L’artista Marco Martalar usa ciò che resta degli alberi abbattuti durante la tempesta Vaia del 2018 a Vicenza per creare delle sculture in legno inglobate nell’ambiente circostante.

Si chiama Drago di Vaia la straordinaria opera d’arte creata dallo sculture vicentino Marco Martalar. Ciò che la rende unica è che è stata creata con i resti di un albero abbattuto nel 2018 durante la tempesta di Vaia che provocò l’abbattimento di 42 milioni di alberi tra Veneto, Trentino e Alto Adige.

 

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La morte provocata dalla violenza della natura si trasforma in nuova vita grazie all’arte dell’artista cinquantenne. “La sera di Vaia ero qui – racconta l’artista – l’ho vissuta e sono tra quelli che sono rimasti isolati e al buio per una settimana”. 

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Martalar è uno scultore del legno e da oltre dieci anni produce arte attraverso l’utilizzo di questo materiale di cui era circondata la sua vita sui monti vicentini.

 

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Per lui come per gli altri esiste un momento prima e uno dopo il disastro di Vaia. “La tempesta ha cambiato il mio modo di vedere le cose – ha raccontato -. Nei giorni successivi sono andato nei boschi dietro casa mia e non riuscivo più a riconoscere i posti in cui prima passeggiavo. All’improvviso era tutto a terra: in una notte Vaia ha devastato quello che i boscaioli avrebbero abbattuto in 40 anni, un tempo in cui però il bosco avrebbe anche il tempo di ricrescere. La ferita al mio ambiente è stata come un lutto. Lì ho maturato l’idea di dover fare qualcosa di importante”. 

La prima opera d’arte nata dai resti degli alberi abbattuti da Vaia è stato il Leone alato. Da lì nasce l’idea di non scavare quel legno ma di assemblarlo nel posto in cui l’albero è nato.

 

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La scelta cadde sul Leone perché simbolo del Veneto. “Il leone è un omaggio alla mia gente – ha spiegato l’artista al Corriere del Venetoperché già allora tutto ruotava attorno al legno. C’è la valle dei remi, quella degli alberi maestri delle navi, la più grande scalinata in sasso d’Europa: 4.444 gradini da cui si portava giù il legname fino alla val del Brenta. Io volevo dare un senso a tutto questo, alla tradizione di cui dovremmo essere custodi e che era stata ferita, per farne un simbolo importante”. 

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