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Vaia, nei luoghi colpiti allarme epidemia di bostrico: cosa sta succedendo

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Gli effetti della tempesta Vaia si fanno sentire anche tre anni dopo. Nelle zone colpite, infatti, è stata accertata un’epidemia di bostrico: ecco cosa sta succedendo.

Gli effetti della tempesta Vaia si fanno sentire anche tre anni dopo. Nelle zone colpite, in cui il patrimonio forestale è stato decimato e indebolito, è in corso un’epidemia di bostrico. Secondo Etifor, spin-off di ricerca dell’Università di Padova, questo parassita ha già colpito 7.000 ettari di foresta e circa tre milioni di metri cubi di legname in aree come la Val di Fiemme, Enego e Bosco Pizzotto. Gli alberi, già indeboliti dalla tempesta Vaia, sono più sensibili all’attacco del bostrico e i danni sono ingentissimi. Oltre a una perdita di circa 350 milioni di euro per la filiera del legno, le foreste decedute hanno rilasciato 11 milioni di tonnellate di CO2, senza calcolare quella che non verrà sequestrata dagli alberi caduti.

Il bostrico è un coleottero che si nutre principalmente di alberi deboli o morti ma che ha cominciato ad attaccare anche le piante sane. Gli scienziati, analizzando eventi passati simili a Vaia avvenuti negli scorsi anni in Scandinavia, Germania, Francia e Svizzera, avevano già previsto gli attacchi parassitari dopo la tempesta che sconvolse il Nord Italia. Anche per questo era stata predisposta una rete di monitoraggio della densità di popolazione del bostrico nelle aree colpite e i risultati indicano chiaramente la presenza di una fase epidemica dell’infestazione. L’abbondanza di alberi schiantati o spezzati ha favorito la riproduzione di questo parassita, che ha finito per attaccare anche gli alberi sani. C’è il rischio concreto di un aumento esponenziale del bostrico ma le soluzioni non sono univoche.

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Jacopo Giacomoni, project manager di Etifor, ha spiegato: “Non esiste un’unica soluzione ma vari interventi possibili e declinabili a seconda delle caratteristiche del territorio e del livello di gravità dell’epidemia. In questo caso non possiamo lasciare che la natura faccia il suo corso, dobbiamo rimuovere il materiale schiantato e quello infestato in tempo utile, bloccando così le larve in fase di sviluppo. Non sempre però è possibile percorrere questa strada“. Altre possibili soluzioni sono rappresentate da impianti di specie adatte al contesto locale ma non appetibili per il bostrico, protezione delle giovani piante con il riparo dato da piante abbattute ma non esboscate, integrazione dell’imboschimento con geotessuti o biostuoie sulle aree di erosione più problematiche, da trattare con idrosemina per consolidare il suolo. Nel lungo periodo, però, sarà necessario favorire una struttura pluristratificata del bosco, in grado di rispondere sia alle epidemie che alla crisi climatica.

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