Vaccino. Solo qualche giorno fa il presidente della Irbm di Pomezia, che sta collaborando con lo Jenner Institute della Oxord University alla messa a punto del prototipo di vaccino, annunciava che le prime 2-3 milioni di dosi del vaccino anti Covid Oxford-Irbm-AstraZeneca dovrebbero arrivare all’Italia entro la fine di novembre se la sperimentazione in corso procederà positivamente.

La sperimentazione del vaccino è ripresa dopo la temporanea sospensione dovuta ad una reazione avvera su uno dei 50mila volontari che stanno prendendo parte ai test.

Reazione che il comitato di esperti indipendenti che ha esaminato la questione ha stabilito non fosse collegata all’inoculazione del candidato vaccino.

Il volontario era stato colpito da un’infiammazione spinale, la mielite acuta trasversa, che consiste in un’infiammazione in uno o più segmenti adiacenti del midollo spinale.

Sono proprio ‘i tempi’ la grande sfida per la messa a punto del vaccino anti Covid.

Ad oggi sono 165 i vaccini allo studio in tutto il mondo, di questi 58 sono giunti alla fase di test sull’uomo e 7 alla ‘fase 3’ più avanzata.

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La compagnia cinese Sinovac ha annunciato che testerà il su candidato vaccino ‘Coronavac’  – attualmente in fase 3 (che riguarda solo adulti) – anche su bambini e ragazzi tra i 3 ed i 17 anni.

Più ottimista è il presidente Usa, Donald Trump, che in una conferenza stampa ha illustrano il piano della Casa Bianca per distribuire 100 milioni di dosi di vaccino entro la fine del 2020, a partire dal mese di ottobre.

Un piano però che l’azienda Usa che sta lavorando al vaccino ha ‘ridimensionato’..

Solo a novembre infatti – ha affermato Stephane Bancel, l’amministratore delegato di Moderna – “sarà possibile sapere se questo vaccino è sicuro ed efficace e se si potranno consegnare 100 milioni di dosi al governo americano nei primi mesi del 2021”.

Sui candidati vaccini, il presidente di Irbm, Piero di Lorenzo invita alla prudenza: “non è possibile fare scommesse sui tempi di questo vaccino anti Covid. Dobbiamo ancora aspettare i dati che arriveranno dalle prossime analisi dei test effettuati prima di poterci sbilanciare in questa direzione. Sono realista”.

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Ed ancora: “Più che fare scommesse sui tempi del vaccino – ha aggiunto – vorrei sottolineare che, anche se la rapidità è un aspetto importante in una situazione come questa, ancora più importanti sono la sicurezza d’uso e l’efficacia. Più che arrivare velocemente è importante arrivare bene”.

Anche sui tempi del vaccino italiano di Reithera, in sperimentazione all’Istituto Spallanzani di Roma, non si possono avere tempi certi: “attendiamo fine ottobre per cominciare a tirare le prime somme – ha detto il direttore sanitario dell’istituto Francesco Vaia – se tutto andrà bene, dopo aver completato le tre fasi dei test, sarà commercializzabile nella primavera 2021”.

Per i vaccini Covid, ha detto il Ministro della Salute, Roberto Speranza, “le sperimentazioni devono completarsi e saremo rigorosissimi, perché vogliamo il vaccino nel più breve tempo possibile, ma il vaccino deve essere sicuro”.

“Abbiamo un pacchetto su cui sta lavorando la Commissione europea di sei vaccini più uno, che, anch’essi, stanno dando risultati incoraggianti – ha detto Speranza – quindi c’é bisogno ancora di prudenza, di grande attenzione”.

Il contratto di Astrazeneca firmato dalla Commissione europea, ha aggiunto il Ministro della Salute, “prevede che i primi vaccini arriveranno ai paesi europei alla fine del 2020. Chiaramente oggi stiamo parlando di candidati vaccini. C’é bisogno che questo percorso di sperimentazione si completi e che le autorità competenti diano le risposte giuste”.

Sulla questione ‘tempi’  è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha sottolineato come sui vaccini sia fondamentale una “collaborazione aperta e inclusiva”.

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Intanto, la Commissione europea ha formalizzato l’accordo con Sanofi e GSK.

Si tratta di un accordo simile a quello firmato con AstraZeneca e che consentirà ai paesi Ue di acquistare fino a 300 milioni di dosi del vaccino anti-Covid prodotto dalla joint venture tra la casa farmaceutica francese e il partner britannico.

Le due società si sono impegnate anche a fornire una parte della loro fornitura di vaccini attraverso la collaborazione con Covax, la struttura dell’Oms nata per assicurare l’accesso universale al vaccino contro il nuovo coronavirus.

La Commissione Ue sta inoltre portando avanti i colloqui per formalizzare accordi con altre quattro compagnie (Johnson & Johnson, Curevac, Moderna e BioNtech).

 

 

Photo by Polina Tankilevitch from Pexels

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