Animali

Wet market, animali massacrati e diffusione di virus. La realtà dei mercati bagnati dal sangue

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Chiudere i wet market, i mercati bagnati dal sangue: l’appello di Animal Equality accolto dall’ONU. “In passato questi mercati sono stati fonti di epidemie. Le origini del covid-19 non sono ancora chiare ma tutto potrebbe essere cominciato in uno di questi mercati a Whuan”, Matteo Cupi, direttore esecutivo Animal Equality Italia. 

Chiudere i wet market, i mercati bagnati dal sangue dove gli animali vengono uccisi e macellati sul momento, carne fresca da servire ai clienti. L’allarme è arrivato fino alle Nazioni Unite che hanno fatto proprio l’appello lanciato  da Animal Equality L’associazione in pochi giorni dal lancio della campagna ha raccolto 200.000 firme in 8 Paesi, 100.000 solo in Italia.

Elizabeth Maruma Mrema, Responsabile della Biodiversità delle Nazioni Unite, in un’intervista al Guardian, si è espressa a favore della chiusura dei mercati bagnati in Cina e nel resto del mondo affermando: “Il messaggio è che se non ci prendiamo cura della natura sarà lei a occuparsi di noi”. 

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L’obiettivo della nostra campagna è mettere al bando questa pratica e allo stesso tempo vogliamo rivelare la crudeltà che viene inflitta agli animali“, spiega nella nostra intervista Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia. Grazie ai filmati esclusivi girati dall’organizzazione nei wet market di Cina, Vietnam e India, viene mostrato come cervi, procioni, coccodrilli e cani vivono in gabbie sporche, disidratati, affamati e malati. Si tratta di mercati che rappresentano anche una minaccia per la salute pubblica. 

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 VIDEO INCHIESTA ANIMAL EQUALITY

Da questi mercati in passato sono nate diverse epidemie, inclusa la SARS. I ricercatori ritengono che anche il COVID-19 abbia probabilmente avuto origine in un wet market di Wuhan, in Cina. Ecco cosa ci ha spiegato Matteo Cupi.

VIDEO INTERVISTA MATTEO CUPI

Cosa accade esattamente nei wet market e come sono collegati all’origine e alla diffusione del covid-19?

I wet market per la maggiore si trovano in Asia in Africa.  Animali esotici, anche quelli considerati da reddito, vengono commercializzati e macellati direttamente sul posto per i clienti che desiderano mangiare carne fresca. Il nome “wet market“, o “mercati umidi”, deriva dal fatto che il sangue e le viscere di questi animali, una volta  macellati, ricoprono i pavimenti di questi mercati. 

Wet market, appello Animal Equality: “Chiudiamo i mercati bagnati dal sangue” VIDEO

All’interno dei wet market diverse specie di animali sono rinchiuse insieme nelle gabbie, in spazi piccolissimi e con nessun tipo di attenzione riguardo alle norme igienico-sanitarie. Tutto questo crea a lungo andare un terreno fertile per le cosiddette malattie zoonotiche. In passato questi mercati sono stati anche fonti di epidemie come la Sars. Le origini del covid-19 non sono chiare al momento ma vari scienziati e ricercatori credono che il tutto abbia preso piede in un mercato del pesce a Whuan, in Cina che è noto per il commercio di animali selvatici.

Cosa succede all’interno degli allevamenti intensivi?

Secondo i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, il 75% di tutte le malattie infettive nuove o emergenti nelle persone proviene da animali (malattie zoonotiche). Questo è stato appurato ma il collegamento con gli allevamenti intensivi è difficile da fare. Quello che posso dire è che all’interno dei wet market non c’è nessun regolamento. Ci hanno chiesto più persone quanti animali vengono venduti o macellati, non lo sappiamo. Ci sono tanti introiti e oltre un milione di persone che lavorano qui.

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Le nostre investigazioni hanno un ruolo fondamentale per mostrare al pubblico il trattamento crudele e disumano che gli animali sono costretti a subire all’interno dei cosiddetti allevamenti intensivi. I bovini, i suini, i polli, i pesci e tutti gli altri animali allevati per il consumo di carne, non sono tutelati dalle leggi: all’interno di queste strutture ci sono maltrattamenti, abusi e anche una somministrazione esagerata di antibiotici a scopo preventivo, oltre all’utilizzo di gabbie talmente piccole da non permettere alle galline di poter aprire le proprie ali.

Sia la Cina che il Vietnam hanno espresso la volontà di vietare il consumo e il commercio di animali selvatici ed esotici ma è solo una decisione temporanea?

In merito alle misure prese in atto dal governo cinese come risposta alla pandemia del covid-19, la Cina ha temporaneamente posto il divieto della vendita di animali selvatici, per poi ritrattare il tutto recentemente.  Una mossa molto azzardata, i governi dovrebbero prendere molto più seriamente quello che  dice la comunità scientifica. Agli inizi degli anni novanta Singapore vietò l’uccisione di animali vivi nei wet market e recentemente anche il Vietnam sta prendendo dei provvedimenti per vietarli. C’è una discussione a livello istituzionale ma noi siamo rimasti basiti dal fatto che sia stata ritrattata quella decisione di punto in bianco.

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Perché continuano ancora ad esserci festival come quello di Gadhimai in Nepal o il Festival di Yulin?

Sono eventi che vengono portati avanti principalmente per tradizione e folklore, non c’è nessuna spiegazione logica. Per quanto riguarda Gadhimai, la nostra organizzazione, nel tentativo di scoraggiare il sacrificio degli animali, ha introdotto nel 2019 una pratica in linea con la tradizione originale. Insieme alla Croce Rossa del Nepal abbiamo allestito un campo dove i devoti hanno avuto l’opportunità di donare il loro sangue per soddisfare la divinità. E dopo ampie discussioni con il governo indiano è stato deciso di adottare una nuova direttiva per vietare il trasporto di animali in Nepal durante il festival. Questa decisione è stata vitale per ridurre il numero di animali sacrificati, stiamo parlando di un buon 70%.

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Gli animali domestici possano essere contagiati dall’uomo e non viceversa. Il virologo Roberto Burioni ha affermato “questo ci permetterà di avere un notevole vantaggio nella sperimentazione dei vaccini”.

Spero come tutti che si trovi presto un vaccino ma per gli errori commessi dagli esseri umani chi deve pagare le conseguenze sono sempre gli animali. Oramai da anni ci sono alternative alla sperimentazione degli animali ma al momento sono veramente poche perché i finanziamenti sono bassi.

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Foto copertina Natalie Ng

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