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Moda, Versace non userà più pelli di canguro nelle sue collezioni

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Mentre l’Australia brucia, Versace annuncia che non utilizzerà più la pelle di canguri per le proprie collezioni. “La caccia commerciale dei canguri rappresenta il più grande e cruento massacro di animali selvatici del pianeta”, LAV.

Accogliamo con soddisfazione l’annuncio di Versace, in risposta alla nostra campagna #salvacanguri: un atto di responsabilità e di civiltà e un gesto importante, oggi più che mai. – annuncia la LAV sulla pagina Facebook – Gli incendi che stanno devastando l’Australia, infatti, si sommano alle stragi della caccia, con conseguenze drammatiche per le popolazioni di canguri”.

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Versace ha annunciato che non utilizzerà più la pelle di canguri per le proprie collezioni. Un gesto simbolico e insieme estremamente concreto, per contribuire a salvare l’animale-simbolo del continente australiano da una devastazione senza precedenti.

Come si legge nel report LAV sulla strage “segreta” dei canguri in Australia, l’Italia è il principale paese europeo importatore di pelli di canguro, mentre, per quanto riguarda la carne, pur non essendoci un significativo mercato è comunque possibile trovarne in qualche ristorante o pub “etnico” di vari Paesi e anche in alcune “scatolette” per cani e gatti.

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Il canguro, l’icona di un intero continente, è stato infatti classificato come “pest”, ovvero animale infestante – continua il report – con la conseguenza che l’industria ha avviato una vera e propria nuova filiera per commercializzarne i byproduct, ricavati nell’ambito dei piani di contenimento della specie: carne per consumo pet, poi anche per il consumo umano, e ovviamente pelli e pellicce.

Dal 2000 al 2018 sono stati uccisi oltre 44 milioni di canguri (con una media annua di 2.324.711 animali). Ma questi dati ufficiali non tengono conto degli animali adulti morti a seguito di ferite da sparo e degli animali giovani e dipendenti morti in conseguenza delle uccisioni delle madri.

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Si stima che, ogni anno, tra 133.000 e 280.000 cuccioli “at-foot” (deambulanti) e tra 372.000 e 783.000 cuccioli “pouch” (ancora nel marsupio) sono le “vittime collaterali” della caccia commerciale.

Almeno il 4,1% dei canguri adulti (circa 120.000 l’anno) hanno subito una morte lenta e dolorosa (perché non uccisi con un singolo colpo di fucile al cervello, ma feriti). Nel corso delle battute di caccia, gli animali saltano e fuggono in tutte le direzioni, molti sono colpiti da più proiettili e subiscono ferite orrende: le mascelle vengono spazzate via, perdono gli occhi, subiscono lesioni interne, si spezzano gli arti e cercano disperatamente di salvarsi zoppicando su un piede.

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