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L’allarme del WWF: “La lotta al Covid frena quella all’inquinamento da plastica”

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La lotta al Covid frena quella che con grande fatica si combatte da anni contro l’inquinamento da plastica. È l’allarme lanciato dall’ultimo paper del WWF, che analizza la situazione a un anno e mezzo dall’inizio della pandemia.

La lotta al Covid rischia di vanificare gli sforzi fatti negli ultimi anni per ridurre l’inquinamento da plastica. È quanto emerge dall’ultimo paper del WWF, ‘La lotta al Covid frena quella all’inquinamento da plastica‘. Il biennio 2020-2021 doveva segnare la svolta nella lotta ai rifiuti di plastica in natura ma con il Covid si è aggiunto un nuovo fattore. Sono sette miliardi le mascherine che vengono usate ogni giorno in tutto il mondo e la loro dispersione ha un gravissimo impatto sugli animali e sull’ambiente.

Ogni anno, in tutto il mondo, vengono prodotti almeno due miliardi di tonnellate di rifiuti e questo dato potrebbe aumentare del 70% entro il 2050. La plastica è proprio il tipo di rifiuto più preoccupante e alla vigilia della Giornata Mondiale delle tartarughe marine l’allarme diventa ancora più importante. Come se non bastasse, tra i rifiuti in plastica non possiamo trascurare le mascherine monouso, realizzate in microfibre. Il problema della plastica si riconduce sia all’eccesso di produzione, sia alle difficoltà di smaltimento. L’Unione europea è corsa ai ripari con la Plastic Tax, ma la misura, a livello globale, non basta.

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Nella sola Unione europea vengono consumate, ogni giorno, 900 milioni di mascherine, per un totale di 2.700 tonnellate che finiscono tra i rifiuti ma anche disperse in natura e che non possono essere avviate al recupero e al riciclo. La dispersione nell’ambiente accentua il dramma dei rifiuti di plastica che finiscono per inquinare gli ecosistemi. Sono già stati osservati diversi animali acquatici (pesci, tartarughe, mammiferi e uccelli) che le hanno ingerite o sono rimasti incastrati negli elastici. A distanza di poche settimane, tra l’altro, le mascherine possono frammentarsi e rilasciare sostanze chimiche tossiche e microrganismi patogeni.

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L’ingestione di plastica rappresenta un pericolo soprattutto per le tartarughe marine, in ogni angolo del mondo. Con l’avvento della pandemia la situazione si è aggravata, perché la percentuale di consumo di prodotti confezionati o imballati rispetto allo sfuso è passata dal 45% circa al 60%. Un cambiamento causato, spiega il WWF, dalla cosiddetta ‘safe attitude’, cioè il ritenere più sicuri da contaminazioni i prodotti confezionati. Ad oggi, però, non c’è alcuna evidenza scientifica sulla trasmissione del SARS-CoV-2 attraverso il consumo di alimenti, mentre il virus riesce a sopravvivere di più proprio sulla plastica.

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Un altro aspetto dell’aumento di plastica causato dalla pandemia riguarda gli acquisti online e i servizi di asporto e consegna a domicilio di cibo. Inoltre, il drastico calo del prezzo del petrolio registrato sin dai primi lockdown ha resto meno vantaggioso riciclare materiali plastici. Le principali categorie di rifiuti presenti in mare sono: sacchetti di plastica monouso, bottiglie di plastica, contenitori e posate per l’asporto, involucri per alimenti, attrezzatura da pesca in plastica, coperchi, tappi di bottiglie e contenitori alimentari. Nell’ultimo anno è aumentata soprattutto la percentuale dei contenitori da asporto e degli oggetti monouso in generale.

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Nel paper del WWF vengono anche segnalate delle semplici regole da seguire per una spesa più sostenibile. Ecco le principali:
1- Ridurre le buste di plastica e scegliere quelle riutilizzabili
2- Lavare accuratamente la frutta e la verdura che si consumano crude
3- Separare nel frigorifero i prodotti crudi da quelli cotti (da tenere in recipienti chiusi per evitare contaminazioni)
4- Usare il refill dei flaconi di detersivi e detergenti
5- Prediligere alimenti biologici e/o di stagione
6- Ridurre il consumo di piatti, bicchieri e posate monouso
7- Scegliere aziende attente alla sostenibilità, sia in fase di produzione che di imballaggio e consegna dei prodotti
8- Preferire l’acqua di rubinetto a quella in bottiglia
9- Evitare gli sprechi alimentari
10- Smaltire il più impossibile gli imballaggi del delivery nella raccolta differenziata

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