David Sassoli, Silvia Costa: “Io ho perso un fratello, l’Europa un esempio”

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Prosegue il progetto di recupero del Carcere borbonico dell’isola di Santo Stefano, nel Comune di Ventotene, intitolato a David Sassoli. Teleambiente ne ha parlato con Silvia Costa, commissaria straordinaria del Governo per il progetto, che ha ricordato anche le qualità politiche e morali del presidente del Parlamento europeo.

Commissaria Costa, il progetto è stato intitolato a David Sassoli, che Lei conosceva molto bene. Qual è il suo ricordo del presidente e che eredità ci lascia?

Il dolore per la sua perdita è stato grandissimo, soprattutto dal punto di vista affettivo e personale: la sua scomparsa lascia un grande vuoto in me. Lo conosco da quando era ragazzo, veniamo dalla stessa area politica, quella cattolica-democratica. Lo consideravo un fratello minore e abbiamo condiviso tante battaglie negli anni. Lui è stato prima un importante esponente del Pd in Europa, poi capo-delegazione e infine presidente del Parlamento europeo. Abbiamo condiviso negli ultimi 10 anni l’esperienza di europarlamentari, ci presentavamo alle elezioni sempre in tandem nell’Italia centrale.
Ci siamo sentiti l’ultima volta il 31 dicembre, lui mi aveva mandato un messaggio di auguri per il nuovo anno scrivendomi: “L’entusiasmo dobbiamo mettercelo noi”. Lui stava molto male e un messaggio del genere mi ha veramente colpito. Ci lascia però una grande eredità, voglio parlare del pieno e non del vuoto. Ha saputo interpretare il ruolo di presidente dell’Europarlamento senza mai risparmiarsi, nonostante le fatiche fisiche per la sua salute. Lui ha sempre creduto nel progetto europeo, le sue battaglie erano orientate in quel senso, mai per tornaconto personale o politico di parte.
Ci lascia l’esempio dell’importanza delle battaglie sociali e dei progetti per le nuove generazioni. Ha mandato un messaggio forte che, vi assicuro, è difficile far recepire. L’Ue sui media italiani è sempre stata vista come qualcosa di molto lontano, negli ultimi 10 anni questo è cambiato anche per via delle crisi economiche, quella pandemica e anche quella attuale, con venti di guerra ai confini dell’Europa. Lui richiamava sempre all’attenzione nei confronti delle disuguaglianze e la sua memoria ci spinge a rifiutare l’individualismo e ad affrontare i temi di oggi ricordando che l’umanità è interconnessa (pensiamo ad esempio ai vaccini, che vanno resi disponibili per tutti i Paesi se si vuole la sicurezza e la pace). Lui puntava ad una globalizzazione con un’anima, non ad una globalizzazione degli egoismi o dei grandi mercati. Per lui erano prove che l’Europa doveva affrontare da protagonista nel mondo, per la sua civiltà, la sua cultura e la sua dimensione democratica. Inoltre, lui richiamava con forza i principi fondamentali dell’Europa: il dovere della pace, i diritti civili, la giustizia sociale, lo sviluppo sostenibile, il rifiuto della pena di morte e delle discriminazioni.
A tutti noi lascia un segno di speranza. Era molto legato alla figura di David Maria Turoldo, di cui portava il nome, e a quella di Don Lorenzo Milani, da cui derivano insegnamenti che hanno guidato sempre la sua linea: uscire dai problemi da soli è egoismo, farlo insieme è politica. Sicuramente, la sua formazione cristiana ha profondamente inciso. Le persone possono fare la differenze e ricordarlo ai giovani responsabilizza e dà anche un segno di futuro“.

 

 

 

 

Quali sono le tappe, attuali e future, di questo progetto che ha una grande valenza storica, architettonica, simbolica e ambientale?

Il progetto nasce nel 2016-2017, poi è rimasto fermo per qualche anno. Da due anni sono commissaria del Governo per l’attuazione. Il soggetto attuatore è Invitalia, che era già stata individuata dal Governo e che ci affianca dal punto di vista operativo, mentre io presiedo e coordino il tavolo istituzionale che riunisce il Governo e i Ministeri, il Demanio, le amministrazioni locali e le due Riserve. Si tratta di un lavoro collegiale in cui tutti i protagonisti devono collaborare per questa sfidante impresa.

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Abbiamo assegnato, alle imprese che hanno vinto la gara, il parziale restauro e la messa in sicurezza del panopticon realizzato alla fine del ‘700 dall’architetto Carpi sotto i Borboni. I lavori dureranno almeno un anno e mezzo: la cantieristica è molto complicata, l’isola è abbandonata da mezzo secolo, ci sono diverse parti pericolanti e dobbiamo aprire dei varchi per l’accesso. Durante i lavori, comunque, contiamo di garantire la visita di alcune parti del Carcere e alcuni cantieri didattici.

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Invitalia ha anche presentato il secondo progetto di approdo, si tratta di una nuova realizzazione perché al momento, per sbarcare a Santo Stefano, è necessario recarsi con un gommone e fare un salto sugli scogli bagnati. Noi abbiamo avuto il mandato di rendere accessibile e restituire alla comunità un bene così importante dal punto di vista architettonico, storico e simbolico. Il Carcere ha spesso ospitato anche detenuti politici, dal periodo borbonico a quello fascista: solo per citarne alcuni, Silvio Spaventa, Luigi Settembrini, Sandro Pertini e Umberto Terracini. L’approdo va realizzato rispettando il fatto che l’isola di Santo Stefano è una riserva naturale statale e un’area marina protetta. Confidiamo in un decreto intergovernativo tra i Ministeri della Cultura e della Transizione ecologica che ci consenta di realizzare l’approdo rispettando le dovute prescrizione. Siamo dovuti passare attraverso la valutazione d’impatto ambientale che ha allungato i tempi.

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Terza informazione: la commissione guidata dall’architetto Mario Cucinella e altri commissari di grande valore sta completando la valutazione dei progetti. Il primo in graduatoria sarà sottoposto a una verifica di indirizzo, sia da parte mia che da Invitalia, per adeguare e modificare eventualmente ciò che non sia coerente col progetto.
Stiamo intanto lavorando molto sui contenuti: stiamo elaborando un progetto museologico, ma più che di un vero museo si tratterà di un percorso conoscitivo, lungo tre assi fondamentali (storico-culturale, ambientale e artistico). Il progetto sarà naturalmente integrato con l’isola madre di Ventotene, dove si svolgerà la maggior parte delle attività. Vogliamo creare un percorso di conoscenza soprattutto per i giovani, che affronti temi come l’evoluzione del concetto di pena in Italia e in Europa, le Costituzioni e i diritti umani. Abbiamo lavorato molto con le istituzioni locali e stiamo lavorando affinché ci siano, a Ventotene, la messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico e uno sviluppo per il turismo, che vorremmo destagionalizzare e rendere più sostenibile dal punto di vista ambientale e con servizi più qualificati“.

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