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Xylella, Elena Cattaneo: “Rischio deragliamento politico, deve vincere la ricerca scientifica”

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La senatrice a vita Elena Cattaneo, farmacologa e accademica di fama mondiale, avvisa la politica, c’è il rischio che sulla Xylella si finisca in dibattito politico come con il caso Stamina.

La senatrice Elena Cattaneo, dopo il suo intervento al Festival della Scienza di Fasano, ha rilasciato una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, dove ha parlato di Xylella e della paura che il tutto sfoci in dibattito politico.

Senatrice Elena Cattaneo, celebre per le sue ricerche sulle cellule staminali quanto incide sul buon funzionamento della democrazia la valorizzazione ben documentata delle competenze?

“Accompagnare le decisioni politiche con un processo che parla delle evidenze disponibili, definita appunto evidence-based policy-making,sarebbe utile alla buona salute della nostra democrazia. Infatti il metodo scientifico è un argine contro decisioni razionali e controproducenti ma anche contro i cedimenti a pregiudizi teologici cui i decisori politici sono soggetti tanto quanti cittadini, ci permette di avvicinarci a quello che non capiamo e aiuta a correggere contraddizioni. L’insieme di cittadinanza attiva una classe dirigente politica amministrativa ben preparata e un solido corpo accademico rappresento una potenza assicurazione per il buon funzionamento del processo democratico.”

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Dalla campagna no-vax alle terapie improprie fino all’idolatria del biologico il dibattito è mutato imputa a qualcuno la responsabilità del cambio di narrazione?

“Esiste un parallelo tra ricerca “a tesi” volta sola confermare una teoria senza tener conto dei dati contrari che getta discredito sull’intera comunità di scienziati, e la demagogia politica che, per ottenere un consenso tanto vasto quanto superficiale, fa leva su paure e luoghi comuni: entrambe possono cancellare in pochissimo tempo anni di progressi. Le neuroscienze cognitive spiegano che i nostri impulsi sono dettati da un passato evolutivo che ci ha visti abbandonare le caverne la vita tribale da praticamente pochissimo tempo: il nostro cervello e plasmato sul garantirsi la sopravvivenza immediata in un ambiente ostile non su quanto bene approfonditamente comprendiamo la realtà.”

Olive trees affected by the disease in the province of Lecce in 2015

 

In altre parole?

“Le tecniche di propaganda da chiunque promosse sfruttano questi impulsi per accrescere il consenso su politiche demagogiche che posso diventare molto pericolose, per questo è importante essere consapevoli delle imperfezioni nel nostro modo di ragionare in modo da riuscire a tenerla sotto controllo.”

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La Xylella è un caso di scuola che lei utilizza spesso come esempio. Cosa dimostra questa vicenda e, soprattutto, ritiene che ora la barra sia finalmente a dritta dopo anni persi tra stregoni e politiche inesatte?

“Come per caso Stamina anche questo caso teorie non comprovate da dati scientifici accertati ma in qualche modo rassicuranti per le popolazioni coinvolte dall’emergenza Xylella, sono state trattate come se fossero ugualmente valide rispetto all’orientamento espresso dalla comunità scientifica sulla base di studi metodologicamente corretti. Bisogna ricordare che, in tutti i casi nei quali la ricerca di consenso immediato confligge con indicazioni provenienti dalla comunità scientifica, non possiamo mai ritenerci fuori pericolo: il rischio di un deragliamento della politica da fatti e prove scientifiche accertate è sempre dietro l’angolo.

Siamo in piena onda verde dopo l’exploit di Greta Thunberg all’Onu. Si parla di Green New Deal e svolta ambientalista. Concorda con i toni enfatici dell’emergenza e quali sono i rischi che si celano dietro un ecologismo nato su spinta emozionale?

“Trovo positivo che molte persone, soprattutto giovani, si preoccupino per il futuro della nostra specie e si mobilitino per migliorare la sensibilità del modo in cui viviamo sul nostro pianeta, ma è opportuno che la mobilitazione si accompagni a una conoscenza quanto più possibile approfondita delle sue ragioni. Bisogna essere consapevoli della complessità della materia e dei riflessi sui singoli paesi (e sui singoli cittadini) di ogni scelta compiuta in nome del benessere generale. Ancora una volta l’antidoto ad una semplificazione estrema tipica di un modo di pensare populista e demagogico è a mio avviso l’educazione al metodo scientifico, che abitua a mettere in discussione continuamente anche e soprattutto le idee e le teorie a cui siamo più affezionati.”

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