Valle idrogeno a Roma, De Filippis: “Emissioni CO2 molto inferiori rispetto a termovalorizzatore”

Che impatto avrebbe sul territorio una valle dell’idrogeno? Intervista al prof. Paolo De Filippis, docente Ingegneria Chimica Università La Sapienza Roma.

Il futuro di Roma sarà l’idrogeno? Una Hydrogen Valley italiana in grado di produrre oltre 200mila tonnellate di idrogeno utilizzando i rifiuti urbani. Se davvero questo progetto andasse in porto, che vantaggi ci sarebbero rispetto ad un termovalorizzatore? E qual è la tecnologia alla base di una valle dell’idrogeno?

Lo abbiamo chiesto al Professor Paolo De Filippis, docente Ingegneria Chimica Università La Sapienza Roma.

“La tecnologia che viene proposta è quella di degassificazione dei rifiuti, consiste nel trasformare il rifiuto in un syngas (gas di sintesi n.d.r.) che poi può essere convertito o in idrogeno oppure in chemicals quindi metanolo, etanolo o altri prodotti chimici. – ha dichiarato il professore a TeleAmbiente –  È una tecnologia che ha un’applicazione diversa rispetto alla sola energia tipica dei normali processi di termovalorizzazione.”

Quali sono le utilizzazioni dell’idrogeno e dell’etanolo?

L’idrogeno può essere utilizzato comodamente per alimentare celle a combustibile, quindi produrre energia in altri posti, come vettore energetico per le automobili, ma è anche un chemicals ampiamente utilizzato dalle industrie. L’idrogeno potrebbe essere compresso e trasportato in una industria chimica che utilizza idrogeno. L’etanolo è un solvente di larghissimo utilizzo, può essere utilizzato in addizione ai normali carburanti per dare una quota verde, ma è un solvente, quindi un chemicals di largo impiego.

Quanto è inquinante questa tecnologia?

“Se per inquinamento intendiamo emissioni di CO2, visto che una parte del carbonio contenuto nel rifiuto noi lo intrappoliamo sotto forma di etanolo, sicuramente le emissioni di CO2 sono molto inferiori a quelle che potremmo avere con un termovalorizzatore.

Anche per quanto riguarda le emissioni di altri inquinanti è ridotta
perché il syngas per poter essere utilizzato nella sintesi, oppure
per poter essere trasformato in idrogeno, deve essere altamente
purificato quindi devo rimuovere tutti quegli inquinanti che sono
contenuti nel syngas prima di poterlo utilizzare in alter
applicazioni.”

Quanto impatta sul territorio sul quale sorge una valle d’idrogeno?

“L’impatto è simile a quello del termovalorizzatore da un punto di vista ambientale, inteso come infrastrutture perché serve un ambiente industriale per poterlo gestire, ci sarà comunque movimentazione di camion che portano materia prima all’impianto.”

Quanto è dispendioso un sistema che si basa sull’idrogeno?

“In teoria dovrebbe autosostenersi, anzi generare un margine positivo, perché il conferimento dei rifiuti viene pagato quindi ho un ingresso dal conferimento dei rifiuti e in più ho una produzione di chemicals che posso rivendere sul mercato.”

Il sistema ad idrogeno è più verde rispetto a quello utilizzato da un termovalorizzatore?

“Dipende dall’origine dell’idrogeno. Se la produzione di idrogeno
avviene tramite energia rinnovabile, che però nel caso attuale è
molto difficile perché non abbiamo energie rinnovabili sufficienti per produrre tutto l’idrogeno che ci serve, in quel caso l’idrogeno sarebbe completamente verde. In tutti gli altri casi la produzione di idrogeno proviene da fonte fossile, da sostanze che contengono carbonio, quindi è meno inquinante in quanto è più facile separare la CO2, rispetto a quella che si ha in un termovalorizzatore, però dipende dalla sorgente di energia che utilizzo”.

Intervista completa al prof. Paolo De Filippis, docente Ingegneria Chimica Università La Sapienza Roma

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