna

Un esempio: nel 1986 l’omaggio andò a Corazón Aquino, primo presidente donna del continente asiatico.

Forse no, e quel ‘complicated’ è tutto qui: c’è una sostanza diversa nell’essere donna, un valore assoluto che molte classifiche fingono di non vedere, applicando i criteri di scelta che si usano nel determinare un successo maschile.

D’altra parte, come ricorda un fondo pubblicato dal giornale, quell’omaggio cartaceo ha mantenuto la definizione di Man of the Year fino al 1999, e solo dopo è diventato un più egualitario Person of the Year.

Nel progetto ‘100 Women Of The Year’, la scelta è stata più libera, leggera, persino provocatoria e divertente. Intanto perché le undici copertine originali sono rimaste identiche, ma le nuove 89 sono state affidate ad artiste con storie interessanti alle spalle e dal tratto illustrativo fuori dagli schemi, come per esempio Lauren Crazybull, autrice di quella dedicata a Wilma Mankiller, la prima donna a
capo della Cherokee Nation, orgoglio nativo.

O la canadese Anita Kunz, che ha illustrato la sceneggiatrice Irna Phillips, pioniera della soap opera americana.

Italia aderisce al Patto per il riuso e riciclo della plastica

Già, perché non ci sono soltanto donne-alfa come Michelle Obama o la regina Elisabetta d’Inghilterra (per altro una delle poche donne premiate realmente, nel 1952), ma ci sono tante figure che hanno influenzato il nostro modo di pensare, di vestirci, di divertirci.

Figurano Coco Chanel e J. K. Rowling: che cosa saremmo senza quel profumo e quel maghetto? È meno conosciuta, vero, ma c’è
anche la polacca Anna Walentynowicz, esponente di spicco del movimento Solidarnosh (tutti ricordano solo Lech Walesa).

Provocatorio inserire Madonna? Be’, c’è anche Beyonce Knowles.

E se nel 2019 la Persona dell’anno è stata realmente una donna, anzi, una ragazza, la allora sedicenne Greta Thunberg, colpisce notare che personalità come la scrittrice scomparsa da poco Toni Morrison o Jacqueline Kennedy abbiano dovuto aspettare questo progetto, diciamo, «postumo» per vedere riconosciuto il proprio peso.

Ma d’altra parte, come ha dichiarato la stessa Nancy Gribbs, ex direttrice della rivista (e prima donna a guidare il Time Magazine), questo vuol essere soprattutto un esercizio intellettuale per capire come certe donne, spesso anche in tempi e situazioni di forte disuguaglianza, hanno comunque saputo esercitare un potere forte, un condizionamento più potente di ogni stereotipo.

It’s complica ted, certo, ma non è impossibile.

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