Video online, meno porno e gattini: emettono C02 come la Spagna

Nel 2018 l’energia consumata per la visualizzazione di video online ha generato 306 milioni di tonnellate di CO2, la quantità di gas serra emessa dalla Spagna (1% delle emissioni globali). Oltre un terzo di queste emissioni (100 MtCO2) sono state generate dai Video on Demand (per esempio Netflix o Amazon Prime Video), e circa 80MtCO2 dai video porno, che rappresentano il 27% del traffico totale di dati video. 

Sono i numeri di una ricerca dal think tank francese, The Shift Project, che si batte per la ‘moderazione digitale’: usare la più bassa definizione possibile, divieto di ‘autoplay’ e stabilire criteri per la priorità di uso.

Il 21% di questi video di intrattenimento o pubblicitari si trovano su piattaforme di streaming come YouTube. Un altro 34% sono i cosiddetti video on demand, per esempio le fiction trasmesse su piattaforme come Netflix o Amazon Prime. Un ulteriore 18% sono video ospitati e condivisi sui social network, mentre un ulteriore 27% sono video pornografici.

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I video pesano per l’80% del traffico dati mondiale, e le tecnologie digitali coprono il 4% delle emissioni globali. Per dare un’idea, il consumo di video on demand genera emissioni equivalenti a quelle del Cile, mentre i porno quanto tutte le famiglie francesi (0,2% emissioni globali).

Secondo lo studio “cliccando attraverso i video su YouTube, guardare il porno online o assistere a serie evento come Game of Thrones stanno accrescendo le minacce agli obiettivi climatici fissati”.

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“Questo rapporto mostra che la maggior parte dei video che costituiscono l’80% del traffico internet vengono consumati per l’intrattenimento o la pubblicità”, ha dichiarato Hugues Ferreboeuf di The Shift Project.

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Il progetto Shift suggerisce di limitare lo streaming video a un’ora al giorno e chiede più sobrietà digitale: “Meno Game of Thrones, video di gatti e porno oltre a sostituire i dispositivi tecnici meno frequentemente per aiutare a ridurre la globalizzazione emissioni” la richiesta degli autori che chiedono anche nuove normative a livello europeo e un cambiamento nel modo in cui sono progettate le piattaforme video.

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