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Zolle, facciamo circolare cibo buono! Il futuro dell’azienda che ha portato l’agricoltura in città

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Mangiare alimenti che variano di stagione in stagione, prodotti da agricoltori che li coltivano assecondando le caratteristiche del proprio territorio. E’ quello che l’azienda Zolle propone ai suoi clienti, nata nel 2008 a Roma come “iniziativa  che permettesse di portare l’agricoltura in città”, spiega a TeleAmbiente la fondatrice Simona Limentani, e che oggi ha deciso di far crescere l’azienda facendo entrare nella compagine sociale il fondo d’investimento Opes Italia.

Intervista a Simona Limentani, fondatrice di Zolle, e Patrick Landi, socio Opes Italia.

Facciamo circolare cibo buono“. Questo è l’obiettivo di Zolle, un’azienda di Roma che consegna a domicilio alimenti sani, freschi e di stagione, sostenendo i piccoli agricoltori locali. Siamo andati a trovarli nel loro “Spaccio” per conoscere i prodotti e il lavoro che c’è dietro Zolle, guidati dalla fondatrice Simona Limentani.

Zolle nasce nel 2008 “dal piacere di mangiare cibi buoni e sani, dei quali si possono conoscere i produttori e i metodi di produzione. Nasce perché crediamo che il cibo buono debba essere quello che mangiamo tutti i giorni“,  si legge sul sito web dell’azienda.  

“L’idea è partita da Roma, come luogo ideale per far partire un’iniziativa del genere, ovvero qualcosa che permettesse di portare l’agricoltura in città. All’inizio ci dicevano che era una cosa strana, così le persone non possono scegliere, ma in realtà erano più che pronte alla possibilità di avere una via d’accesso ad un prodotto vero. – ci racconta Simona – Questo è stato quello che ci ha portato avanti negli anni, conoscere sempre più aziende agricole portate avanti da persone che pensassero con la testa e il cui interesse partisse dalla passione e  dalle competenze. Allo stesso tempo abbiamo incontrato clienti che, soprattutto per passaparola, si sono raccontati di questa realtà, che arrivava anche a casa in bicicletta”. 

All’interno delle scatole di Zolle troviamo “stagionalità ma anche ciò che decidono i limiti delle aziende con cui lavoriamo. Da una parte il limite economico che proponiamo al cliente, ovvero cerchiamo di fornirgli prodotto di base per il suo fabbisogno settimanale dentro questa cifra. E dentro questo limite, che è un po’ un patto con il cliente, c’è quello produttivo diverso dalla realtà a cui ci hanno abituati di un supermercato dove troviamo tutto facilmente, ma è qualcosa che nasce da un territorio specifico. La Zolla è meravigliosa perché quando la apro mi sorprendo ma, allo stesso tempo, mi mette in contatto con la realtà, è questa la cosa meravigliosa“, ci spiega Simona.

Un modello virtuoso di economia e di consumo quello di Zolle attento alle persone al lavoro e all’ambiente, un modello che oggi Zolle ha deciso di rilanciare facendo entrare nella sua compagine sociale Opes Italia, un fondo italiano di investimento sociale. “Tutto questo nasce da delle amicizie. La pandemia ci ha portato ad una fase di cambiamento e di questa esigenza ne abbiamo parlato con alcuni amici che erano all’interno di questo fondo d’investimento. Quello che ci stanno portando e ci hanno portato, oltre ad una forza per rendere concrete le idee che abbiamo avuto in questi mesi, è anche uno scambio di relazioni e informazioni, fiducia in noi”, spiega la fondatrice di Zolle.

Zolle cresce e con Opes Italia punta sul futuro

Bisogna iniziare da quella che è la nostra missione. Siamo un fondo di capitale a rischio di private equity che ha una strategia ben specifica, ovvero quella di sostenere aziende che da una parte svolgono un’attività commerciale ma dall’altra hanno nel loro spirito quello di migliorare un po’ anche il mondo, che sia legato a fattori sociali e ambientali – ci racconta Patrick Landi, socio Opes Italia – Pensiamo che questo sia il futuro del capitalismo, questo è il nostro approccio. Simona ha parlato di fiducia, il nostro lavoro è capire quali aziende e progetti possono creare un valore aggiunto economico e sociale e avere fiducia in loro”.

“Con questo discorso sul capitalismo, con cui andiamo d’accordo con Opes, noi speriamo di riuscire ad allargarlo come idea: i soldi servono per fare cose e non le cose servono per fare i soldi”, conclude Simona.

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