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USA, Trump si autoproclama “il presidente più ambientalista della storia”

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Il presidente americano Donald Trump si è autoproclamato di fronte ai giornalisti attoniti “il presidente più ambientalista di tutti”, nonostante le continue leggi antiambientali emanate dal suo governo durante questi quattro anni.

Il presidente Trump, colui che ha promesso di uscire dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico, allentato le restrizioni sull’inquinamento atmosferico tossico, annullato le protezioni per l’acqua pulita e ha rimosso il cambiamento climatico dall’ elenco di minacce alla sicurezza nazionale, si è messo di fronte ai sostenitori a Jupiter, in Florida e si è dichiarato “un grande ambientalista”.

Trump stava parlando a un evento presidenziale ufficiale, dove ha approvato una moratoria di 10 anni sulle trivellazioni di petrolio e gas al largo della costa dello stato e delle coste della Georgia e della Carolina del Sud – uno dei tanti voltafaccia politici, poiché la sua amministrazione è l’unica che ha proposto la revoca della moratoria.

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È stato un tentativo straordinario di greenwashing del presidente Trump, in uno stato martoriato da uragani e inondazioni costiere, dove gli elettori di entrambe le parti esprimono una diffusa preoccupazione per il cambiamento climatico.

 


In piedi dietro un podio con un sigillo presidenziale, Trump ha affermato, senza prove, che l’elezione del signor Biden lascerebbe l’ambiente “permanentemente ferito”.

L’agenda della sinistra non riguarda la protezione dell’ambiente“, ha detto. “Si tratta di punire l’America.

Ci sono poche altre arene politiche in cui una riscrittura tale degli ultimi tre anni e mezzo potrebbe essere così stridente. Le affermazioni di Trump di un record legislativo secondo a nessun altro presidente hanno quasi del paradossale: ha per esempio ripetuto più volte di aver fatto di più per i neri americani di qualsiasi presidente, tranne forse Abraham Lincoln.

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Ma l’ambiente è in una categoria a sé stante, perché rivendicando il mantello dell’ambientalismo, Trump sta di fatto ripudiando uno degli innegabili risultati politici della sua amministrazione: lo straordinario ritiro in meno di quattro anni di normative ambientali che risalgono a decenni fa, comprese non solo le regole sui cambiamenti climatici dell’era Obama, ma anche il National Environmental Policy Act, una legge fondamentale firmata 50 anni fa, che si è mosso per indebolire unilateralmente.

 


Il presidente ha definito il cambiamento climatico una bufala, ha indebolito la supervisione delle perforazioni nelle acque federali, ha aperto l‘Arctic National Wildlife Refuge alle compagnie petrolifere e del gas e ha deciso di abrogare circa 100 regolamenti ambientali.

Eppure martedì si è congratulato con la sua amministrazione per quello che ha definito “il nostro incredibile record di conservazione naturale e protezione ambientale”.

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Le affermazioni del signor Trump sul suo record ambientale – si è presentato come “il presidente ambientale numero 1 dai tempi di Teddy Roosevelt” – sono state l’ultimo esempio della serrata campagna elettorale che sta conducendo per conquistare consensi negli stati più in bilico, ignorando, travisando o addirittura negando tutto quello fatto durante gli ultimi anni di presidenza. Tutto questo quando mancano ormai 50 giorni alle prossime elezioni presidenziali.

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