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Venezia sommersa dall’acqua, danni incalcolabili. Si riaccende il dibattito sull’opera del Mose

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Venezia è in piena emergenza acqua: nella notte la marea ha toccato i 187 cm. E intanto si riaccende il dibattito sul Mose. Se fosse stata già operativa l’acqua sarebbe arrivata a quell’altezza?

Abbiamo davanti una devastazione apocalittica e totale. Non esagero: l’80% della città è sott’acqua, danni inimmaginabili, paurosi“. Così il governatore del Veneto Luca Zaia, commenta la situazione di Venezia.

Venezia è in ginocchio. La Basilica di San Marco ha subito gravi danni come l’intera città e le isole. C’è bisogno dell’aiuto di tutti“, l’appello del sindaco della città lagunare, Luigi Brugnaro.

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Sarebbe il caso ci facessero partecipare al Mose, non sappiamo niente, è una cosa che gestiscono a Roma però stavolta la gente è molto arrabbiata, siamo molto arrabbiati“, ha dichiarato il sindaco parlando ai microfoni di ‘Agora’ da una piazza San Marco di nuovo sommersa dall’acqua. “Penso che questo sia il momento in cui dobbiamo vedere che funziona, ci devono dire a che punto sono. Qui il Paese è di fronte al mondo, dobbiamo essere all’altezza di questa sfida“, conclude Brugnaro.

Esprimiamo vicinanza e solidarietà alle persone che a Venezia, Chioggia e in tutte le isole della laguna stanno perdendo la casa o il lavoro. L’eccezionale acqua alta di queste ore segnala che è urgente finire il Mose e la scelta del commissario straordinario dovrà essere persona integerrima e competente perché non si può sbagliare ancora. – commenta su Facebook la senatrice Orietta Vanin del Movimento 5 Stelle –  La responsabilità di ciò che sta succedendo è di chi ha governato finora, sindaci e partiti, di destra e di sinistra che dagli anni ’20 seviziano la città ed il suo ambiente. Di coloro che hanno voluto trasformare la laguna in un braccio di mare ed ora vorrebbero scavare canali per allargare e triplicare il mare che entra dalle bocche di porto. Di quelli che hanno interrato, marginato, inquinato e chiuso lo spazio di mezzo, rubato all’acqua la possibilità di risalire e non fermarsi. Resta il MOSE, mastodontico monumento alla sperimentazione da finire al più presto per capire se sarà un problema o una difesa. Venezia e i suoi residenti non possono più aspettare“.

Davvero  vogliamo continuare a dirci che quella dei cambiamenti climatici è una sciocchezza, raccontata da ambientalisti esaltati? Eppure sono i dati scientifici, le elaborazioni matematiche a dirci che senza un’inversione di tendenza, nel 2050 Venezia potrebbe sparire sott’acqua. Lo diciamo chiaramente: qui non si tratta di maggioranza od opposizione, di vincere o perdere elezioni: qui si tratta di metterci in salvo tutti. Venezia è il simbolo di quello che stiamo rischiando di perdere: un’intera civiltà”, commenta il Movimento 5 stelle sui social network. 

Se l’opera del Mose fosse stata già operativa, l’acqua sarebbe arrivata fino all’altezza di 1,87 metri o sarebbe stata fermata? “Noi consegneremo, da contratto, l’opera il 31 dicembre 2021. Quanto agli impianti già in essere, non parliamo di deterioramento, ma certamente le prime paratie che sono state messe in piedi nel 2014 hanno bisogno di manutenzione – spiegano ad HuffPost dal Consorzio Venezia Nuova, che si occupa della realizzazione dell’opera – Gli stanziamenti per il Mose ci sono, quello che forse serve sono altri soldi per l’avviamento, per la gestione dell’opera”. I primi lavori sono iniziati nel 2003, due anni dopo la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea per irregolarità negli appalti. I veneziani avrebbero dovuto avere il Mose già nel 2016.

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Quella di ieri sera è stata l’acqua alta ‘eccezionale’ più grave dopo quella del 4 novembre 1966, ma per molti aspetti è stata anche diversa dalle precedenti: per la velocità e la violenza con cui è entrata nelle nostre case, nelle nostre botteghe, nei nostri magazzini“. Lo dice Marco Gasparinetti a nome del Gruppo 24 Aprile, la piattaforma civica impegnata nella difesa ambientale di Venezia. “Il sistema di allerta tarato sui 140 centimetri – accusa – ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, mentre l’isola artificiale del Mose potrebbe non essere estranea alla velocità con cui la massa d’acqua, costretta in due sezioni più’ ristrette alla bocca di porto del Lido, entra in laguna: la modifica delle correnti causata dai lavori in corso è del resto sotto agli occhi di chiunque vada in barca”. Il Mose, un’opera (incompiuta da 16 anni) costata 6 miliardi di euro al contribuente italiano, invece di risolvere il problema per cui era stata concepita, lo aggrava?”.

Le previsioni degli esperti di cambiamento climatico a livello mondiale, osserva, dicono che “a queste acque alte dovremo abituarci al punto che anche il termine ‘eccezionale’ perderà’di significato. Restare coi piedi per terra è un lusso che a noi è negato, dal cambiamento climatico in corso e da decisioni umane scellerate, dettate da avidità e corruzione – conclude  Gasparinetti – Venezia ha bisogno di scelte coraggiose, di passione contrapposta al cinismo affaristico, di persone integerrime e competenti“. 

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Secondo il WWF “in questo drammatico contesto c’è chi chiede il ripristino delle quote di profondità del canale petroli per facilitare l’ingresso delle grandi navi, riproponendo una delle cause principali dell’ingovernabilità dell’acqua alta, segnalata come tale in tutti gli studi sin dagli anni ’70“. Il Wwf chiede che il Comune di Venezia metta a punto urgentemente una strategia e un proprio piano di adattamento al cambiamento climatico, coinvolgendo Regione e Governo. I previsti impatti del riscaldamento globale, che includono l’innalzamento del mare, necessitano di strategie e interventi più efficaci, come il ripristino dei sistemi naturali. “Resta la certezza che se non limiteremo il riscaldamento globale a +1,5°C, e comunque ben al di sotto dei +2°C, non ci sarà adattamento che tenga, e il rischio per alcune delle perle costiere italiane diventerà altissimo“, conclude il Wwf. 

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Il sindaco ha spiegato di avere ricevuto in queste ore diversi attestati di vicinanza e attenzione da parte degli esponenti dello Stato e del Governo: “Voglio ringraziare soprattutto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ha affermato – mi ha telefonato e ha dimostrato in questi mesi grande vicinanza a Venezia, città unica dove devono essere accentrate le tante competenze che ora la caratterizzano. Il Mose va finito, e chiediamo di partecipare nella gestione dell’intero sistema, che deve allargarsi anche a tutte le infrastrutture a difesa della città, dalle idrovore al sistema antincendio, alle fognature. Facciamo l’ultimo miglio che manca per risolvere una volta per tutte i problemi, salvaguardando il Porto e Porto Marghera. Serviranno somme enormi – ha concluso – abbiamo un’occasione storica per costruire insieme un nuovo futuro ai nostri giovani. Ne va della credibilità dell’intero Paese“. 

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