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Vaia, un anno dopo la tempesta 16.500 alberi adottati nelle aree colpite

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A un anno dalla tempesta Vaia che distrusse 8,5 milioni di metri cubi di bosco nel nord Italia, 16.500  alberi sono stati già adottati in crowdfunding da cittadini, istituzioni e privati di tutta per essere piantati nelle aree devastate.

Una strage di circa 14 milioni di piante nelle foreste su una superficie di oltre 41.000 ettari con  “sei alberi su dieci (60%) ancora a terra”, come stima Coldiretti. A distanza di un anno dalla tempesta che ha colpito Veneto, Trentino e Friuli, oggi ben 16.500 alberi sono stati adottati sul portale wownature.eu, realizzato dallo spin-off dell’Università di Padova, Etifor, per restituire e incrementare le zone colpite dalla perturbazione.

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Tra gli alberi adottati online e quelli presi in carico da aziende e amministrazioni locali attraverso Etifor, più altri che ricresceranno spontaneamente a seguito degli interventi di rigenerazione del terreno già effettuati, entro il 2020 ci saranno 50.000 nuove piante.

 

La risposta delle persone è stata magnifica a dimostrazione del fatto che la foresta è un bene comune di cui si intende prendersi cura. Le opere di riforestazione con alberi adottati sono già cominciate nelle cinque aree di cui ci stiamo occupando e si intensificheranno nella primavera 2020“, commenta Lucio Brotto, fondatore di Etifor.

2.000 alberi sono già stati piantati in Val di Fiemme grazie alla collaborazione della Magnifica Comunità di Fiemme, gestore di diversi boschi della valle. Il team di WOWnature sottolinea che, grazie a questa forma di adozione, ci saranno ulteriori benefici, oltre alla riforestazione, per l’habitat, le strade, l’acqua e l’aria perché i cinquantamila nuovi alberi catturerebbero la CO2 emessa annualmente da 16.000 auto e il PM10 di 8.000 veicoli.

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Brotto conclude: “Per tornare allo stato pre-Vaia ci vorranno dai 60 ai 70 anni. Tuttavia, questo evento può essere l’occasione riflettere sui nostri comportamenti quotidiani e cominciare a fare piccole ma cruciali scelte per ridurre i nostri impatti e le emissioni. Anche perché simili eventi possono verificarsi ancora e, con un vento a 200 km orari, è impossibile evitare danni, anche se si è preparati al passaggio della tempesta”.

Sono stati abbattuti dalla tempesta soprattutto faggi ed abeti bianchi e rossi nei boschi dal Trentino all’Alto Adige, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia dove nelle montagne la mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge. Ma al danno ambientale si è poi aggiunto quello economico con importanti ripercussioni sull’intera filiera del legno e sul turismo con le attività legate alla raccolta dei frutti del bosco, in aree spesso a rischio spopolamento.

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Coldiretti sottolinea che “nelle aree colpite si sta facendo largo l’idea di gestire i territori con un vero e proprio piano regolatore verde che garantisca l’ambiente, valorizzi nuove attività agricole dove possibile e risponda alle esigenze di rifornimento della filiera sulla base delle quantità di legno che realmente sono necessarie, oltre a ripiantare varietà autoctone che meglio resistano alla violenza di eventi climatici sempre più estremi. Ma occorre intervenire anche sulla prevenzione favorendo la gestione dei terreni cosiddetti silenti, per i quali è difficile risalire ai proprietari o farli impegnare in una corretta gestione dei suoli. In questa fase le proposte che incentivano la ripresa tanto delle attività forestali quanto di quelle che promuovono l’acquisto e l’utilizzazione del materiale caduto o abbattuto vanno senza dubbio sostenute”.

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