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Violenza sulle donne, accanto alla pandemia un’altra emergenza che va affrontata subito

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In occasione della Giornata nazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre) è bene ricordare che accanto all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo c’è anche un’altra emergenza: il lockdown che diventa un acceleratore del femminicidio.

Le misure restrittive imposte dall’emergenza pandemica hanno fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno: osservando i dati relativi ai femminicidi familiari consumati nei primi dieci mesi di quest’anno si rileva come il rapporto di convivenza, già prevalente nel 2019 (presente per il 57,6% delle vittime), raggiunga il 67,5% attestandosi addirittura all’80,8% nel trimestre del dpcm ‘Chiudi Italia’.

Quando, tra marzo e giugno, ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino. In valori assoluti, nel confronto tra i primi dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).

L’emergenza Covid ha messo ancora più in pericolo le donne. In un’intervista proprio all’inizio della pandemia l’avvocato Andrea Catizone ci aveva già parlato di questo situazione d’emergenza per le donne legata al lockdown:  “Da quando c’è stata la necessità di stare tutti dentro casa si è visto che il numero di denunce per violenze e maltrattamenti era vertiginosamente sceso. Ma questo dato non corrisponde ad una diminuzione dell’intensità delle violenze e della frequenza. Da dichiarazioni informali che noi avvocati riceviamo, anche i centri anti violenza, abbiamo verificato che effettivamente la quantità di violenza non è assolutamente diminuita ma vi è la difficoltà da parte delle donne di poter denunciare il marito, il compagno violento, perché presente tutto il giorno a casa”.

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Ci possono essere vari tipi di violenza, la violenza prevalentemente fisica ma c’è anche quella psicologica, lo stalking. La convenzione di Istanbul, che è la nostra guida, ha stabilito che spesso la violenza psicologica e la violenza fisica si manifestano insieme. – ci ha spiegato l’avvocato Andrea Catizone – Poi vi è la violenza sessuale, la violenza economica e in una situazione come questa che stiamo vivendo oggi, dove la capacità lavorativa delle donne è ridotta, oltre al fatto che già partono da una situazione più precaria lavorativamente rispetto agli uomini, questa costrizione a non lavorare è chiaro che determina una maggiore difficoltà per loro“. 

Il Dipartimento Pari Opportunità di Ali, autonomie locali italiane, diretto dall’avvocato Andrea Catizone, ha condotto la prima ricerca su scala nazionale sulla percezione delle politiche delle pari opportunità a livello amministrativo con un focus sulla violenza

Il 51,9% degli intervistati è venuto a conoscenza di episodi di violenza contro le Donne (Donne il 57% mentre gli uomini 46,4%). Di questi fatti tuttavia le cittadine ed i cittadini intervistati solo il 33,7% per le Donne ed il 36,3% degli uomini sa che sono seguite delle denunce. “Una percentuale sconfortante che mette in luce varie fragilità del sistema generale che vale la pena analizzare. – afferma l’avvocato – Le Donne che subiscono violenza fanno molta fatica a denunciare per ragioni che attengono in parte alla loro condizione personale e in parte alla situazione di inefficienza del sistema giustizia”.

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E’ venuta a trovarci nei nostri studi anche Valeria Palumbo, giornalista e scrittrice, che ha presentato il suo libro “Non più sola. Storia delle italiane attraverso i romanzi”.

“Ieri come oggi moltissime donne non hanno accettato di essere costrette al silenzio. Questo libro restituisce finalmente la voce a molte di loro“, ci spiega la scrittrice.

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