Combattere il cambiamento climatico è importante sia per la Russia che per il mondo. è il messaggio ecologista che Vladimir Putin sta lanciando in tutti i suoi discorsi: dal Forum di San Pietroburgo al G20 di Roma.

Parole però che non hanno convinto tutti. C’è infatti chi si domanda se il cambiamento dello zar, dopo anni di posizione scettiche, sia reale. Soprattutto se si guardano i fatti.

Secondo diverse fonti, l’escamotage trovato dal Cremlino per ‘apparire’ interventista è quello di puntare tutto sulle vaste foreste russe e la loro capacità di assorbire anidride carbonica. In questo modo, si evita di mettere in campo politiche serie per tagliare le emissioni.

Aderendo al piano contro la deforestazione annunciato alla Cop26 di Glasgow, Putin ha ribadito che per “costruire un’economia a zero emissioni entro il 2060, la Russia si basa, tra le altre cose, particolarmente sulle risorse a noi disponibili, come le foreste e la loro capacità di assorbire l’anidride carbonica e produrre ossigeno: dopo tutto il nostro Paese ospita il 20% delle foreste mondiali”.

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Il governo stima che i vari ecosistemi del Paese – ma principalmente gli alberi – siano in grado di neutralizzare “fino a 2,5 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra all’anno”.

Le emissioni attuali della Russia ammontano a 2,2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente.

In teoria, Mosca sarebbe già a posto così.

Per gli esperti però, il valore di 2,5 miliardi è del tutto fantasioso.

Soprattutto alla luce della direttiva emanata nel febbraio scorso, con cui il ministero dell’Ambiente ha deciso d’includere nel computo anche le foreste ‘vergini’ (ovvero non gestite dall’uomo), violando le direttive dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu.

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Ma non è tutto.

Come hanno dimostrato gli incendi in Siberia della scorsa estate, il cambiamento climatico si fa sempre più ‘forte’ in quest’area del mondo, mettendo in pericolo le foreste russe, che invece di aiutare nella lotta al cambiamento climatico potrebbero diventare dei veri e propri produttori di CO2.

Qualcosa ad ogni modo è cambiato, sia nell’atteggiamento russo sull’ambiente, sia nei piani governativi che ora prevedono ingenti investimenti nelle rinnovabili.

Le associazioni di settore però considerano molto negativamente gli impegni presi dalla Russia sinora.

Il Climate Action Tracker reputa ad esempio “gravemente insufficiente” l’approccio ai target necessari per evitare la catastrofe.

“Le politiche e gli impegni climatici della Russia – si legge nel pagellino dedicato a Mosca – testimoniano un’azione minima o nulla e non sono affatto coerenti con l’accordo di Parigi”.

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