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Vanuatu, la pandemia impedisce alla nazione distrutta dal ciclone di essere aiutata

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Il ciclone Harold ha causato milioni di danni alla Repubblica di Vanuatu nel Sud Pacifico ma a causa del coronavirus gli aiuti internazionali scarseggiano.

E’ passato oltre un mese da quando il ciclone Harold ha colpito alcune nazioni del Sud Pacifico, tra cui la Repubblica di Vanuatu; qui il ciclone ha spazzato via migliaia di case, causato lo sfollamento di 300,000 persone e distrutto i raccolti. Il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza ad inizio aprile ma non riuscendo ad andare avanti è stato costretto a chiedere aiuti finanziari alla comunità internazionale. Tuttavia è difficile che questi possano arrivare ora che tutti i paesi stanno affrontando la pandemia del coronavirus.

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Vanuatu sembra aver evitato gli effetti diretti dell’emergenza sanitaria ma, come spiegato da chi sta aiutando le comunità a recuperare dagli effetti del ciclone, gli aiuti non stanno arrivando. Glen Craig, a capo del Vanuatu Business Resilience Council stima che il ciclone abbia causato danni per circa 100 milioni alle proprietà, al turismo e all’agricoltura. La sua organizzazione è a capo degli sforzi per ricostruire le comunità e ha chiesto un milione di euro di aiuti per mantenere attivo il loro gruppo di volontari. In alcune aree delle isole Espiritu Santo e Pentecost a nord del paese, circa il 95% delle case sono state distrutte e 10,000 famiglie sono rimaste sfollate. A metà aprile l’ONU ha stanziato aiuti per 2,5 milioni di dollari mentre la Banca Mondiale ha fornito 10 milioni da utilizzare sia per il recupero post ciclone che per affrontare il coronavirus. Anche l’Australia e la Nuova Zelanda hanno stanziato dei fondi per aiutare Vanuatu e le altre nazioni del pacifico a rischio.

 

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Prima dell’arrivo del ciclone il governo era stato costretto a dichiarare la quarantena per contenere la diffusione del coronavirus; di conseguenza molte organizzazioni internazionali, come i diplomatici non essenziali e molte ambasciate, sono state costrette a lasciare il paese. La decisione è servita a ridurre il numero di contagi ma ha complicato le cose, con nessuno rimasto sull’isola per coordinare gli sforzi umanitari. Senza la quarantena almeno 12 membri del World Food Programme sarebbero rimasti sull’isola, insieme ad altri sforzi. “Di conseguenza avremmo avuto almeno 100 persone ad aiutarci nella gestione locale rispetto al 2015” ha spiegato Craig parlando del ciclone Pam, che ha colpito l’isola cinque anni fa “Questa volta, dove i danni sono maggiori, non abbiamo nessuno”. Anche secondo il ministro delle finanze Johnny Koanapo il coronavirus sta complicando gli sforzi di recupero: quando il ciclone Pam colpì l’isola, Vanuatu fini su tutti i telegiornali per almeno sei settimane, il che ha permesso di ricevere aiuti internazionali. Questa volta Vanuatu “è scomparsa dai radar dopo tre o quattro giorni”.

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Secondo Craig ci vorranno dai tre ai sei mesi per alcune comunità per ricostruire le proprie case e tornare alla normalità. La sua organizzazione ha un budget di 20,000 dollari ma ha bisogno degli aiuti internazionali per poter fornire l’aiuto necessario: “Possiamo procurarci solamente i prodotti e le forniture locali. E’ triste, molto triste ma abbiamo ancora bisogno di aiuto”.

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