Biodiversità

Docufilm “Legno Vivo – Xylella, oltre il batterio”. È tutta colpa di un batterio?

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Xylella. Per quale ragione sta succedendo tutto questo? È tutta colpa di un batterio? L’unica soluzione è l’eradicazione degli ulivi? E cosa rischiamo perdendoli?

 

A queste domande si è cercato di rispondere nel documentario di Elena Tioli, Francesca Della Giovampaola e Filippo Bellantoni “Legno Vivo – Xylella, oltre il batterio”.

Un’ora e dieci in cui si intrecciano i saperi, le tradizioni e le storie di chi, in questi anni, con le unghie e con i denti sta tentando di salvare la propria terra e i propri ulivi, non solo da un batterio (pauco di nome e di fatto) ma dall’avidità, dall’ignoranza e dalla cecità umana.

Dal racconto di questa vicenda, sulla quale l’opinione pubblica ha ricevuto nella maggior parte dei casi un’informazione parziale, emergono preoccupanti risvolti che coinvolgono l’agricoltura, l’economia, l’ambiente, il paesaggio, la salute, la società, le libertà e i diritti costituzionali.

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A fronte di non più di un 2% di piante trovate infette (fonte: monitoraggi ufficiali della Regione Puglia), sono state imposte su larga scala pratiche fitosanitarie lesive del principio di precauzione e delle direttive nazionali ed europee in tema di salute pubblica e si è dato via libera all’abbattimento di migliaia di alberi, secolari e millenari, fondamentali presidi contro desertificazione, siccità e dissesto idrogeologico, preziosissime riserve di acqua, garanti della biodiversità nonché fonte di reddito per tante famiglie.

Il viaggio alla ricerca delle tante verità nascoste dietro al batterio da quarantena ha condotto gli autori fino in Spagna, dove il modello olivicolo intensivo e super-intensivo che si vorrebbe imporre alla Puglia, ha preso piede già dagli anni ’90, portando alla scomparsa delle piccole e medie imprese agricole e allo spopolamento di vasti territori, depredati delle loro risorse, in nome dell’agricoltura industriale.

Un modello agricolo causa dell’iper-sfruttamento dei terreni, della contaminazione delle falde acquifere e dell’inquinamento dei suoli, resi sempre più sterili e ostili alla vita.

Xylella fastidiosa, rilevazione aerea per allerta precoce

Ad introdurre la proiezione in anteprima del documentario a Palazzo Madama, il senatore Saverio De Bonis, promotore dell’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’emersione e gestione dell’emergenza Xylella fastidiosa nei territori della Puglia e di un emendamento alla Legge di Bilancio per destinare il 50% del Fondo di solidarietà nazionale alla ricerca e allo studio per la cura della malattia.

Puglia, una situazione allarmante

In Puglia, soprattutto nella parte sud della penisola, l’uso eccessivo o inappropriato dì dìserbantì, ìnsettìcìdì, fungicidi e concimi sintetici ha provocato seri danni alla fertilità dei suoli.

Lo chiamano effetto-Attila. Una strage silenziosa di micro e meso-fauna utile alle piante che arriva anche “ dove I’occhio non vede.

Sottoterra infatti Ie cose non vanno meglio.

In Salento Ie micorrize sono scarse o assenti e la sostanza organica non supera |’1,2% (con picchi a ribasso dello 0,936 come è stato trovato nel comune di Alezio in provincia di Lecce).

Basti pensare che nel deserto del Sahara il valore è pari a 1 e che si dovrebbe avere almeno un 3,5% di sostanza organica per permettere alla biodiversità funzionale di mantenere le sue funzioni, per avere un’idea di quanto la situazione sì critica.

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In passato, per dire, i terreni avevano almeno un 4% di sostanza organica, Ie piante erano sane, ben nutrite, c’era più resilienza verso gli stress e maggior risposta ai patogeni.

AI declino della sostanza organica si aggiungono i danni derivati dall’erosione e dalla salinizzazione dei terreni, superiori rispetto agli altri paesi con conseguente ulteriore abbassamento de||a biodiversità e della fertilità.

I Iavori di monitoraggio dell’ARPA in Puglia indicano che questo fenomeno è ampiamente aggravato in questa regione.

Questa drammatica peculiarità deriva sia da cause naturali a cui la Puglia è particolarmente esposta e vulnerabile per caratteristiche morfologiche e geografiche, sia a fenomeni antropici, dove un’errata quarantennale gestione delle risorse del territorio per le produzioni agrico\e ha portato questa situazione oltre i limiti di sostenibilità già da oltre un decennio (ARPA, 2010).

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