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XYLELLA, PRIMO DECRETO SU AREA INFETTA E TRATTAMENTI

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Xylella. In ritardo sui tempi inizialmente preventivati, prende corpo e decolla la strategia del governo per il contrasto alla xylella e il rilancio dell’olivicoltura pugliese. In Gazzetta ufficiale è stato pubblicato il provvedimento che modifica il precedente decreto Martina.

Un solo articolo e due allegati: nel primo viene delimitata la zona infetta, che abbraccia per intero le province di Brindisi e Lecce. larga parte di quella tarantina e il comune barese di Locorotondo (è la perimetrazione effettuata dalla Regione già ad agosto); il secondo allegato incide sulle linee guida per il contenimento della sputacchina (il vettore del batterio). In quale modo? Riducendo da quattro a due il numero minimo di trattamenti insetticidi obbligatori da somministrare, e rivedendo l’arco temporale (non più tra giugno e dicembre, ma tra maggio e ottobre). La seconda novità arriva dal Cipe che ieri, nel corso della riunione preparatoria alla prossima seduta, ha dato il via libera alla proposta di Centinaio (che verrà votata il 29 novembre): disco verde a una prima erogazione di 30 milioni per il 2018 a sostegno degli investimenti strutturali per gli agricoltori danneggiati dalla xylella. Proprio i 30 milioni sono peraltro citati dalla lettera che Centinaio l’8 novembre scorso ha inoltrato a Barbara Lezzi, ministro del Sud e della Coesione territoriale e perciò titolare delle chiavi del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020.

Nella lettera, il ministro dell’Agricoltura sensibilizzava a una «incisiva politica di contrasto all’espansione della xylella, da inserire però in un più ampio quadro organico di interventi, in cui siano previste azioni specifiche per il rilancio della coltura olivicola e dell’economia rurale del territorio interessato» e accennava al piano ancora in cantiere. «Per l’attuazione del piano – si legge nella lettera – ritengo necessario assicurare un primo importante finanziamento attraverso il Fondo sviluppo e coesione di almeno 100 milioni, eventualmente sulle annualità 2018-2019. Nella prima annualità sarebbe sufficiente l’importo di 30 milioni». Il piano a cui fa riferimento Centinaio raccoglie(rà) le misure sollecitate anche dalla Regione, tra cui le procedure più rapide e snelle per gli abbattimenti delle piante malate. La stessa Regione (attraverso Fabrizio Nardone, direttore del Dipartimento agricoltura) sta collaborando alla stesura del piano, insieme con le strutture ministeriali, il Servizio fitosanitario nazionale e regionale, il Crea, il Cnr, l’Avvocatura dello Stato, le Università di Napoli e Torino, l’imprenditore Giovanni Melcarne; sono stati peraltro ascoltati scienziati, associazioni di categoria e organizzazioni vivaistiche. Nel piano – «arco temporale di almeno 5-6 anni», si legge – innanzitutto c’è il contrasto alla sputacchina, per esempio con le misure agronomiche che consentono di contenere o rallentare la diffusione della xylella attraverso «la gestione del suolo, favorendo la riduzione della popolazione giovanile del vettore e l’eliminazione delle piante infette» e «la gestione della parte aerea delle piante che permette di aumentare l’efficacia dei trattamenti fitosanitari nella lotta agli adulti». Ma attenzione: «Gli interventi di lotta al vettore (a partire dai trattamenti fitosanitari, ndr) devono essere considerati prioritari nella zona cuscinetto e nei primi 20 chilometri della adiacente zona infetta, dove è essenziale che abbiano carattere di obbligatorietà; nella rimanente zona infetta, come pure nelle aree indenni, le predette misure possono essere affrancate dall’obbligatorietà, ma dovrebbero comunque essere raccomandate. E nelle zone infette dove la diffusione della malattia non è ancora generalizzata si ritiene però che l’applicazione di insetticidi debba essere fortemente raccomandata». Le misure, ammette la bozza del piano, sono «già incluse nella legislazione nazionale». Seguono poi i capitoli sui monitoraggi, sul potenziamento dell’attività ispettiva, sulla ricerca. Allo «snellimento delle procedure autorizzative di eradicazione degli ulivi infetti» è dedicato un paragrafo a sé, ma «la normativa da sottoporre all’esame parlamentare» è ancora «in fase di definizione». Gli indennizzi per gli abbattimenti saranno quantificati secondo i parametri già fissati in passato. Il piano punta poi a incoraggiare e sostenere i reimpianti e le riconversioni tramite cultivar resistenti o altre colture («in particolare mandorlo e ciliegio, sia con una misura di sostegno agli investimenti, sia con una deroga al divieto di impianto»): decontribuzioni e forme di sostegno finanziario sono i principali strumenti. Ecco poi i capitoli sui ristori per i danni subiti da aziende agricole e imprese vivaistiche, e sulle misure «per la filiera olivicola nel suo insieme». Ma le coperture finanziarie? Per monitoraggio, contrasto al vettore, costi di espianto e indennizzi «si potrà ricorrere alle risorse Ue»; per comunicazione e ispezioni «dovranno essere reperite e rafforzare risorse nazionali e regionali»; infine per ripristino dell’attività produttiva, rilancio economia rurale e ricerca e sperimentazione «si dovrà fare ricorso alle risorse appostate sul Psr 2014-2020, nonché sulla programmazione comunitaria post 2020, o a risorse su altri programmi comunitari, ma tali risorse non saranno sufficienti a soddisfare la domanda di sostegno». Insomma: si rischia già di rincorrere.

Raccolta olive disastrosa: perdite produttive del 90%

Il quadro è desolante: mancano le olive. E in assenza della materia prima frantoi e oleifici cooperativi sono rimasti chiusi, inoperosi. Così la raccolta che solitamente trova a dicembre il suo culmine può già considerarsi conclusa in gran parte d’Italia, con almeno due mesi di anticipo. Il bilancio di Italia Olivicola non solo lascia pochi margini all’ottimismo, ma sciorina numeri che inchiodano alla realtà. Secondo la prima organizzazione della coltivazione dell’olivo – che conta più di 250mila soci aderenti in quindici regioni italiane – in Puglia, Calabria e Sicilia si registrano picchi di perdite produttive del 90 per cento e oltre un milione di giornate lavorative andate in fumo per una raccolta che passerà alla storia come una delle peggiori di sempre. Colpa soprattutto delle gelate di fine febbraio e del maltempo che ha investito il territorio in queste settimane – segnala Italia Olivicola – con la Puglia la regione che più ha sofferto. Nelle province di Bari e Bat, la riduzione sfiora il 90% rispetto allo scorso anno. A Corato, Andria, Ruvo di Puglia, Bitonto molte attività hanno già chiuso i battenti, mentre alcune non hanno nemmeno iniziato a lavorare. L’olivicoltura è rasa al suolo, invece, nel Salento, dove la Xylella continua a fare strage di ulivi. Lo scenario non migliora in Calabria e Sicilia che registrano pesantissime perdite di frutto e prodotto appesantite dalle recenti abbondanti piogge. Le uniche regioni che hanno avuto un aumento di produzione, segnala l’Organizzazione, sono Abruzzo e Toscana. Ad accompagnare questa debacle è la perdita delle giornate di lavoro solo per la manodopera a tempo determinato assunta dalle imprese olivicole durante la fase della raccolta. «È tutto fermo da settimane – fa sapere il presidente di Italia Olivicola, Gennaro Sicolo -. Non c’è lavoro perché manca la materia prima di base». Le tre regioni maggiormente colpite dalla crisi produttiva assorbono il 47% della manodopera a tempo determinato dell’intera agricoltura nazionale, essendo aree agricole ad alta vocazione ortofrutticola ed olivicola, settori questi caratterizzati da una elevata concentrazione temporale dei fabbisogni di lavoro. «Rivolgo un appello ai politici regionali e nazionali affinché si prenda atto della crisi del sistema olivicolo italiano e vengano attivate misure straordinarie per arginare l’impatto devastante che la mancata produzione determina a carico di tutti gli operatori della filiera», ha aggiunto Sicolo. «In questo periodo così difficile bisogna assolutamente aumentare i controlli sugli oli provenienti da altri Paesi affinché non siano spacciati per italiani attraverso carteggi e magheggi vari», ha proseguito il presidente di Italia Olivicola. Gli strumenti invocati dall’organizzazione degli olivicoltori vanno nella direzione di incrementare il sistema dei controlli sulle importazioni di olio, attivare misure straordinarie per arginare l’impatto della mancata produzione su tutti gli operatori della filiera e convocare immediatamente un tavolo anti-crisi interministeriale. «Chiediamo un tavolo anti crisi interministeriale per mettere in campo iniziative volte a ridare ossigeno ai frantoi oleari, agli oleifici cooperativi – ha spiegato Sicolo -. Per avviare un concreto confronto che porti al varo del nuovo piano olivicolo nazionale in grado di rilanciare uno dei settori principali dell’agricoltura italiana». Da Italia Olivicola si sottolinea infine un altro aspetto non secondario: «Un effetto devastante dell’anno orribile dell’olivicoltura italiana è quello della drastica riduzione delle ore di lavoro per gli operai agricoli addetti alla fase di raccolta». «Nelle campagne pugliesi, calabresi e siciliane – è rilevato – non c’è stata la frenetica attività che di solito caratterizza i mesi che vanno da ottobre a febbraio, offrendo a tanti lavoratori la possibilità di trovare un impegno occupazionale utile per il bilancio familiare

Fonte: https://www.quotidianodipuglia.it/

 

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