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Vaia, tre anni dopo: cosa ci è rimasto dopo l’uragano che sconvolse il Nord-Est d’Italia?

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L’uragano Vaia, tre anni dopo. Era il 26 ottobre 2018 quando aveva inizio uno dei peggiori disastri climatici della storia d’Italia. Il ricordo delle vittime e dei danni deve essere anche un monito per il presente e per il futuro.

Doveva essere una forte ondata di maltempo autunnale, ma fu un vero e proprio uragano. Tre anni fa iniziava uno dei maggiori disastri climatici della storia d’Italia: era il 26 ottobre 2018 quando il Nord-Est d’Italia fu colpito da Vaia, una perturbazione così violenta da diventare prima tempesta e poi uragano a causa della velocità, sempre più forte, dei venti.

 

La furia della natura, per quattro giorni, colpì violentemente soprattutto il Veneto e il Trentino, ma anche l’Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia e, in misura minore, la Lombardia. In aree già a forte rischio idrogeologico (anche per alcuni incendi che di recente avevano compromesso la stabilità del terreno boschivo), soffiarono venti tra i 100 e i 200 chilometri orari, con precipitazioni mai viste prima in quei territori e la caduta di circa 42 milioni di alberi. I torrenti si ingrossarono, l’acqua invase e sommerse interi centri abitati, devastati poi da una lunga serie di frane e smottamenti.

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Le vittime, nelle varie Regioni, furono otto, tra vigili del fuoco, volontari e residenti. I danni ammontarono a oltre 2,8 miliardi di euro, concentrati soprattutto in Veneto. Un sacrificio incalcolabile in termini economici e di vite umane, che non può e non deve rimanere vano. Doveva essere un fenomeno meteorologico autunnale, si è trasformato in un incubo per gli effetti dei cambiamenti climatici. Prima di Vaia, poche altre volte, in Europa, la crisi del clima si era mostrata così evidente e tangibile. Paola Favero, forestale, scrittrice e testimone diretta del disastro, sarà la voce narrante della quarta puntata di Ossi di Seppia su RaiPlay, dedicata proprio all’uragano Vaia. “Se si vedono le immagini di quei giorni, si ha l’idea dell’apocalisse, della natura che prende il sopravvento e vince sull’uomo” – spiega Paola Favero – “I venti violentissimi hanno messo a nudo la fragilità dei nostri boschi. Perché l’uomo rimane così indifferente ai messaggi che l’ambiente gli sta inviando?“.

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