Il Great Pacific Garbage Patch brulica di vita. Ripulire gli oceani dalla plastica ora significherebbe andare a distruggere l’habitat di questi organismi

La enorme isola di rifiuti di plastica galleggiante che si trova nell’Oceano Pacifico, grande sei volte la Gran Bretagna e che va sempre di più allargandosi, è diventata l’habitat naturale di numerosi organismi viventi.

Uno studio pubblicato su BioRxiv ha rivelato che sulla Great Pacific Garbage Patch c’è un ospite nuovo, il neuston, cioè l’insieme di creature che vive al confine tra la superficie dell’acqua e l’aria.

Si tratta di organismi viventi la cui conformazione spesso non permette di controllare i propri movimenti e dunque vivono tutta la vita sospesi in acqua in balia delle forze oceaniche. Fino a che, almeno, non trovano un appiglio.

Negli ultimi anni questo appiglio è stato fornito dalla quantità spaventosa di rifiuti in plastica che si trovano nel mezzo del Pacifico.

Soprattutto nella parte più interna della grande isola di plastica, sono state trovate grandi quantità di meduse, lumache di mare, nudibranchi e avannotti di varie specie di pesci.

Rebecca Helm dell’Università  della North Carolina e dello Smithsonian, tra gli autori della ricerca, ha fatto sapere che il neuston costituisce il cibo primario di diverse specie d’aria e di acqua. 
E dunque il cumulo di rifiuti oceanici da un lato è una delle più grandi vergogne dell’umanità, dall’altro rappresenta un hotspot di biodiversità senza precedenti.
Andare ad intaccarlo significherebbe mettere in pericolo la vita di migliaia di organismi. Ma lasciarlo lì dov’è permetterebbe alle plastiche presenti di degradarsi nelle microplastiche tanto pericolose per tutti gli esseri viventi.
Un nuovo problema da considerare, dunque. Che può essere risolto solo a monte, diminuendo sensibilmente l’utilizzo della plastica nella nostra vita quotidiana.
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