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Primi tre casi accertati in Italia: ecco quali sono i sintomi del ‘monkeypox’. Gli esperti fanno il punto della situazione.

Vaiolo delle scimmie: preoccupa una nuova, potenziale epidemia dopo i primi tre casi accertati in Italia. Si tratta di tre ventenni, di cui due rientrati da una vacanza alle Canarie, attualmente in cura all’Inmi Spallanzani di Roma. C’è davvero da preoccuparsi? Quali sono i sintomi? Come prevenire il contagio? Chi è più a rischio?

Vaiolo delle scimmie, cos’è

Il vaiolo delle scimmie è una zoonosi silvestre (virus che passa dagli animali selvatici all’uomo) già apparsa nelle scorse settimane in vari Paesi d’Europa e ora anche in Italia. L’animale serbatoio del virus è ancora sconosciuto, ma si sa che ad essere colpiti sono i primati come i piccoli roditori. Può colpire l’uomo con infezioni accidentali, che di solito si verificano nelle parti boscose dell’Africa. Il periodo di incubazione del virus può variare da 5 a 21 giorni. La malattia, finora, è risultata endemica e geograficamente limitata ad alcune zone dell’Africa.

Vaiolo delle scimmie, quali sono i sintomi

I sintomi tipici del vaiolo delle scimmie sono febbre, mal di testa, dolori muscolari e soprattutto eruzioni cutanee. A seconda della gravità, le lesioni possono essere molto pruriginose o dolorose. I sintomi durano in media due settimane, fino a 21 giorni.

Vaiolo delle scimmie, quanto è letale?

La letalità del vaiolo delle scimmie dipende dal ceppo del virus. Ce ne sono due, uno relativo all’Africa occidentale e uno relativo all’Africa centrale (bacino del Congo). Solo in rarissimi casi, questo virus è altamente letale. In media, si stima un tasso di mortalità pari all’1% per il ceppo dell’Africa occidentale e del 10% per quello del bacino del Congo.

Vaiolo delle scimmie, come si trasmette?

La prima causa di trasmissibilità del virus del vaiolo delle scimmie è quella di natura sessuale. Non è però l’unica. Il vaiolo delle scimmie si può trasmettere attraverso contatti stretti, in genere attraverso l’esposizione alle goccioline esalate o tramite il contatto con lesioni cutanee infette o materiali contaminati.

Vaiolo delle scimmie, chi è più a rischio?

Tra i soggetti più a rischio troviamo donne incinte e bambini. Contrarre il virus in gravidanza può portare anche a gravi complicazioni. Particolarmente a rischio sono anche le persone con meno di 40 anni. La vaccinazione contro il vaiolo ha dimostrato di essere protettiva anche contro il vaiolo delle scimmie, ma in Italia il vaiolo è stato debellato sono tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. I nati dagli anni ’80 in poi non hanno ricevuto alcun vaccino e questo potrebbe esporli particolarmente al contagio. Ci sono poi dei vaccini e dei trattamenti specifici contro il vaiolo delle scimmie, ma poco disponibili su scala globale.

Vaiolo delle scimmie, c’è davvero da preoccuparsi?

Alla luce dei dati disponibili, gli esperti sanitari invitano a non allarmarsi. Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani, ha spiegato: “Nessun allarme, solo attenzione. Non siamo di fronte a una malattia nuova, ma ad un vaiolo con una sintomatologia più lieve di quello tradizionale. Le tre persone ricoverate sono in discrete condizioni di salute: una sola ha avuto febbre di breve durate e tutti presentano un ingrossamento e un indolenzimento di alcune ghiandole linfatiche, oltre a un numero limitato di piccole pustole cutanee“.

Vaiolo delle scimmie, Galli: “Nessuna preoccupazione”

Siamo di fronte a un virus che non sembra poter scatenare un’epidemia nell’uomo. Non mi fascerei la testa“. A dirlo, all’AdnKronos, è Massimo Galli, ex direttore di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. Galli, che sul Covid è sempre stato uno degli esperti più prudenti o ‘allarmisti’, spiega: “Il virus è a Dna, più stabile rispetto a quelli a Rna. Non si è evoluto nell’uomo, né nelle scimmie. Sappiamo che viene dal mondo animale ma poi si autolimita. Nel 2003, negli Stati Uniti, ci fu un focolaio di 70 casi, ma nessun decesso“.
Il professor Galli lancia anche un monito: “Dei milioni di animali importati dalle aree tropicali, come compagnia o ‘decorazione’, possono esserci esemplari che portano regalini non piacevoli“.

Vaiolo delle scimmie, Vella: “Mai alterare gli equilibri con animali e ambiente”

Questo è un nuovo campanello d’allarme che ci ricorda come la salute umana e quella animale siano strettamente connesse. Dobbiamo imparare la lezione: serve attenzione per non alterare l’equilibrio tra uomo, animale e ambiente“. Questo il monito lanciato da Stefano Vella, infettivologo e docente dell’Università Cattolica di Roma. Il professor Vella, all’AdnKronos, spiega: “I salti di specie dei patogeni non sono una novità, e ora che abbiamo alterato gli equilibri tra l’uomo e la fauna, questi passaggi avverranno ancora di più. Ci sono centinaia di migliaia di virus animali che potrebbero potenzialmente colpire l’uomo, ma non tutti lo faranno generando pandemie. Il rischio però resta“.
L’infettivologo poi aggiunge un esempio sulla necessità di attenzione tra salute umana, animale e ambientale: “Se noi deforestiamo è chiaro che l’animale selvatico si avvicina alle aree abitate dall’uomo, con più rischi. In ambito sanitario si parla, non a caso, di One Health: non è solo un concetto di moda, ma un bisogno di riorganizzare le politiche sanitarie e ambientali in un’ottica di consapevolezza e riduzione del rischio“.

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