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Vendere prodotti a base di cannabis è illegale. Cosa accadrà ai negozi?

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Cannabis light. La sentenza della Corte di Cassazione sull’illegalità della commercializzazione di derivati della cannabis sativa L., quali olio, resina, inflorescenze e foglie, ha fatto scattare l’allarme per l’eventuale chiusura di circa 3.000 negozi che offrono prodotti a base di canapa. Per Federcanapa la sentenza non determinerebbe la “chiusura generalizzata dei negozi”. Nel passaggio: “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante” il punto controverso.

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione sull’illiceità della commercializzazione dei prodotti derivati della cannabis sativa L., cresce la preoccupazione per i rischi di un settore produttivo che in soli due anni è arrivato a contare 10.000 addetti ai lavori.

  • LA SENTENZA
    La sentenza emessa dalle sezioni unite penali della Corte di Cassazione, lo scorso 30 maggio, ha decretato illegale la commercializzazione di olio, resina, inflorescenze e foglie derivati da cannabis sativa L, dal momento che non rientrano tra i derivati considerati commercializzabili dalla legge sulla coltivazione della canapa (L. 2 dicembre 2016, n.242).  Inoltre la Suprema Corte ha stabilito che “le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante“, integrano il reato previsto dal Testo unico sulle droghe (articolo 73, commi 1 e 4, dpr 309/1990).

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  • SETTORE A RISCHIO
    In teoria sarebbero fuorilegge tutti i prodotti derivati dalla cannabis sativa acquistabili nei vari negozi di canapa della Penisola, 3.000 econdo le stime dell’Aical, Associazione italiana cannabis light .  In seguito alla legge del 2016, infatti, il settore della cannabis light ha conosciuto un ampio sviluppo. Stando alle stime del Consorzio Nazionale Tutela Canapa, oggi  gli addetti ai lavori sarebbero complessivamente 10.000, impiegati in 1500 nuove aziende di trasformazione e commercializzazione e in 800 nuove aziende agricole, per un fatturato totale che solo nel 2018 avrebbe raggiunto i 150 milioni di euro.
  • AICAL- Associazione italiana cannabis light
    Riccardo Ricci
    , imprenditore e presidente dell’Aical che rappresenta produttori, trasformatori e negozi della filiera della cannabis, esprimendo la sua preoccupazione circa la sentenza, ha dichiarato all’ “Agi” che “nei circa 3 mila negozi che vendono prodotti derivati dalla cannabis (2,5 mila nati negli ultimi 24 mesi che vendono esclusivamente questi prodotti)  il 90% del fatturato arriva da infiorescenze e oli“. Con il divieto di commercializzazione pronunciato dalla Suprema Corte “queste attività commerciali chiuderanno“.
  • COLDIRETTI
    Anche la Coldiretti Valle d’Aosta ha espresso la sua preoccupazione “per una sentenza che rischia di frenare un settore in grande sviluppo in tutto il mondo. Anche in Valle d’Aosta il fenomeno è in crescita e coinvolge diverse aziende che hanno scelto di puntare su questa coltivazione”.

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  • FEDERCANAPA
    Sembra non essere preoccupata invece Federcanapa che sostiene invece che: “La soluzione delle sezioni unite penali della Corte di Cassazione non determina la chiusura generalizzata dei negozi che offrono prodotti a base di canapa”. In una nota, la Federazione spiega infatti che “il testo della soluzione dice chiaramente che la cessione, vendita e in genere la commercializzazione al pubblico di questi prodotti è reato “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante“. “Da anni – sostiene la nota di Federcanapa – la soglia di efficacia drogante del principio attivo Thc è stata fissata nello 0,5% come da consolidata letteratura scientifica e dalla tossicologia forense. Pertanto non può considerarsi reato vendere prodotti derivati delle coltivazioni di canapa industriale con livelli di Thc sotto quei limiti”.
  • PUNTO CONTROVERSO
    In realtà l’eccettuativa che fa di fatto consente cessione, vendita e commercializzazione ai derivati “in concreto privi di efficacia drogante” è un punto controverso. In base a quanto emerge dagli elementi al momento a disposizione, la valutazione dovrebbe essere fatta caso per caso dai giudici di merito che devono stabilire se sequestrare o meno i prodotti, in base a un limite che sembra soggetto a interpretazioni. Il principio alla base della cannabis legale, infatti, è proprio che non ha un effetto drogante.
    Ad ogni modo, per una maggiore chiarezza, bisognerà attendere il deposito della sentenza con le motivazioni.

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  • L’EFFICACIA DROGANTE
    Il principio attivo più importante contenuto nella cannabis e determinante l’effetto stupefacente è il thc (tetraidrocannabinolo), una concentrazione al di sopra lo 0,5%  non è considerata stupefacente. La legge sulla commercializzazione della canapa pone agli agricoltori il limite di 0,2% ma prevede conseguenze penali sopra lo 0,5%. Tuttavia il thc non è il solo principio attivo della cannabis light, ci sono altri principi attivi, come cbd (cannabidiolo) una  sostanza rilassante, non considerata droga e che può avere concentrazioni anche del 20-30% in questo tipo di canapa.

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IL CASO
A sollevare il caso davanti al massimo consesso della Suprema corta era stata la Quarta sezione penale della stessa, nell’ambito di un procedimento relativo a un sequestro effettuato nei confronti di un commerciante. Un pm del Riesame di Ancona  aveva annullato il sequestro e il procuratore capo si era quindi rivolto alla Cassazione. Evidenziando poi il “contrasto giurisprudenziale” emerso negli ultimi mesi, tra la Quarta e la Sesta sezione della Cassazione (rispettivamente favorevoli al divieto di commercio, la prima e alla sua liceità la seconda) i giudici avevano trasmesso gli atti alle sezioni unite.

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